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giovedì 20 novembre 2014

Organizziamoci per il presidio del 27-11-14

Organizziamoci
un pullman dal Nord partendo da Brescia alle 22:00 del 26-11-14 e con questo itinerario:
Brescia, Bergamo Dalmine Casello, Milano Cascina Gobba, Lodi, Piacenza Nord, Parma, Modena, Reggio Emilia , Bologna Casalecchio, Firenze, Arezzo, Roma
il costo è ipotizzato in Euro 30

Per prenotazioni pullman scrivere a: Pasquale De Pasquale  de.pasqui@tin.it 
Ad oggi le prenotazioni sono a 22 + 3 (in 1 giorno)

Da Bari, con Michele Costantino cstmhl53@gmail.com sono già al completo
 
 

mercoledì 19 novembre 2014

Diamo i numeri?

Diamo i numeri?

Se proprio dobbiamo dare i numeri, come sembra vada di moda in questi sciagurati anni in Italia, diamoli tutti. Et voilà. La relazione tecnica del direttore generale dell’INPS protocollata il 22 maggio 2012 comunicava al ministero che i cosiddetti esodati erano 390.000. E’ il numero che più di due anni fa occupò le prime pagine dei giornali, un numero che gli uffici di studio e di ricerca dei sindacati e della fondazione consulenti del lavoro avevano già anticipato e poi confermato e che nessuno è riuscito a smentire. E’ quella la cifra di dominio pubblico, che si può trovare in tutti gli atti parlamentari. Tre governi e due legislature dopo non c’è istituzione della repubblica che è stata in grado di certificare una cifra diversa. Qualcuno gioca ancora al distinguo, dopo tre anni, ma il punto di partenza è quello. Partiamo da lì. Il ministro dell’epoca, non ricordiamo il nome, ma di sicuro gli errori, alcuni clamorosi, come quello che segue, di quei 390.000 ne ammise e ne  accertò soltanto 65.000 per il biennio 2012/2013. Il ministero, come spiegarono tutti i sindacalisti e tutte le associazioni di categoria, era l’unica struttura in grado di fornire il numero esatto perché è al ministero che sono stati firmati gli accordi di esodo. Il ministro convocò l’amministratore delegato e il direttore generale dell’INPS e disse che diffondere certi numeri creava “disagio sociale” (le sue leggi invece hanno generato dei paradisi in terra) e l’INPS si adeguò. Ma, esodato pure il ministro (lo scriviamo al maschile proprio come voleva lei) nello stesso periodo, l’INPS ha emanato salvaguardie (2, 3, 4 e 5) per altri 73.130 esodati per un totale di 138.130 esodati raggiunti e tutelati, più del doppio degli accertamenti dell’allora ministro. Le cifre sono desunte dai report ufficiali dell’INPS e la matematica non è un’opinione. La sesta salvaguardia ha tutelato 32.100 esodati e il totale fa 170.230. Sulle salvaguardie, i dati sono ufficiali, il numero è giusto. Ora, potremmo avere anche finito qui, stando ai tanti distinguo che arrivano da postazioni (ben retribuite) diverse, compresa quella che comincia pure a distinguere tra esodati ed esodandi (ma abbiate pietà!), ma per arrivare alla cifra di partenza, c’è una bella differenza. Non scriviamo la cifra, solo per non aggiungere altra confusione, e perché non è nostro compito. Poniamo alcune domande. C’è stato un errore, allora? C’è qualcosa che non va, adesso? Ci mettiamo almeno un supplemento d’indagine prima di lanciare bizzarri messaggi al vento? Certo, come dice uno che se ne intende, e che già sostiene che gli esodati non ci sono più (ma per lui è che non dovevano esserci, non dovrebbero esserci, non ci sono mai stati), se dovessimo tutelarli tutti sarebbe abrogata la riforma Fornero. Dopo i danni che ha fatto, dopo quello che abbiamo passato, sarebbe grottesco, ma è un falso problema pure quello ormai, perché la vera questione è soltanto una: vanno tutelati tutti. Salvaguardia dopo salvaguardia. Tutti, e nessuno di noi, salvaguardato o non, si tirerà indietro fino a quando ci sarà ancora un solo esodato. Tutti. In più, se abbiamo imparato qualcosa in questi tre anni è anche che le parole hanno un valore, perché già ci hanno chiamati con un termine che non esiste in nessun vocabolario, poi sentirci dire, come ormai è scritto negli atti parlamentari che “ormai esistono soltanto casi specifici” è agghiacciante. Non è rimasto un esodato, quello, sì, sarebbe un caso specifico, singolare, come dice la grammatica, e saremmo comunque ancora lì a lottare. Sono rimasti soltanto “casi specifici”, ci dicono, e “casi specifici”, secondo la grammatica italiana (sempre che matematica e grammatica valgano ancora qualcosa in questo strambo paese) vuol dire plurale, quindi non uno (singolare), ma due, tre o quattro o 219.770. Attendiamo il protocollo di una nuova relazione tecnica? Cominciamo ad avviare l’iter della settima salvaguardia? Restiamo mobilitati? Certo. Appoggiamo il referendum? Qualsiasi cosa, ma non lasceremo indietro nessuno. Al ministro di allora, che amava le lingue, lo diciamo anche in inglese, no one at all. A quelli di adesso, lo spieghiamo per bene: nessuno, in italiano, vuol dire neanche uno, neanche un “caso specifico”.
 

