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giovedì 18 settembre 2014

Flessibilizzazione anche per esodati?

Esodati, stop a nuove salvaguardie. Piu' flessibilità per la pensione
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Le Forze Politiche presentano in Commissione Lavoro del Senato un ordine del giorno in cui chiedono lo stop a nuove salvaguardie. Serve maggiore flessibilità in uscita e forme attive di invecchiamento.
Non ci sarà una settima salvaguardia. Il governo dovrà piuttosto cercare forme di invecchiamento attivo per i lavoratori "anziani" che abbiano perso il lavoro senza avere ancora i requisiti per il pensionamento. E' quanto si legge nell'ordine del giorno presentato ieri, in Commissione Lavoro al Senato da diversi esponenti della maggioranza tra cui Pietro Ichino (Sc), Hans Berger (Svp), Giuseppe Pagano (Ncd) e Annamaria Parente (Pd).
"Salvi alcuni casi - si legge nel documento - numericamente assai limitati, che soltanto per circostanze particolari e peculiari non rientrano tra quelli salvaguardati e ai quali dovrà essere dedicata la necessaria attenzione in funzione di soluzioni ad essi rigorosamente circoscritte, con quest'ultimo provvedimento di salvaguardia deve considerarsi conclusa la fase degli interventi legislativi volti a risolvere problemi transitori di applicazione della riforma con l'esenzione dalla nuova disciplina pensionistica in favore di persone interessate da accordi di scioglimento dei rapporti di lavoro in prossimità del pensionamento".
In altri termini il documento chiude le porte all'approvazione di ulteriori provvedimenti che derogano alla Riforma Pensionistica del 2011. Nel documento si sottolinea piuttosto che è "necessario, per altro verso, evitare che l'attesa di provvedimenti ulteriori di salvaguardia induca una parte dei potenziali interessati ad astenersi da possibili opportunità di occupazione".
Le forze politiche chiedono quindi al governo di sviluppare - anche sulla scorta delle migliori esperienze straniere di politiche di active ageing - un insieme organico di interventi volti a incentivare e facilitare la permanenza e/o il reinserimento dei cinquantenni e dei sessantenni nel tessuto produttivo, con forme di flessibilizzazione dell'età del pensionamento, di combinazione del lavoro a tempo parziale con pensionamento parziale, di incentivo economico alle iniziative delle imprese volte a ridisegnare le posizioni di lavoro in funzione della migliore valorizzazione delle doti di esperienza, equilibrio e affidabilità delle persone nell'ultima fase della loro vita attiva.
Inoltre, laddove nessuna delle anzidette misure di promozione dell'invecchiamento attivo possa essere adottata, ad affrontare il problema degli ultrasessantenni che abbiano perduto l'occupazione senza avere ancora i requisiti per il pensionamento e che si trovino in difficoltà nella ricerca di una nuova occupazione, attivando strumenti di sostegno del reddito, di assistenza intensiva nella ricerca e di contributo economico per l'assunzione, mirati a incentivare il loro reinserimento nel tessuto produttivo e non la loro uscita dal mercato del lavoro.
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La Rete scrive a... che...

Rete dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, ”Quindicenni”, Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele
 
           On.le  Senatore Maurizio Sacconi Presidente XI Commissione
           On.le Senatore Mario Mauro Relatore DDL  n. 1558
           A tutti i Componenti la Commissione Lavoro del Senato
E, per conoscenza:
           On.le Senatore Pietro Grasso  Presidente del Senato
           On.Dott. Giuliano Poletti Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale
 
