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domenica 3 maggio 2015

In TV il primo maggio

Festa del PRIMO MAGGIO a "TG2 insieme" Tra gli ospiti, Giuliano ha portato la voce degli esodati
nella trasmissione (da 14:30 a 33:33)

sabato 2 maggio 2015

Costituzionalità altalenante e politica senza bussola

Costituzionalità altalenante e politica senza bussola
Ieri tutti i giornali hanno dato rilievo alla notizia della decisione della Consulta che, ha bocciato l’articolo 24 del decreto legge 201/2011 del Governo Monti Fornero col quale si bloccava anche la perequazione automatica delle pensioni - meccanismo che scatta sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps - perché è incostituzionale.

Il Ministro Poletti, a nome del Governo, dice che le sentenze si applicano. E va bene.

Alcune domande.
- Senza questa sentenza, cosa avrebbe fatto il Governo?
- Perché non c’è lo stesso metro e la stessa sollecitudine con gli esodati?
- La politica è quella che si occupa “del fare purché sia” o di “fare secondo equità”?

Ad esempio.
Come Postali Esodati abbiamo detto più volte che a noi è stato riservato un “supplemento di pena” che ha la sua origine nella legge finanziaria dell’allora “Governo D’Alema” con la quale si traghettava Poste dal pubblico al privato. La norma è stata scritta in modo che la nostra liquidazione per il periodo pubblico, la Buonuscita, restasse congelata SENZA ALCUNA FORMA DI RIVALUTAZIONE O INTERESSE. Sicché, quale che sia il momento della dimissione di un postale allora in servizio (circa 180.000), la buonuscita liquidata sarà nell’entità stabilita il 28 febbraio 1998.
È palese per tutti – tranne che per il legislatore – che il potere d’acquisto di un importo del 1998 non è lo stesso del 2014.

Dal 28 febbraio 1998 si sono succeduti diversi governi, di diverso segno politico e fatti con larghe e variopinte coalizioni, ma nessuno ha voluto affrontare fino in fondo e risolvere quest’ingiustizia.

Ingiustizia che solo i postali hanno avuto.
Ad esempio, i ferrovieri, che pure sono transitati dal pubblico al privato, hanno avuto la loro regolare rivalutazione.

Perché questo supplemento di pena per gli esodati di Poste?

Dagli Esodati al Welfare sconfessato il metodo Monti

Dagli Esodati al Welfare sconfessato il metodo Monti
La Fornero è stata protagonista di due riforme: quella del lavoro e quella delle pensioni. Di fatto sono entrambe cadute
- Ven, 01/05/2015
Una parabola poco felice quella delle leggi firmate da Elsa Fornero. Pochi lo rammentano, ma il ministro del governo Monti è stata protagonista di due riforme, non una.
Quella del lavoro e quella delle pensioni. Di fatto sono entrambe cadute per cause molto diverse tra loro: politiche, contabili e giuridiche. La novità di ieri è la cancellazione di un pezzo di quella previdenziale, con effetti drammatici per i conti pubblici. Il blocco della perequazione, cioè di quel meccanismo che adegua le pensioni al costo della vita, è stato giudicato incostituzionale dalla Consulta. Era parte del Salva Italia del 2011 e serviva a raggranellare 5 miliardi di euro a beneficio dei conti pubblici. Venduto come un seguito del prelievo straordinario sulle pensioni d'oro, finì per colpire i pensionati che percepiscono assegni da 1.217 euro netti.
Nelle motivazioni della bocciatura, la Corte costituzionale ha precisato che è necessario salvaguardare il «potere di acquisto delle somme percepite» dai pensionati «da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata». Un «diritto, costituzionalmente fondato», che «risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie». Un po' come bocciare la logica che stava alla base di tutto il Salva Italia: fare cassa nel modo più sicuro possibile. Quindi aumenti di tasse (l'economia italiana ancora non si è ripresa dalla stangata sulla casa) e tagli alle pensioni. A ben guardare dai giudici è arrivata una bocciatura allo spirito che ha animato quasi tutte le riforme delle pensioni italiane, tese più a fare cassa che a rendere decente uno dei sistemi previdenziali più iniqui del pianeta.
Ma la riforma previdenziale Fornero era già finita nel tritacarne per un difetto di fabbricazione, quello che riguarda gli esodati. Persone uscite in anticipo dal lavoro, magari incentivate da uno scivolo che si è rivelato troppo corto quando sono entrati in vigore i nuovi severissimi requisiti per il ritiro previsti dalla normativa. Finirono nei guai più di 300mila persone. Il conto miliardario del salvataggio lo hanno pagato i governi successivi. A testimonianza del fatto che le misure tese a fare cassa, finiscono sempre per produrre altri costi.
In confronto un altro bug della riforma, la quota 96 che riguarda circa 10mila insegnanti che pensavano di andare in pensione ma non hanno potuto, è nulla. Ma è un nodo politico che riemerge regolarmente a ogni legge di Stabilità. Poi c'è la riforma del Lavoro. Di segno totalmente opposto, tanto che molti la considerarono una dettatura della Cgil al ministro Fornero. Rese più rigido il mercato del lavoro, limitò i contratti a termine e l'apprendistato. Ma diede anche il primo colpo all'articolo 18, escludendo dal reintegro i licenziamenti per motivi economici.
Nell'ultima conferenza di fine anno da premier, fu lo stesso Mario Monti a sconfessarla, ammettendo a mezza bocca che aveva avuto un effetto ciclico. Aveva favorito la crisi, invece di contrastarla. In quel caso, non c'è stato bisogno di giudici costituzionali per cancellare la riforma Fornero. I due governi successivi hanno fatto marcia indietro, rinnegandola e stravolgendola. A dimostrazione del fatto che le ricette salvifiche non esistono.
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Due incontri ravvicinati