INPS su esodati: vicenda chiusa. Cgil, non è vero

Esodati: Inps, vicenda chiusa. Cgil, non è vero Esodati: Inps, vicenda chiusa. Cgil, non è vero

Lamonica: “E' possibile e doveroso scrivere la parola 'fine' su questa vicenda, ma deve esserci la volontà politica di farlo. Continueremo a lottare per i diritti di questi lavoratori, anche con lo sciopero generale del prossimo 5 dicembre"
“La questione degli esodati non è affatto conclusa e l'Inps, dichiarando il contrario, non fa che smentire se stesso”. Così Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil, commenta le dichiarazioni rese il 12 novembre dal direttore generale dell'Istituto, nel corso dell'audizione alla sottocommissione esodati della Commissione Lavoro del Senato. “Abbiamo atteso prima di prendere posizione sulle parole di Mauro Nori, avremmo voluto leggere il resoconto ufficiale perché ci sembrava assurdo quanto riferito dalla stampa - spiega Lamonica - ma ad oggi non è stato pubblicato alcun documento in merito”.
“L'Inps, dichiarando conclusa con la sesta salvaguardia la questione esodati avrebbe addirittura smentito se stesso: il 15 ottobre 2014, infatti, per rispondere a una interrogazione alla Commissione Lavoro di Montecitorio, il ministro Poletti ha consegnato ai parlamentari due tabelle elaborate dall'Istituto di previdenza, da cui risultano almeno altri 46.200 esodati da salvaguardare”. Secondo le elaborazioni dell'Istituto, togliendo alcuni dei paletti previsti dalle attuali salvaguardie (come la decorrenza della pensione entro il 6 gennaio 2016), sarebbe questa la platea di persone ancora nel limbo originato dalla riforma Fornero. “Ci auguriamo quindi - continua il segretario del sindacato di corso d'Italia - che le affermazioni di Nori di sei giorni fa siano state male interpretate, anche perché, purtroppo, il dramma sociale degli esodati non è per niente finito”
“La Cgil ha sempre sostenuto che la questione deve essere risolta con una norma di principio che riconosca in maniera definitiva e strutturale il diritto alla pensione per tutti. Una norma che il governo avrebbe dovuto inserire nel disegno di legge di stabilità 2015”. Per Lamonica “non si può pensare di arrivare ad una soluzione creando ulteriori disparità tra lavoratori ugualmente colpiti dalla manovra Monti-Fornero: non possono esserci diversità di trattamento per soggetti a cui sono stati negati diritti e che, a distanza di tre anni, si trovano ancora senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione”.
“E' possibile e doveroso scrivere la parola 'fine' su questa vicenda – conclude Lamonica – ma deve esserci la volontà politica di farlo. La Cgil continuerà a lottare per i diritti di questi lavoratori, anche con lo sciopero generale del prossimo 5 dicembre”.
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La Rete chiede Salvaguardia per altri 50.000