Nella seduta di ieri, 16.9.14, della Commissione Senato è ripreso l’esame congiunto della sesta salvaguardia (DDL 1558/2014).
pietro-ichinoCrediamo sia ormai nota a tutti la volontà comune delle parti (comitati esodati e parti politiche) di soprassedere a presentare ulteriori emendamenti onde consentire una rapida emanazione del provvedimento che porterà così al pensionamento, con le vecchie regole, altri 32.100 “esodati”.
In questa sede e come per altro già precedentemente dichiarato, il Sen. Ichino ha presentato un ordine del giorno (quindi non un emendamento) il cui alcuni stralci, per completezza d’informazione, riportiamo sotto alla presente.
Premesso che dal punto di vista dell’iter legislativo questo OdG  non inficia il generale orientamento mirato al contenimento delle tempistiche, come purtroppo accade frequentemente, si rendono indispensabili alcune stigmatizzazioni.
E’ doveroso intanto puntualizzare che non è affatto vero che tra coloro che non rientreranno neanche in questa ultima salvaguardia si annoverino soltanto alcuni casi, numericamente assai limitati, imputabili a circostanze particolari e peculiari. Ci saremmo anche aspettati che il Sen. Ichino avesse voluto verificare bene quali categorie e quanti realmente sono i numeri dei cosiddetti “esodati” magari sostenendo, o promuovendone una nuova, l’interrogazione parlamentare dell’On. Gnecchi (che si allega alla presente) volta a verificare il reale fenomeno.
Realtà numerica che, a distanza di quasi 3 anni dalla manovra, non ci è dato di conoscere esattamente. Gli ultimi numeri ufficiali diffusi dall’INPS, (con relazione accurata del maggio 2012 che si allega alla presente nella quale si dichiara un margine di errore del 2%) e mai smentiti ufficialmente  ma, anzi, utilizzati diffusamente dalla RGS,  parlavano di quasi 400.00 soggetti interessati. Al netto dei sei provvedimenti di salvaguardia ne resterebbero, senza alcun reddito e senza pensione e condannati all’indigenza, a conti INPS, oltre 200.000.
Non ci sembrano, pertanto, “alcuni casi, numericamente assai limitati …” come sostiene l’On. Ichino nel suo documento.
 Altri sono i casi specifici che, sebbene meritevoli di attenzione e cura dal punto di vista umano, vanno trattati in separata sede. In merito è appena il caso di segnalare la distinzione tra “esodati” ed “esodandi” che fanno il Ministro Poletti ed il Sottosegretario Baretta che condividiamo.
Qui si parla di accordi sanciti a suo tempo dallo Stato e di patti elusi dal medesimo sulla pelle dei lavoratori quando questi non erano più nelle condizioni di poter ritrattare la loro disponibilità: perché già erano in mobilità, perché già avevano intrapreso un percorso di contribuzione volontaria o perché semplicemente avevano già sottoscritto con le rispettive aziende accordi ormai non più ritrattabili citiamo per tutti i casi di licenziamento (spesso senza alcun accordo e senza alcun ammortizzatore sociale) nei casi di chiusure aziendali per fallimento od altro.
E’ appena il caso di evidenziare anche il grave problema della discriminazione di genere perpetrata da quella manovra con il repentino innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne che si ritrovano oltre  5 anni senza alcun reddito e senza la pensione e delle quali spesso nessuno parla compreso l’On. Ichino.
Fu lo stesso premier Renzi a parlare di “patti disattesi” nel suo discorso di insediamento ma, a questo proposito, preferiamo partire dal pesante J’accuse pronunciato da Confindustria attraverso Il Sole 24 Ore, in data 14 aprile 2012 nei confronti dell’allora governo Monti e che si limita ai mobilitati ma il concetto è lo stesso per cessati, licenziati e contributori volontari.
Un mese e mezzo dopo, il Ministro Elsa Fornero emana il primo decreto di salvaguardia. Per mobilitati e appartenenti a fondi di settore non c’è traccia di vincoli temporali, tant’è vero che ci sono mobilitati salvaguardati che andranno in pensione anche dopo il 2020. I pochi rimasti esclusi verranno successivamente recuperati con il secondo e terzo provvedimento.