Andrea Scanzi
Ho incontrato due volte Elsa Fornero. In entrambi i casi era Ministro. Il 90 percento dell'informazione la celebrava perché era donna, perché era garbata e perché aveva frignato davanti ai giornalisti. La prima volta, in tivù, le dissi (ad Agorà, lo trovate su YouTube) se non si sentiva in imbarazzo per avere distrutto la vita a milioni di italiani e se non reputava sconfortante che un ministro "tecnico" non avesse previsto la casistica drammatica degli esodati. Si incupì, mi dette dello "sgraziato come è tipico del giornalismo del Fatto" e tutti in studio concordarono. Era intoccabile. La seconda volta accadde a Cortona, all'interno di un bel festival. Estate 2012. Impose al pubblico di non fare domande e celebrò la politica delle donne e le quote rosa. Una rottura di palle tremenda. I politici del Pd in sala, però, applaudivano estaticamente. Del resto erano maggioranza nel governo Monti, e anche in seguito hanno lasciato il terreno della sacrosanta lotta contro la legge Fornero a Salvini. A fine incontro la avvicinai. C'era anche mio padre, esodato. Era molto arrabbiato, stanco, frustrato: una vita da lavoratore per poi essere umiliato in un amen. Le richiesi con garbo degli esodati. La Fornero sbuffò, il servizio d'ordine mi allontanò. Ero un disfattista. Poi la Fornero uscì e fu contestata. Il giorno dopo tutti minimizzarono, perché Madama Elsa era intoccabile e buona. Oggi la Consulta ha reputato incostituzionale quella legge. Per lo Stato un buco di cinque miliardi di euro. Premesso che è frustrante avere quasi sempre ragione, mi chiedo con che coraggio si guardino allo specchio oggi gli stessi tromboni che ieri santificavano la Santa Fornero Frignona e ora la attaccano fingendo di averlo sempre fatto. E mi chiedo ancor di più chi mai risarcirà milioni di lavoratori per il dolore e il disastro provocato da una legge che faceva schifo sin dal primo giorno in cui fu concepita. Solo che al tempo non si poteva dire, perché era una roba da gufi e disfattisti. Quanta pochezza, quanta vergogna.

Fornero: La decisione della Consulta è incomprensibile

Pensioni, Parla l'ex ministro Fornero: "La decisione della Consulta è incomprensibile"
Venerdì, 01 Maggio 2015
Scritto da redazione
L'ex ministro del Lavoro Elsa Fornero non condivide la sentenza della Corte Costituzionale di ieri secondo la quale è illegittimo il blocco dei trattamenti pensionistici al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps.Non riesco a capire. Bloccare le pensioni alte, o comunque non quelle più basse, in un momento di grave crisi finanziaria è una manovra contro la quale è difficile eccepire». Elsa Fornero, il ministro del welfare che nel governo Monti aveva avviato la riforma delle pensioni non condivide la sentenza della Corte Costituzionale di ieri secondo la quale è illegittimo il blocco dei trattamenti pensionistici al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo Inps. Lo fa in una intervista raccolta dal Quotidiano de la Repubblica.
Professoressa Fornero, come commenta la sentenza che la commosse durante il suo governo? «Non la commento, perché non la conosco nel dettaglio. Ma la prima osservazione è che non era certo una norma stabilita da me. Per una volta, il governo Monti era stato unanime nel ritenere che per ragioni di emergenza finanziaria fosse motivato stabilire quel blocco. Non era facile, e di fatti io stessa ne fui colpita, e chiesi che la norma non fosse estesa a chi percepiva 1000 euro almese, o meno. Una richiesta personale fatta proprio alla luce della mia comprensione dei problemi».
Dunque la norma non faceva parte della riforma pensionistica? «Assolutamente no. Non fu una norma proposta da me e non entrò nella riforma. Fu dovuta alla situazione economica tragica del Paese, da tutti conosciuta. Il governo impose il blocco per due anni. E l'indicizzazione delle pensioni più basse fu sbloccata grazie al mio intervento».
Ora la decisione della Consulta addebita fino a 5 miliardi allo Stato? «E difficile pensare che quella norma fosse incostituzionale nelle circostanze di quel periodo. Non si trattava di una retribuzione differita a chi la percepiva, non corrispondeva ai contributi versati. E questa norma arrivava in un momento in cui tutti piangevano per i giovani senza lavoro. É difficile vederla ora come incompatibile con la Costituzione». «Sei sindacati difendono l'indicizzazione delle pensioni alte, è un fatto paradossale, che fa pensare che il mondo va alla rovescia. E non capisco neppure perché sollevare ora, quando l'intera manovra era digerita, un dubbio di incostituzionalità».
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venerdì 1 maggio 2015