La Rete degli Esodati chiede un'altra Salvaguardia per circa 50.000 persone
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Il braccio di ferro tra Esodati e Inps prosegue con botta e risposta sulle reali cifre.
Nei giorni scorsi il governo annunciava di aver risolto la questione esodati con l'ammissione di tutti entro le sei salvaguardie predisposte. Per chi si trova nella sesta salvaguardia si ricorda che il termine di presentazione delle apposite istanze alle Dtl va presentato entro il 5 gennaio. Arriva invece un comunicato della Rete Esodati che smentisce sia l'Inps che il governo, affermando che esistono ancora circa 50.000 posizioni irrisolte per le quali si chiede una nuova salvaguardia.
L'azione della Rete Esodati
Il Comitato della Rete Esodati ha inoltrato una lettera alla senatrice del Pd Annamaria Parente nella quale si contesta quanto dichiarato dalla stessa in commissione a Palazzo Madama. Nei fatti negano che siano rimasti fuori solo casi isolati affermando che risulta scoperto ancora un contingente di diverse migliaia di unità. Per dare forza a quanto espresso la Rete Esodati cita quanto dichiarato dalla stessa Inps circa il reale numero degli esclusi dai provvedimenti di tutela. Il riferimento è alle due tabelle che il 15 ottobre sono state presentate a fronte di una interrogazione indicanti 50.000 esodati non ancora salvaguardati. Per questo la Rete chiede ancora un incontro con la commissione sollecitando un'altra salvaguardia che risolva tutti i casi sospesi con la Legge di Stabilità.
Il Comunicato della Rete Esodati
Gli esodati riuniti sotto l'egida del Comitato annunciano con un comunicato che per il giorno 27 novembre 2014 verrà attuato un presidio a Montecitorio. Con questa iniziativa intendono richiamare con forza il problema dei non salvaguardati che riguarda ben 49.500 censiti dall'Inps stessa, per i quali si richiede l'inserimento nella Legge di Stabilità. Nell'ambito della stessa manifestazione denunciano la schedatura ichiniana e convocano tutti gli interessati a presenziare a Roma in Piazza Montecitorio il giorno 27 novembre. Il presidio ha ottenuto, come specificato nel comunicato, i permessi dell'autorità di sicurezza.
Pressioni
Ottenere un provvedimento dal governo non è opera semplice. Ben lo sanno tutti coloro che attendono dallo Stato risposte concrete riguardanti il lavoro e le tutele sociali. Per questo viene organizzato il presidio, affinché le pressioni costanti esercitate sui responsabili amministrativi cancellino sul serio le storture della legge Fornero. Nel corso del presidio organizzato dalla Rete si cercherà di organizzare degli incontri con gli interlocutori parlamentari dove apposite delegazioni di esodati chiederanno che vengano accolte le loro richieste, il tutto rispettando i criteri usati per rappresentare tutti i penalizzati. Il Comitato conclude il comunicato raccomandando la massima partecipazione e divulgazione dell'evento, chiosando col motto famoso 'Se Non Ora Quando ?'.
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martedì 18 novembre 2014

La speranza di vita. Come funziona l'adeguamento?

La riforma del 2011 ha confermato la disciplina di adeguamento dei requisiti anagrafici agli incre­menti della speranza di vita per il diritto alla pen­sione di vecchiaia ordinaria introdotti dalla legge n. 122/2010.
La Speranza di Vita 
Il dizionario di Pensioni Oggi
Fortunatamente diversi studi mettono in evidenza come nel corso degli ultimi anni la speranza di vita si sia progressivamente incrementata. Un trend che proseguirà nel futuro. Purtroppo l'effetto non è però positivo per il nostro sistema di pensionamento pubblico che dovrà erogare prestazioni per un periodo di tempo piu' lungo. Per tale ragione il Dl 78/2010 convertito con legge 122/2010 ha previsto dal 2013, il progressivo innalzamento dei requisiti per l'accesso alla pensione (di vecchiaia ed anticipata) che consentirà di sterilizzare gli effetti dell'allungamento dela vita media della popolazione.
Innalzamento confermato anche dalla Riforma Fornero che, nell'art. 24, comma 12, della legge n. 214/2011, ha previsto che a tutti i requisiti anagrafici previsti dalla legge stessa per l'accesso attraverso le diver­se modalità stabilite al pensionamento, nonché al requisito contributivo per la pensione anticipata, trovano applicazione gli adegua­menti alla speranza di vita.
Gli adeguamenti quindi interessano ogni tipologia di prestazione: la nuova pensione di vecchiaia, la pensione anticipata, pensione anticipata contributiva, l'assegno sociale, le pensioni in regime di armonizzazione, le pensioni dei lavoratori usurati di cui al Dlgs 67/2011, eccetera. L'Inps ha peraltro applicato gli adeguamenti anche a coloro che, a vario titolo, mantengono in vigore la vecchia disciplina di pensionamento. Si tratta dei lavoratori salvaguardati ma anche di coloro che accedono alla pensione con i requisiti "57/35" di cui alla legge 335/1995 (come ad esempio coloro che optano per il regime sperimentale donna e gli autorizzati ai volontari prima del 20 luglio 2007).