Diverso è il caso dei contributori volontari, dei cessati, dei licenziati (questi ultimi per lungo tempo neanche presi in considerazione) e delle altre categorie numericamente più esigue, tutti penalizzati da limitazioni e requisiti chiaramente strumentali al solo contenimento delle salvaguardie. Tant’è vero che il Dossier presentato dalla Rete dei Comitati (al Sen. Ichino è stato consegnato più volte proprio in considerazione della sua palese idiosincrasia avverso lo strumento) da sempre sostiene il 2018 come anno limite per una mediazione accettabile e sostenibile e non il 2015. Com’è possibile, per esempio, che vi siano mobilitati da salvaguardare dopo il 2020 e nessun contributore volontario già a partire dal 2016?
Per quanto attiene i contributori volontari essi sono stati sempre derogati dalle norme di TUTTE le riforme previdenziali (vedasi quelle del 2004 L.243,e del 2007 L.247) ed anche tale manovra, alla lettera d) del comma 4 dell’articolo 24, confermava tale prassi consolidata. Fu lo stesso Ministro Fornero con i suoi DM attuativi a cancellare sostanzialmente tale deroga (ponendo tali e quante condizioni per beneficiarne da renderla attuabile solo per pochi fortunati) non in nome di una giustizia sociale ma in nome del “fare cassa” sulla pelle di decine di migliaia di “esodati”. Su questa categoria il Ministro ha anche infierito imponendo all’INPS di non riconoscere le precedenti deroghe mai revocate dalla sua manovra (per i cosiddetti contributori volontari autorizzati ante 2007).
L’incongruenza di chi oggi parla di esodati come di persone quasi beneficiate dallo Stato, che si appresterebbero a cavalcare la tigre al grido di “tutto come prima”, è quindi evidente e meriterebbe qualche argomentazione un poco più solida di quelle che ci propone il Sen. Ichino attraverso il suo sito e i media. Se lo Stato ha creato un vulnus, lo Stato ha il dovere di sanarlo a prescindere dai numeri; in caso contrario non svolge la funzione alla quale è stato chiamato. Il concetto secondo il quale sarebbe impossibile salvare tutti gli aventi diritto perché verrebbero meno i benefici della riforma Fornero è antitetico quindi inaccettabile. Oltretutto  è’ lo stesso INPS (cfr. pag.12 della relazione della Dr.ssa Mundo al X Congresso Nazionale Attuari del 7.6.13) a certificare che i risparmi previsti, nel periodo 2011-2021, dalla manovra sul sistema previdenziale sono 80 miliardi e non i 23 previsti dalla RGS nella relazione alla manovra stessa.
Il disavanzo INPS sappiamo tutti molto bene da dove proviene e sappiamo altrettanto bene che non è stato causato dalla previdenza. Sappiamo altrettanto bene invece che il disavanzo in questione è la immediata e diretta conseguenza dell’improvvido quanto consapevole incorporazione del più colossale debito contributivo della storia; debito che ora verrà inevitabilmente socializzato a discapito dei pensionati di oggi e, ancor più, di quelli di domani (che sono poi i lavoratori di oggi). La riforma pensionistica è stata quindi provocata dalla necessità di far cassa e a riprova basterebbe andarsi a leggere le relazioni di bilancio dell’Istituto a cavallo della riforma pensionistica (e del lavoro). Piuttosto la riforma era già nella famosa lettera della BCE dell’agosto precedente ed era chiaramente indirizzata al superamento del regime retributivo tout court, come era chiaramente rivolta a depotenziare lo statuto dei lavoratori.
La Rete dei Comitati chiede fermamente a tutti i senatori di votare contro l’ordine del giorno in oggetto per le suesposte argomentate e documentate ragioni.
La Rete dei Comitati ribadisce il suo forte appello, a tutti i parlamentari ed al Governo, affinché venga attuata, anche a partire dalla Legge di Stabilità di prossima discussione, una urgente soluzione, unicamente di tipo previdenziale e non assistenziale, per i cosiddetti “esodati” non ancora salvaguardati e non ricompresi nel DDL 1558.
Per la “Rete” dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, ”Quindicenni”, Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele
Francesco FLORE  -  comitatiesodatinrete@gmail.com
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mercoledì 17 settembre 2014