Il blocco della perequazione automatica è incostituzionale

Riforma pensioni 2015/ La Consulta: il blocco della perequazione automatica è incostituzionale
Pubblicazione:
RIFORMA PENSIONI 2015
Il blocco della perequazione automatica delle pensioni, meccanismo che scatta sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps, è incostituzionale. Lo ha deciso la Consulta nella sentenza depositata oggi in cui viene bocciato l’articolo 24 del decreto legge 201/2011. La Corte Costituzionale interviene così sulla riforma Fornero, stabilendo che "l’interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata – scrivono i giudici, come riportato dal Corriere della Sera - Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio". La stessa Elsa Fornero si è difesa dicendo che bloccare la perequazione per le pensioni, introdotta a suo tempo dalla riforma Amato per adeguare le pensioni al costo della vita, "non fu scelta mia" ma "di tutto il Governo". "Vengo rimproverata per molte cose - ha detto l’ex ministro del Lavoro - ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più".
RIFORMA PENSIONI 2015 La Rete dei comitati degli esodati si schiera contro il questionario elaborato dalla commissione Lavoro del Senato per capire quanti italiani si trovino nelle condizioni di essere rimasti senza lavoro a un passo dalla pensione per colpa della riforma Fornero. In una lettera aperta la rete spiega che è assurdo e illegittimo voler raccogliere tramite un sondaggio volontario informazioni che dovrebbero essere già note alle istituzioni dello Stato come Inps e ministero del Lavoro. Per questo la Rete rigetta fin da ora qualsiasi esito di tale sondaggio, anche perché aveva offerto il proprio contributo alla definizione di un questionario che fosse chiaro ed efficace, senza però che questo sia stato raccolto. La Rete conclude la sua lettera dichiarando che non darà alcuna indicazione ai propri iscritti, lasciando libertà di scelta sull'aderire o meno al sondaggio.
RIFORMA PENSIONI 2015 Il Senato ieri ha dato via libera all’inserimento della cosiddetta staffetta generazionale all’interno della riforma della Pubblica amministrazione. Dunque i lavoratori pubblici vicini alla pensione potranno optare per un passaggio al part-time, così da favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro (quanto meno nel pubblico impiego). Tuttavia l’emendamento prevede che non vi sia il versamento da parte dello Stato della differenza tra i contributi previdenziali determinata dal passaggio dal tempo pieno e a quello parziale. E nemmeno che vi sia una qualche facilitazione per i lavoratori che si facciano carico di versarli volontariamente. Dato che occorreva passare il vaglio della Ragioneria Generale dello Stato, è stato deciso di fare una staffetta generazionale “a costo zero” per le casse pubbliche. Resta da capire se fatta così verrà utilizzata o meno.
RIFORMA PENSIONI 2015, POLETTI: "ATTENUARE LA RIGIDITA' DELLA LEGGE FORNERO" - Continua a tenere il banco il dibattito sulla riforma delle pensioni, soprattutto alla luce degli ultimi correttivi alla normativa vigente proposti da Boeri (reddito minimo over 55) e Damiano (introduzione della quota 100). Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, in una nota, ha ribadito la necessità di intervenire sulla riforma Fornero, riducendo la rigidità della legge e prevedendo meccanismi di uscita dal mondo del lavoro più flessibili, Poletti ha evidenziato la relazione tra elevata età pensionabile e disoccupazione giovanile, sottolineando come la legge Fornero (e il correlato allungamento dell'età pensionabile) non permetta ai più giovani di trovare lavoro, saturando il mercato occupazionale. Ieri l'ex ministro Fornero ha ribadito di essere favorevole alla modifica della sua riforma, purchè non si tratti di una vera e propria controriforma che ne stravolga l'idea di fondo ma di semplici aggiustamenti. Poletti ha annunciato interventi da parte del governo entro l'estate, in maniera da poter inserire gli aggiustamenti nella prossima Legge di Stabilità.
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giovedì 30 aprile 2015