Gli effetti

Il primo adeguamento si è verificato nel 2013 ed è stato pari a 3 mesi. La legge ha stabilito che l'età per la nuova pensione di vecchiaia dovrà essere pari almeno a 67 anni dal 2021 (cioè se in base agli incrementi alla speranza di vita non si raggiungerà questo livello, si procederà in modo automatico).
  Si tratta della cd. «clausola di garanzia» già intro­dotta per effetto della legge di stabilità del 2012 (art. 5, legge n. 183/2011), e che in virtù della nuova formulazione normativa ha anticipato i propri effetti dal 2026 al 2021. Essa produce in pratica la garanzia che, ferme restando le disposizioni che regolano gli adeguamenti dei requisiti anagrafici in base agli incrementi della speranza di vita, a partire dalla prima decorrenza utile del pensiona­mento dall'anno 2021, l'età minima per la pensio­ne di vecchiaia non potrà essere inferiore ai 67 anni. Qualora tale età minima non dovesse essere automaticamente raggiunta per effetto dell'appli­cazione dei citati adeguamenti alla speranza di vita, si dovrà provvedere all'adeguamento imme­diato mediante apposito decreto direttoriale da emanarsi entro il 31.12.2019.
Detto ciò il secondo adeguamento è previsto nel 2016 (pari a 4 mesi); il terzo dal 2019 pari ad ulteriori 4 mesi. Dal 2019 in poi gli adeguamenti saranno a cadenza biennale: 2021, 2023, 2025 e così via (gli aumenti sono stimati in circa 2-3 mesi a biennio).

I nuovi requisiti per il pensionamento

Per effetto di quanto indicato nelle pagine precedenti è possibile evidenziare nelle seguenti tabelle i futuri incrementi necessari per l'accesso alla pensione di vecchiaia e per la pensione anticipata.

Secondo lo scenario demografico Istat 2007 nel 2016 e nel 2019 lo scatto sarà pari a 4 mesi, dal 2021 in poi gli scatti saranno invece di soli 3 mesi. Ciò comporterà che i lavoratori del settore pubblico o privato potranno andare in pensione di vecchiaia nel 2016 con 66 anni e 7 mesi di età anagrafica, che diventeranno 66 e 11 mesi nel 2019 e 67 anni e 2 mesi nel 2021. Dal 2018 inoltre si raggiungerà inoltre la parità per i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia anche per le lavoratrici dipendenti ed autonome del settore privato.
Adeguamento analogo subirà il requisito contributivo per accedere alla pensione anticipata: dal 2016 saranno necessari 42 anni e 10 mesi di contributi che diventano 43 anni e 2 mesi dal 2019 e 43 anni e 5 mesi dal 2021 (i requisiti restano tuttavia sempre un anno piu' bassi per le lavoratrici donne). Di seguito ecco come saranno adeguati i requisiti per l'accesso alla pensione anticipata.