Si procede senza intoppi

Riforma pensioni 2014, Quota 96, esodati e precoci: Senato e Buona Scuola, svolte in vista
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Riforma pensioni 2014, il Senato approverà la sesta salvaguardia pro esodati: Quota 96 entrano nella Buona Scuola.
Prosegue senza soluzione di continuità il dibattito in tema di riforma pensioni 2014 e previdenza: le ultime notizie su Quota 96, esodati e precoci paiono positive, con gli esodati in particolare ormai vicino ad un importante traguardo e i lavoratori precoci messi in condizione di guardare alla Legge di Stabilità con maggiore ottimismo in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal Commissario INPS Vittorio Conti. Riforma pensioni 2014 invece lontana per i Quota 96 che comunque non mollano: gli esodati del comparto Istruzione hanno messo a punto il messaggio condiviso che ciascun membro della categoria dovrà inviare nel caso decida di prendere parte alla consultazione pubblica indetta da Renzi nell’ambito del pacchetto di riforma La Buona Scuola. Dovessimo leggere i segnali in senso assoluto, potremmo dire che qualcosa sembra muoversi in vista di una Legge di Stabilità che sarà comunque decisiva: per il momento a Palazzo Chigi tutto tace, ma l’impressione è che la partita vera si giocherà tra il governo e Cottarelli con quest’ultimo investito di pieni poteri decisionali in vista della stessa Legge di Stabilità. Fondamentale sarà allora comprendere in che direzione vorrà andare il commissario alla spending review: gli spiragli per una riforma delle pensioni 2014 condivisa ci sarebbero, tutto sta a capire se il governo Renzi e lo stesso Cottarelli decideranno di sfruttarli o se invece passeranno oltre volgendo lo sguardo ad interventi ritenuti prioritari. 

Riforma pensioni 2014, Quota 96: via a La Buona Scuola, ecco il messaggio condiviso
Come accennato una riforma delle pensioni 2014 è ben lontana dal concretizzarsi per i Quota 96 che comunque continuano a portare avanti la propria lotta. Tramite la pagina Facebook, la categoria ha in particolare diffuso il messaggio condiviso che dovrà essere inviato nell’ambito della partecipazione alla consultazione pubblica indetta da Renzi in riferimento a La Buona Scuola: ‘La buona scuola inizia dal rispetto delle leggi - si legge sulla pagina ufficiale dei Q96 - Nessuno dei Quota 96 della Scuola mollerà finchè la propria richiesta di ottenere giustizia non verrà accolta. Renzi, se ama la giustizia e la legalità, deve provvedere subito, in corso d'anno!’. Un canale istituzionale dunque, al quale i Quota 96 della Scuola continuano comunque ad affiancare moti di protesta: la prossima manifestazione si terrà giorno 10 ottobre e vedrà ancora una volta impegnati fianco a fianco gli stessi Quota 96 e i Cobas. 

Riforma pensioni 2014, esodati: dal Senato un via libero certo
Riforma pensioni 2014 lontana anche per gli esodati che sono però vicini ad un importante traguardo: la Commissione Lavoro del Senato ha infatti esternato l’intenzione di non presentare emendamenti in merito alla sesta salvaguardia approvata in prima lettura dalla Camera lo scorso 4 luglio. Si va dunque verso un approvazione rapida, con oltre 30mila esodati che fruiranno del provvedimento. 

Riforma pensioni 2014, precoci: dall’INPS segnali confortanti
Giungono infine segnali confortanti per i lavoratori precoci, con il Commissario INPS Vittorio Conti ad aver sottolineato come l’idea sia quella di costruire un sistema più flessibile che lascerà ai lavoratori stessi ampi margini di scelta su quando decidere di uscire dall’impiego. Una nuova forma di pensione anticipata insomma che potrebbe fare al caso degli stessi lavoratori precoci, categoria al momento prigioniera di un’età pensionabile fissata dalla Fornero a quote proibitive (impensabile chiedere a chi lavora da quando aveva 15 o 16 anni di uscire dall’impiego a 67 anni). Seguiremo gli sviluppi, se desiderate rimanere aggiornati su riforma pensioni 2014 e previdenza cliccate il tasto ‘Segui’ in alto a destra.
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VI salvaguardia: verso una rapida approvazione