Resoconto audizione al Senato - 11 marzo 2015

RETE DEI COMITATI DEGLI ESODATI
Resoconto della audizione di una rappresentanza della Rete dei Comitati degli Esodati in Sottocommissione Esodati della Commissione Lavoro del Senato.
Roma, martedì 11 marzo ,dalle ore 14.00 alle ore 15.40
Su specifica richiesta, accolta, della Rete dei Comitati degli Esodati si è tenuta la audizione in epigrafe presieduta dalla Senatrice Anna Maria Parente.
Erano presenti per la Sottocommissione i componenti: CATALFO (M5S), BAROZZINO (SEL), PEZZOPANE (PD), MUNERATO (LEGA), SERAFINI (FI/PDL). Ospitato in riunione il Sen. ICHINO (PD).
In rappresentanza della Rete dei COMITATI ESODATI:
Francesco FLORE, Doriana FIORANI, Fabio CERRUTI, Daniele MARTELLA e Giuseppe ESPOSITO.
Alle 14,05 apre i lavori la Presidente Parente evidenziando che lo scopo della Sottocommissione è quello di approfondire il problema “esodati” in tutte le sue implicazioni e di verificare soprattutto la sua portata. Alla luce della molteplice quantificazione numerica degli interessati susseguitasi negli ultimi mesi la Sottocommissione intende verificare ed accertare i numeri degli esodati e verificare anche altre categorie di lavoratori colpiti da quella riforma per poi valutare opportuni provvedimenti legislativi per risolvere alla radice il problema degli esodati e valutare anche uno strumento che assicuri maggiore flessibilità in uscita dal posto di lavoro verso il pensionamento. Con questo obbiettivo, ed in ottemperanza di un Ordine del Giorno approvato in Commissione, si intende procedere ad una accurata indagine conoscitiva sul tema, in collaborazione con altri istituzioni pubbliche fra le quali l’ISTAT, per mezzo di un’ apposito questionario di rilevazione delle situazioni degli “esodati”. La sottocommissione intende accertare il numero attendibile degli “esodati” rimasti fuori dai sei provvedimenti di salvaguardia ed ha richiesto la collaborazione della Rete dei Comitati degli Esodati; ottenendola. Da un primo informale incontro sono emerse alcune richieste della Rete quali quella di togliere o al massimo rendere facoltativa la sezione del questionario relativa alla situazione reddituale dell’intervistato. La presidente assicura la volontà della Sottocommissione di pervenire ad un esame accurato della questione esodati per ricercare poi ogni possibile soluzione. Invita i rappresentanti della Rete ad esprimere le loro valutazioni in merito al questionario.
Interviene Francesco FLORE ,a nome della Rete dei Comitati e del Comitato Contributori Volontari, per illustrare dettagliatamente un documento che consegna agli atti dei lavori della Sottocommissione, unitamente a 6 allegati. Flore argomenta in particolare la definizione di “esodati”, sottolineando che costoro sono tutte le categorie degli ex lavoratori che al dicembre 2011 avevano perso il lavoro a qualsiasi titolo o avevano firmato qualsiasi tipo di accordo che lo prevedeva anche in data successiva e che maturavano il diritto pensionistico entro il 2018.
Sull’indagine che si intende condurre ribadisce le forti perplessità già manifestate nel precedente incontro informale e ribadisce le motivazioni per le quali, a parere degli “esodati”, si considera l’inutilità di un tale “censimento” stante la circostanza che altri organi dello Stato quali l’INPS, le Direzioni Provinciali e Territoriali del Ministero del Lavoro ed i Tribunali del Lavoro sono nelle condizioni di fornire tutti i dati relativi agli “esodati”. Cita l’ultimo dato (che non si ritiene esaustivo di tutta la platea degli esodati) certificato dal Governo al Parlamento, in risposta ad una interrogazione dell’On.Gnecchi, di 49.500 verificati dall’INPS. A parere della Rete dei Comitati l’indagine dovrebbe riguardare soprattutto quelle categorie e sottocategorie di “esodati” rimaste fuori dalle 6 salvaguardie, ed altre categorie di ex lavoratori fortemente penalizzate, citando alcuni casi, alle quali occorre comunque dare risposte. Si prende comunque atto della decisione di procedere a tale indagine e si prende atto della disponibilità a rendere facoltativa la parte reddituale, ma si continua pure a chiedere che venga totalmente stralciata dal questionario. Argomenta inoltre che la risposta a queste persone non deve e non può essere di tipo assistenziale, ma unicamente previdenziale, e che dev’essere loro restituito un diritto costituzionale sottratto, specificando gli articoli della Costituzione che lo prevedono, ossia si deve provvedere al ripristino del Patto rotto.
Interviene più volte il Sen.Ichino per interrompere tale relazione affermando che sono argomentazioni già note.