 

Esodati e INPS: braccio di ferro sulle salvaguardie

PensioniEsodati e INPS: braccio di ferro sulle salvaguardie

La Rete Esodati smentisce le cifre INPS, che dichiara tutelati tutti gli esodati: manca salvaguardia per 50mila lavoratori,il censimento c'è già.
La Rete degli Esodati insiste: sono migliaia i lavoratori non tutelati dalle sei salvaguardie, serve un nuovo provvedimento per risolvere  il caso. E con una lettera alla senatrice PD, Annamaria Parente, esprime dissenso rispetto alla posizione espressa in commissione a Palazzo Madama in base alla quale il caso è sostanzialmente chiuso. Prosegue insomma il botta e risposta a distanza fra Esodati e istituzioni sulla necessità di una nuova salvaguardia.
=> Pensione Esodati, in 50mila senza salvaguardia
La protesta dell’organismo che raccoglie 15 comitati di esodati si rivolge contro le affermazioni di Parente: fuori solo «dei casi individuali per i quali la sottocommissione si è impegnata a fare un censimento tramite delle schede che saranno disponibili sul suo sito». La stessa posizione era stata espressa in audizione al Senato dai vertici INPS. Ma, argomentano gli Esodati, questa
«non è la realtà dei fatti: non rimangono solo dei casi individuali esclusi, ma esistono ancora decine di migliaia di Esodati non ricompresi nelle varie salvaguardie a causa di tutte le condizioni restrittive poste nei vari decreti attuativi, stilati col solo fine di riportare i numeri dei derogati alle coperture finanziarie di volta in volta messe a disposizione».
A sostegno di questa posizione citano i numeri forniti dalla stessa INPS con  due tabelle illustrate in Commissione Lavoro il 15 ottobre in risposta a un’interrogazione, che indicano circa 50mila esodati non salvaguardati. La Rete degli Esodati chiede un incontro alla commissione e insiste con la richiesta di una nuova salvaguardia che risolve tutti i casi pendenti con la Legge di Stabilità.
Ricordiamo che intanto sono aperti i termini per la presentazione delle domande per accedere alla sesta salvaguardia esodati, che tutela 32.100 posizioni: le richieste alle DTL, direzioni territoriali del lavoro, vanno presentate entro il prossimo 5 gennaio 2015.
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lunedì 17 novembre 2014

Parente e il "Censimento per i casi individuali"

inps.jpg    Esodati, Parente: "Censimento per i casi individuali, poi soluzioni per gli over 60"
Le cifre riportate dall'Inps: oltre 162 mila persone salvaguardate, più di 97 mila assegni certificati per un totale di pensioni liquidate che supera le 56 mila. Parente: "Ora la sottocommissione sugli esodati ha avviato i lavori per effettuare un censimento dei casi di esodati ancora esistenti"
di Annamaria Parente,  pubblicato il 12 novembre 2014
"Con l'audizione dell'Inps, ha avviato i lavori nell'ambito della Commissione Lavoro del Senato, la sottocommissione sugli esodati, da me presieduta, con la mission di effettuare un censimento dei casi di esodati ancora esistenti". Lo dice la senatrice Annamaria Parente, capogruppo del PD nella Commissione Lavoro e presidente della sottocommissione sugli esodati.
Le cifre sui cosiddetti esodati riportate dall'Inps, secondo l'ultimo aggiornamento, in occasione di un incontro sul tema in Commissione Lavoro al Senato parlano chiaro. Oltre 162 mila persone salvaguardate, più di 97 mila assegni certificati per un totale di pensioni liquidate che supera le 56 mila. I numeri sono il risultato dell'applicazione dei sei provvedimenti di salvaguardia finora emanati, per tutelare quanti erano rimasti senza stipendio e senza pensione.
"I dati dell'INPS dimostrano che le varie categorie di esodati sono stati tutte salvaguardate fino a gennaio 2015. Parliamo di coloro che avevano raggiunto un accordo con la propria azienda e che godevano di uno scivolo 'coperto', non più adeguato al momento dell'entrata in vigore della legge Fornero, a causa del conseguente aumento dell'età pensionabile. Si tratta di lavoratori che si sono ritrovati senza stipendio e senza pensione e dunque lo Stato è intervenuto con sei salvaguardie a loro favore. Ora esistono ancora dei casi individuali, che censiremo per poi trovare una soluzione".
"Esiste poi un'altra questione - prosegue Parente - che riguarda i lavoratori over 60 che perdono il posto, non ne trovano un altro e non godono di ammortizzatori sociali. Questi non sono esodati veri e propri, ma il loro è un problema conseguente all'allungamento dell'età pensionabile per il quale avanzeremo proposte di soluzione".
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Urge Presidio di visibilità: se non ora, quando?