Esodati, ddl sulla sesta salvaguardia verso una rapida approvazione


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Arriva il sostanziale via libera dalla Commissione Lavoro del Senato ad una rapida approvazione del ddl sulla sesta salvaguardia. Il provvedimento consentirà l'accesso alla pensione con le previgenti regole ad ulteriori 32.100 lavoratori che entro la fine del 2011 avevano perso il lavoro.
Tutti i Gruppi parlamentari presenti in Commissione si sono dichiarati disponibili a rinunciare alla presentazione di emendamenti al disegno di legge in materia di sesta salvaguardia approvato dalla Camera dei deputati e assunto come testo base.
E' quanto si legge nel resoconto diffuso dalla Commissione Lavoro del Senato dopo l'esame avvenuto oggi in sede referente del ddl sulla sesta salvaguardia. Il documento lascia intendere una rapida conversione del testo approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati lo scorso 4 Luglio. Senza alcuna modifica.
Visto l'orientamento favorevole alla rapida conclusione dell'iter del provvedimento - si legge nella nota - una volta pervenuti i pareri delle Commissioni permanenti 1a e 5a, acquisito il consenso dei rappresentati dei Gruppi, si potrà richiedere alla Presidenza del Senato la riassegnazione del provvedimento in sede deliberante. L'accelerazione dovrebbe portare all'approvazione definitiva del testo entro la fine del mese di Settembre, o al massimo, entro metà Ottobre, secondo quanto stabilirà il calendario di Palazzo Madama.
Nella giornata odierna è stato tuttavia adottato anche un atto di indirizzo in cui le forze politiche ritengono ormai chiusa la "partita" in materia di salvaguardie. "Salvi alcuni casi - si legge nel documento - numericamente assai limitati, che soltanto per circostanze particolari e peculiari non rientrano tra quelli salvaguardati e ai quali dovrà essere dedicata la necessaria attenzione in funzione di soluzioni ad essi rigorosamente circoscritte, con quest'ultimo provvedimento di salvaguardia deve considerarsi conclusa la fase degli interventi legislativi volti a risolvere problemi transitori di applicazione della riforma con l'esenzione dalla nuova disciplina pensionistica in favore di persone interessate da accordi di scioglimento dei rapporti di lavoro in prossimità del pensionamento. In altri termini non ci sarà una settima salvaguardia dalla disciplina Fornero".
Nel documento si sottolinea piuttosto che è "necessario, per altro verso, evitare che l'attesa di provvedimenti ulteriori di salvaguardia induca una parte dei potenziali interessati ad astenersi da possibili opportunità di occupazione".
Le forze politiche chiedono tuttavia al governo di a sviluppare - anche sulla scorta delle migliori esperienze straniere di politiche di active ageing - un insieme organico di interventi volti a incentivare e facilitare la permanenza e/o il reinserimento dei cinquantenni e dei sessantenni nel tessuto produttivo, con forme di flessibilizzazione dell'età del pensionamento, di combinazione del lavoro a tempo parziale con pensionamento parziale, di incentivo economico alle iniziative delle imprese volte a ridisegnare le posizioni di lavoro in funzione della migliore valorizzazione delle doti di esperienza, equilibrio e affidabilità delle persone nell'ultima fase della loro vita attiva.
Inoltre, laddove nessuna delle anzidette misure di promozione dell'invecchiamento attivo possa essere adottata, ad affrontare il problema degli ultrasessantenni che abbiano perduto l'occupazione senza avere ancora i requisiti per il pensionamento e che si trovino in difficoltà nella ricerca di una nuova occupazione, attivando strumenti di sostegno del reddito, di assistenza intensiva nella ricerca e di contributo economico per l'assunzione, mirati a incentivare il loro reinserimento nel tessuto produttivo e non la loro uscita dal mercato del lavoro.
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martedì 16 settembre 2014

In Commissione al Senato, oggi

Ci scrive Michele.

VI TRASMETTO LA SEDUTA DI OGGI AL SENATO, RIGUARDANTE LA VI° SALVAGUARDIA, PREMESSO CHE, L'ITER VÀ ABBASTANZA SPEDITO, "NOTARE L'INTERVENTO DI ICHINO" IL PASDARAN DELLA RIFORMA-FORNERO:

Legislatura 17ª - 11ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 16/09/2014

    Prosegue l'esame congiunto, sospeso nella seduta del 9 settembre.