I Senatori Barozzino e Catalfo ribattono affermando di voler ascoltare i rappresentanti dei Comitati, e che occorre dare risposte ai danni provocati dalla manovra sulle pensioni del 2011, sostenuta dal Sen.Ichino, perche è dovere dello Stato.
Flore conclude evidenziando quale tipo di risposta è necessaria dare agli "esodati non salvaguardati" per i quali elenca i paletti/vincoli finora imposti alle diverse categorie e che ne hanno impedito la totale soluzione. Menziona la proposta annunciata di un settimo provvedimento di salvaguardia che la Commissione Lavoro della Camera si appresterebbe a presentare nei prossimi giorni. Dai contenuti anticipati evidenzia che si tratta di un provvedimento ancora parziale (in quanto non ricomprende la totalità degli almeno 49.500) ma considerato dalla Rete un significativo passo avanti, ribadendo comunque la necessità di provvedere entro la fine dell'anno alla soluzione strutturale.
La Senatrice Catalfo interviene per specificare che la Sottocommissione intende procedere alla verifica puntuale dei numeri degli “esodati” al fine di accertare se siano effettivamente 49.500 o in numero superiore, per procedere speditamente ad adottare un provvedimento unico di salvaguardia per tutti ed in tempi celeri. Si dichiara favorevole allo stralcio dal questionario della sezione relativa ai redditi dal punto 25.
Fabio CERRUTI interviene per sottolineare che gli obiettivi dell’indagine con scheda di rilevazione on-line sono condivisibili ma i risultati attesi troppo ottimistici alla luce della difficoltà di molti over 60 di utilizzare sistemi informatici. Sottolinea la preoccupazione che troppi colleghi potrebbero rimanere fuori da tale rilevazione e che non si può legare un diritto costituzionale ad una siffatta domanda.
In risposta alla senatrice Catalfo ribadisce che, per quanto riguarda le categorie già incluse nelle precedenti salvaguardie, a nostro avviso, il dato di 49.500 è affidabile in quanto certificato in Parlamento dal Ministero del lavoro in risposta alla interrogazione dell'on. Gnecchi evidenziando che è stato fornito uno studio con relative tabelle suddivise per categorie ed anno.Rinnova la ferma richiesta alla Commissione di fornire le motivazioni che portano alla acquisizione, con il questionario, di informazioni sul reddito famigliare degli “esodati” ritenendo la circostanza molto discutibile e ribadendo la richiesta che tale richiesta venga stralciata dalla scheda di rilevazione.
Interviene il Sen. ICHINO per affermare che il sistema dei CAF e dei patronati potrebbero farsi carico di assistere gli interessati nella compilazione del questionario e non vede quindi alcun problema se l’iniziativa verrà adeguatamente pubblicizzata. Argomenta inoltre che giuridicamente ciò che reclamano gli “esodati” non è un “diritto acquisito” ma ci si deve riferire al diritto attuale. In merito alle informazioni richieste nella sezione reddituale della scheda, dichiara che sono necessarie per eventuali azioni future, confermando la sua visione che tali azioni non sarebbero a sostegno di un diritto, ma esclusivamente di tipo assistenziale e quindi da modulare sulla situazione economica del singolo.
Interviene FLORE per rispondere al Sen. Ichino sottolineando con veemenza che con gli “esodati” lo Stato ha rotto un patto perché sottoscritto con organi dello Stato nazionali, territoriali e giudiziali o direttamente con istituzioni statali come l’INPS nel momento in cui rilascia le autorizzazioni al versamento dei contributori volontari. Evidenzia gli articoli 33 e 38 della Costituzione che sanciscono un preciso diritto costituzionale, violato dalla manovra previdenziale del 2011, che lo Stato ha il dovere di riconoscere e restituire agli “esodati”. Sui diritti acquisiti chiede al Sen. Ichino se è più diritto acquisito quello dei beneficiari di pensioni d’oro, come i vitalizi riconosciuti a parlamentari per 3 giorni di lavoro rispetto a quelli sottratti agli “esodati” con 35/40 anni di duro lavoro, con relativi contributi versati. Evidenzia anche che alcuni tribunali del lavoro stanno già dando precise risposte riconoscendo tale diritto ai ricorrenti.
Il Sen. BAROZZINO Ribadisce che il danno è stato provocato dallo Stato e che deve essere lo Stato a farsi carico di rispondere alle richieste dei comitati degli “esodati” ripristinando quel patto e procedendo sollecitamente a riconoscere agli stessi il diritto pensionistico.
La Senatrice CATALFO Ribadisce che lo Stato con gli “esodati” ha commesso un grave errore al quale occorre porre urgentemente rimedio non con provvedimenti annuali ma con un unico provvedimento che dia risposte ai 49.500 o ad un numero superiore nel caso in cui l’indagine conoscitiva stabilisca risultati diversi.