     Il presidente SACCONI informa che tutti i Gruppi parlamentari presenti in Commissione si sono dichiarati disponibili a rinunciare alla presentazione di emendamenti al disegno di legge n.1558, approvato dalla Camera dei deputati e assunto come testo base. Al disegno di legge è stato presentato l'ordine del giorno G/1558/1/11, pubblicato in allegato al resoconto; anche la senatrice Munerato ha preannunciato la possibile presentazione unicamente di un atto di indirizzo. Annuncia altresì che, visto l'orientamento favorevole alla rapida conclusione dell'iter del provvedimento, una volta pervenuti i pareri delle Commissioni permanenti 1a e 5a, acquisito il consenso dei rappresentati dei Gruppi, si potrà richiedere alla Presidenza del Senato la riassegnazione del provvedimento in sede deliberante.
            Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

ORDINE DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE
N. 1558
G/1558/1/11
Il Senato,
considerato che:
con i cinque provvedimenti di salvaguardia emanati dalla riforma del dicembre 2011 a oggi, cui si aggiunge il sesto, contenuto nel disegno di legge in esame, è stata assicurata l'applicazione della disciplina previgente del pensionamento per tutti coloro che, avendo perso involontariamente l'occupazione nel periodo immediatamente precedente o immediatamente successivo alla riforma stessa, si attendevano il pensionamento entro il quadriennio successivo (2012 - 2015), nonché tutti i lavoratori in carico da prima della riforma a "fondi di solidarietà" istituiti in funzione della soluzione di crisi occupazionali aziendali o di settore;
con gli stessi provvedimenti di salvaguradia è stata inoltre assicurata l'applicazione della disciplina previgente del pensionamento per coloro che fossero stati autorizzati alla prosecuzione volontaria prima della riforma, in attesa di maturare i requisiti per il pensionamento entro il quadriennio successivo (2012 - 2015);
salvi alcuni casi, numericamente assai limitati, che soltanto per circostanze particolari e peculiari non rientrano tra quelli salvaguardati e ai quali dovrà essere dedicata la necessaria attenzione in funzione di soluzioni ad essi rigorosamente circoscritte, con quest'ultimo provvedimento di salvaguardia deve considerarsi conclusa la fase degli interventi legislativi volti a risolvere problemi transitori di applicazione della riforma con l'esenzione dalla nuova disciplina pensionistica in favore di persone interessate da accordi di scioglimento dei rapporti di lavoro in prossimità del pensionamento;
occorre ora voltar pagina rispetto a una prassi che ha visto troppo diffusamente utilizzato il sistema pensionistico come strumento di politica del lavoro, per risolvere problemi di disoccupazione con l'espulsione precoce dei lavoratori interessati del mercato del lavoro;
è necessario, per altro verso, evitare che l'attesa di provvedimenti ulteriori di salvaguardia induca una parte dei potenziali interessati ad astenersi da possibili opportunità di occupazione;
è invece tempo di incominciare a operare in modo efficace e incisivo per l'aumento del tasso di occupazione della popolazione italiana in età superiore ai 50 anni;
sulla base di queste considerazioni impegna il Governo:
a sviluppare - anche sulla scorta delle migliori esperienze straniere di politiche di active ageing - un insieme organico di interventi volti a incentivare e facilitare la permanenza e/o il reinserimento dei cinquantenni e dei sessantenni nel tessuto produttivo, con forme di flessibilizzazione dell'eta del pensionamento, di combinazione del lavoro a tempo parziale con pensionamento parziale, di incentivo economico alle iniziative delle imprese volte a ridisegnare le posizioni di lavoro in funzione della migliore valorizzazione delle doti di esperienza, equilibrio e affidabilità delle persone nell'ultima fase della loro vita attiva; inoltre, laddove nessuna delle anzidette misure di promozione dell'invecchiamento attivo possa essere adottata,
ad affrontare il problema degli ultrasessantenni che abbiano perduto l'occupazione senza avere ancora i requisiti per il pensionamento e che si trovino in difficoltà nella ricerca di una nuova occupazione, attivando strumenti di sostegno del reddito, di assistenza intensiva nella ricerca e di contributo economico per l'assunzione, mirati a incentivare il loro reinserimento nel tessuto produttivo e non la loro uscita dal mercato del lavoro.