Fabio CERRUTI interviene per rispondere al sen. Ichino che la sua visione è quella di chi ritiene che gli “esodati” stiano chiedendo una “elemosina” e non la restituzione di un diritto costituzionale. Aggiunge che gli “esodati” chiedono unicamente quello che spetta loro dopo una vita di lavoro ed il pagamento di 35/40 anni di contributi.
Doriana FIORANI ribadisce al sen. Ichino che le nostre richieste sono pienamente legittime e pienamente conformi al “diritto attuale” in quanto i patti e gli accordi firmati lo sono stati nel
rispetto del diritto allora in vigore e non si può certamente riferirli a norme intervenute successivamente con la riforma Fornero e che sostanzialmente hanno avuto un effetto retroattivo.
Daniele MARTELLA dichiara che il diritto non può e non deve essere legato al reddito familiare e che tutti gli accordi governativi e non governativi sono stati siglati con le istituzioni.
Manifesta perplessità, come gli altri rappresentanti della Rete, sulla idoneità del supporto dei patronati ed INPS testimoniando come sia spesso accaduto che le indicazioni fornite nell’applicazione delle 6 salvaguardie siano state spesso in contrasto con la normativa di riferimento.
Spesso i comitati stessi, sulla base della esperienza forzatamente acquisita in 3 anni di attesa, hanno dovuto sostituirsi a patronati ed INPS per fornire consulenza ai propri aderenti
Giuseppe ESPOSITO interviene per illustrare il proprio caso personale e di altri 20 colleghi di “esodato” non salvaguardato mirato alla denuncia della discriminazione perpetrata, dai 6 provvedimenti di salvaguardia, a danno di tutti gli ex lavoratori posti in mobilità a seguito di accordi territoriali, benché identico a tutti gli altri ed avendo perfettamente seguito la procedura di mobilità della legge 223/91 art.4 comma 7 e 15 con tutti gli attori istituzionali dello stato previsti, al contrario di quelli con accordi governativi che hanno invece potuto rientrare nella salvaguardia. Ma non basta ancora, siamo stati fin qui discriminati anche per le successive salvaguardie, in particolare l'ultima, la sesta salvaguardia, poiché per i mobilitati di cui alla lettera a) viene posto come data di limite della cessazione il 30/09/2012 laddove per altri soggetti è ammessa la cessazione al 31/12/2012 inoltre Evidenzia che questo è uno delle tante storture contenute nella manovra sulla previdenza e ripetute successivamente negli altri provvedimenti. Discriminazione che occorre urgentemente cancellare come tutte le altre che hanno interessato altre categorie. Sull'indagine degli “esodati” ribadisce le forti critiche ripetendo che l’INPS e le DTL sono in possesso di tutti i dati di tutti coloro che hanno fatto accordi mentre sulla sezione del questionario attinente la rilevazione dei redditi degli “esodati” ritiene inaccettabile che si voglia legare il riconoscimento di un diritto costituzionale alla situazione economica dei cittadini danneggiati .
FLORE interviene per chiarire che fino ad oggi ci è stato sempre evidenziato che non si poteva adottare un provvedimento unico per salvaguardare tutti gli “esodati” (2001-2018) in quanto non lo consentivano le norme procedurali e, soprattutto, per l’alibi delle coperture finanziarie. Su tale alibi evidenzia che non spetta alla Rete proporre dove reperire le coperture ma si sono ottenuti precisi impegni dalla segreteria del partito di maggioranza, nel febbraio del 2014, relativamente all’impiego della tassazione sul rientro dei capitali italiani all’estero. Impegni che sono documentati in questa sede. Pertanto ci si è rassegnati a provvedimenti annuali di salvaguardia, sempre sostenuti dalla Rete, come si intende sostenere ora quello preannunciato dalla Commissione Lavoro della Camera che si auspica venga sostenuto anche al Senato. Ben venga, e si è pronti e disposti a sostenere un provvedimento unico come quello proposto in questa Sottocommissione per almeno tutti i 49.500 “esodati” non salvaguardati certificati dal governo.
Pur con tutte le riserve ed obiezioni si è comunque disponibili a collaborare sull’indagine conoscitiva che la Sottocommissione intende realizzare.
La Presidente PARENTE nel concludere l’incontro ribadisce la volontà della Sottocommissione di procedere all’indagine conoscitiva, evidenziando che la Commissione Lavoro del Senato è una istituzione legittimata a procedere in tale indagine per la quale nei prossimi giorni verranno attivate le procedure on-line sul sito del Senato e dell’ISTAT. Ringrazia i rappresentanti della Rete per la loro disponibilità a collaborare alla iniziativa mirata esclusivamente a precisare il fenomeno, per poi dare risposta adeguata a tutti gli aventi diritto.
Doriana FIORANI, Francesco FLORE, Fabio CERRUTI, Daniele MARTELLA, Giuseppe ESPOSITO


Indagine con trabocchetti


NOTA STAMPA DELLA RETE DEI COMITATI DEGLI ESODATI
SULL’INDAGINE CONOSCITIVA CON SCHEDA DI RILEVAZIONE  DELLA
“SOTTOCOMMISSIONE ESODATI” - Commissione XI Lavoro del SENATO -
TRABOCCHETTI E MANIPOLAZIONI
La “Rete dei Comitati” esprime la più profonda contestazione e contrarietà all’iniziativa promossa dalla Commissione XI Lavoro del Senato - Sottocommissione Esodati -in quanto, sia per la forma assunta dal “questionario”  sia per le modalità e procedure attuative messe in campo dalla Sottocommissione, otterrà come unico risultato quello di fornire una base propagandistica infondata a chi, come il sen. Ichino ed alcuni altri Parlamentari, da ormai quasi 4 anni dichiara che gli esodati sono un problema risolto, nascondendo intenzionalmente all’opinione pubblica quale sia invece la realtà dei fatti: che cioè esistono ancora intere platee di soggetti che a seguito della “manovra” Fornero, subiscono il tradimento di quel “patto rotto” dallo Stato non potendo godere del loro diritto di andare in pensione con le norme previgenti.
L’iniziativa aveva visto la risoluta disapprovazione della “Rete dei Comitati degli Esodati” fin dal suo primo manifestarsi, poiché è palesemente assurdo ed illegittimo che si pretenda di raccogliere, con un “sondaggio volontario”,informazioni già note per “compito di funzione pubblica” alle Istituzioni dello Stato (INPS e Ministero del Lavoro), di fatto sostituendosi ad esse.
La “Rete dei Comitati” tuttavia, sempre disponibile al confronto ed alla collaborazione, nei mesi scorsi aveva  cercato comunque il dialogo con la Sottocommissione Esodati per contribuire, con le proprie capacità e competenze, alla definizione di un “questionario” chiaro, efficace, intellegibile e che potesse essere  utilizzato in un percorso informativo e procedurale almeno accettabile. Spiace ora dover constatare che lo sforzo prodotto sia stato completamente ignorato dalla Sottocommissione e reso del tutto inutile!!
In quest’ottica, vogliamo anzitutto far presente che:
  • In data 11 marzo u.s. si è svolto un incontro formale della Rete presso la Sottocommissione Esodati del Senato. In tale occasione, non vi è stata alcuna condivisione dell’iniziativa (anzi è stata ribadita, come già fatto altre volte, la contrarietà della “Rete dei Comitati” al cosiddetto censimento sia perché i dati richiesti risultano già disponibili nel sistema informativo INPS, sia perché non potrebbe essere garantita la partecipazione/informazione di/a  tutti, oltre al fatto che risultano poco trasparenti, se non addirittura ambigue, le finalità dell’indagine);
  • Nonostante ciò , a prova della volontà di collaborare con la Sottosommissione e in accordo con la stessa, la “Rete dei comitati” prese l’impegno di segnalare problemi/inesattezze/mancanze  della bozza di scheda inizialmente redatta dalla Sottocommissione e dei criteri attuativi per la raccolta dei dati. La Sottocommissione si impegnò a sua volta impegnata a fornire alla Rete la prima bozza del questionario su cui effettuare le osservazioni e le proposte di modifica;
  • Subito  dopo l’incontro sopramenzionato la Sen. Parente, Presidente della Sottocommissione, rilasciava però ai media dichiarazioni non conformi alla realtà, affermando genericamente che “la Rete avrebbe collaborato all’indagine”,  forzando così il significato di quelle che furono le reali conclusioni dell’incontro dell’11 marzo;
  • Il sospetto di comportamento non chiaro della Sen. Parente viene ulteriormente rafforzato dall’assenza di un resoconto dell’incontro sul sito istituzionale del Senato, di fatto segnalato al link http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=00906822&part=doc_dc&parse=no&stampa=si&toc=no, ma completamente privo di un testo!  La “Rete” ha prodotto invece un puntuale resoconto  (di cui si allega copia), scrupolosamente inviato per la condivisione alla Sottocommissione, e mai riscontrato dalla stessa nonostante la lunga attesa e le  sollecitazioni, e pertanto la “Rete” ha provveduto a pubblicarlo sui gruppi di discussione nel Web;
  • La “Rete dei Comitati”, pur trovando queste forzature della Presidente della Sottocommissione inopportune, ha deciso  comunque di continuare a collaborare come d’accordo,  fornendo alla Sottocommissione il parere (realizzato con esperti interni ai Comitati) sia sulla scheda  “questionario” sia  sulle procedure attuative di diffusione e di rilevazione della stessa, come da documenti che si allegano e dai quali appare chiaro che :
    • L’impostazione e le potenzialità del “questionario” che la Sottocommissione ha attivato  potranno conseguire solo un sondaggio generico e non il dichiarato obiettivo di rilevazione degli esodati non salvaguardati
    • Le domande del questionario NON sono in grado di rilevare tutte le reali situazioni/casistiche relative a soggetti/platee non salvaguardati esistenti nella realtà
    • Molte domande mirano ad ottenere informazioni riservate e private NON attinenti al contesto della rilevazione della “privazione del diritto a pensione”, specifico del “questionario”
    • Molte domande sono ambigue, incomplete, errate e fuorvianti!
    • NON è stata definita, ne’ si considera di farlo, alcuna procedura che consenta con alta affidabilità di soddisfare le seguenti necessità organizzative e procedurali:
a)    evidenza e trasparenza dello scopo della rilevazione (che evidentemente NON può essere quello di un censimento esaustivo!),
b)   garanzia di diffusione capillare dell’informazione ,
c)    raccolta di informazioni in un bacino definito che possa consentire ad ognuno di identificarsi nella declaratoria di partecipazione (es. essere cittadino italiano, aver perso il lavoro o sottoscritto accordi inderogabili di cessazione entro il 31/12/2011, maturare il diritto a pensione entro il 31/12/2018 con le regole previgenti, etc.), 
d)   definizione e trasparente pubblicazione in contemporanea della metodologia di analisi e di verifica dei risultati con possibilità di controllo da parte della Rete e/o di altri soggetti istituzionali (INPS, MinLav …) .