Ultimo appello al Senato


ESODATI: COORDINAMENTO, ULTIMO APPELLO AL SENATO, APPROVARE PROPOSTA LEGGE
esodati

(AGENPARL) – Roma, 15 set  – “La Proposta di Legge per salvaguardare un ulteriore parte di lavoratori esodati è ferma in Senato e c’è il rischio che scadendo i termini procedurali venga annullata. Chiediamo, con le ultime energie rimasteci, di fare in modo che tale proposta venga approvata nei tempi previsti e senza emendamenti”.

Questa è la dichiarazione che Roberto Torchia, ex Alitalia e coordinatore di un gruppo spontaneo di lavoratori esodati fa a tutti i senatori invitandoli a “dare un forte impulso nei lavori parlamentari” per dare una risposta a chi “spera nella nuova salvaguardia”. Tra il 2007 ed il 2011, ricorda Torchia “diverse aziende in difficoltà invitarono parte del proprio personale a lasciare il lavoro, concludendo accordi collettivi o individuali patrocinati dai sindacati; questi lavoratori avevano la certezza di maturare la propria pensione entro pochi anni, secondo la legge allora vigente”. Ma, a causa della cosiddetta “Riforma Fornero” “non hanno invece più alcuna certezza riguardo il loro futuro pensionistico. L’unica triste realtà – sottolinea infine l’ex Alitalia – per queste persone ormai sessantenni è quella di non avere alcuna possibilità di rientrare nel mondo del lavoro”.

Ritardi

Esodati, restano i ritardi per il prolungamento del sostegno al reddito
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Nonostante il cambio di governo restano i ritardi ministeriali nella pubblicazione dei decreti che salvano da mesi di vuoto economico gli esodati ante 2010.
Governo nuovo, vecchi problemi. Continuano infatti i ritardi nella pubblicazione dei decreti attuativi in favore dei lavoratori esodati ante 2010 a copertura del periodo di slittamento delle finestre mobili applicate con il Decreto Legge 78/2010.

Si tratta di una questione che si protrae da diversi anni e che vede protagonisti migliaia di lavoratori in mobilità (ordinaria e lunga) e percettori di assegni straordinari a carico dei fondi di solidarietà di settore (soprattutto esodati bancari) che sono usciti dal mondo del lavoro prima dell'Aprile 2010 nella convinzione di poter rapidamente accedere alla pensione al termine delle prestazioni di sostegno al reddito. Il punto è che, in base agli accordi siglati all'epoca, gli ammortizzatori sociali li assistono sino all'apertura della vecchia finestra di decorrenza mentre, per effetto del Dl 78/2010, la pensione arriverà solo dopo alcuni mesi. Il risultato è un vuoto economico di alcuni mesi con la beffa che lo strumento per evitarlo già esiste.
Sì, perche il governo Berlusconi (lo stesso artefice però del guaio) tentò di metterci una "pezza" disponendo la proroga degli ammortizzatori sociali per tutto il periodo di "slittamento" con oneri a carico del Fondo Sociale per l'Occupazione. Tutto a posto si dirà. E invece no. Perchè la misura necessita di appositi decreti attuativi annuali che vengono pubblicati dal ministero del lavoro in costante ritardo rispetto alle reali necessità ed esigenze degli interessati.
Attualmente, ad esempio, si attende ancora la pubblicazione del decreto relativo all'annualità del 2014. Con il cambio di governo ci si attendeva una maggiore attenzione per questi "piccoli" numeri (in confronti all'annosa questione degli esodati in generale) e che questi provvedimenti fossero attuati all'inizio dell'anno di riferimento in modo da consentire una rapida erogazione delle risorse in favore dei beneficiari. Invece i provvedimenti vengono pubblicati alla fine dell'anno, dopo la quadratura dei conti della legge di stabilità.

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