  • La “Rete”, a fronte del proprio studio sul questionario e sui criteri di rilevazione, ha inviato una sostanziale e formale nota con richiesta di modifica e correzione della scheda proposta indicando i parametri di procedura minimi necessari  e sufficienti per permettere all’iniziativa di conseguire un risultato valido
  • Successivamente all’invio della sopracitata nota ufficialela Rete non è più riuscita ad avere alcun contatto con la Presidente Parente o altri membri della stessa  Sottocommissione, nonostante i  ripetuti solleciti alla segreteria della Presidenza.
  • Senza alcuna condivisione o ulteriore confronto, ignorando l’intesa  con la “Rete dei Comitati”, è stato  pubblicato il questionario sul sito del Senato nella versione sostanzialmente iniziale, già  disconosciuta dalla “Rete”,  senza alcuna delle nostre richieste di garanzia sulle modalità e procedure di informazione, di monitoraggio, di analisi e controllo dell’iniziativa.
La “Rete” pertanto si vede di fatto costretta a denunciare alla pubblica opinione quanto segue: 
  • La diffusione e la rilevazione del questionario nella forma attuale, conseguente alla immotivata unilaterale interruzione del confronto con la “Rete dei Comitati”, non fa che rafforzare il dubbio  che lo scopo dell’indagine fosse di nascondere, depistare e falsificare la realtà della situazione degli esodati non salvaguardati, confermando in tal modo il fallimento della Politica. Il Parlamento, nella veste della Commissione Lavoro del Senato anziché denunciare l’ambiguità con cui è stata trattata tutta la questione “Esodati” in questi oltre 3 anni, intervenendo, come sarebbe invece suo dovere, sulcomportamento omertoso dell’INPS e del Ministero del Lavoro in merito alla verità sul numero degli esodati, sta cercando di coprire tale omissione con un ancor più forte depistaggio con la copertura e la collusione (poiché dovrebbe rilevare l’assenza di scientificità dell’iniziativa) di un altro Ente di Stato, l’ISTAT!
  • La “Rete dei Comitati degli Esodati”, rigetta fin da ora totalmente qualsiasi esito di tale  “sondaggio” che possa lontanamente avere la pretesa di sostituire i veri numeri degli “esodati non salvaguardati”, certamente in possesso dell’INPS e del Ministero del Lavoro. Esso é incompleto, parziale, NON scientifico e pertanto non veritiero per definizione!!
La“Rete dei Comitati degli Esodati”, nel rispetto delle persone e delle loro singole situazioni personali, a seguito di quanto ora esposto e denunciato, ritiene comunque di non dover dare alcuna indicazione agli iscritti  dei Comitati aderenti (e non) rimandando alla libertà del singolo individuo la decisione di partecipare o meno all’iniziativa di indagine proposta dalla Sottocommissione Esodati del Senato.
Per la “Rete dei Comitati degli Esodati”
Francesco Flore tel . 0784 203888  - 3389976878