MASSIMA ATTENZIONE
PRESIDIO SOTTO MONTECITORIO 
il 27 Novembre 2014 
 dalle 8:30 alle13:30
Per:
- dimostrare che ESISTIAMO ancora e che decine di migliaia di "esodati" restano ancora NON SALVAGUARDATI;
- richiedere a gran voce l'inserimento in Legge di Stabilità un provvedimento di salvaguardia ALMENO per i 49.500 censiti dall'INPS;
- contestare la nostra schedatura ichiniana la Rete dei Comitati degli Esodati.

Oggi (grazie a Giuliano Colaci ed agli amici romani) abbiamo ottenuto i necessari permessi dall'Autorità di Sicurezza e perciò TUTTI gli "esodati" sono convocati ad un presidio a Roma in Piazza Monte Citorio per il 27-11-2014.
Sono in corso numerose richieste di incontro per quella data con i nostri principali interlocutori governativi e parlamentari. Incontri che saranno gestiti dalla Rete dei Comitati che formerà apposite delegazioni rispettando i soliti criteri di rappresentanza di tutte le categorie penalizzate. 
Si stanno inoltre valutando ulteriori iniziative per quella giornata e l'organizzazione di trasporti collettivi dal Nord e dal Sud. RACCOMANDIAMO LA MASSIMA PARTECIPAZIONE DI TUTTI
SE NON ORA, QUANDO???

Capiamo che il tempo a disposizione per organizzarsi per venire a Roma è poco, però la data del 27 per il presidio non è stata scelta a caso.
Tale data dovrebbe essere quella della quale approda la legge di stabilità in parlamento, inoltre bisogna tenere presente che il 5 dicembre ci sarà lo sciopero generale della CGIL e per quella data bisogna essere nuovamente a Roma o nelle città dove si manifesterà,chiaramente sarebbe stata una "ammazzata" in così poco tempo partecipare a due manifestazioni .
Poi le dichiarazioni di Treu e Nori in commissione giorni fà, per finire ieri si è aggiunta la pazzia di Ichino, ci hanno indotto a non perdere ulteriore tempo.
Questo presidio è sicuramente il presidio dove si richiede il maggior numero di partecipanti, è quello dove tutti i non salvaguardati devono presentarsi in piazza con le loro famiglie,inoltre si chiede la collaborazione e la presenza di tutti i salvaguardati,per essere di sostegno ai nostri amici.
Mi rivolgo inoltre a quelle persone( che sono sparite) che negli ultimi due mesi hanno seguito altre strade con una piccolissima rappresentanza di esodati non salvaguardati ,di unirsi al presidio e di lasciar perdere qualsiasi forma di lotta personale che non porta da nessuna parte.
Solo l'unione di tutti ci ha fatto avere risultati importanti in questi anni, e la stessa unione ci porterà fino alla soluzione definitiva del problema .
Pertanto il 27 NOVEMBRE DOBBIAMO ESSERE TUTTI E DICO TUTTI IN PIAZZA!!! 
Giuliano

Gent.mi Senatrice Parente, Sen, Sacconi, on. Damiano
la “Rete dei Comitati degli Esodati”, esprime il rammarico e la viva preoccupazione per le affermazioni della Sen. Parente fatte in Commissione Lavoro del Senato – Sottocommissione Esodati -, e riportate da un comunicato stampa dell’ANSA di ieri pomeriggio, a suggello delle affermazioni del Commissario INPS Treu e del Dg. Nori espresse durante l’audizione  e secondo cui la questione “Esodati” sarebbe “conclusa, finita”: <<Le pensioni di questi soggetti, ha riferito la senatrice Annamaria Parente (Pd), sono "allineate al 6 gennaio 2015". Si tratta delle diverse categorie di lavoratori: da quelli in mobilità a quelli che hanno versato contributi volontari. "Rimangono - ha aggiunto Parente - dei casi individuali per i quali la sottocommissione si è impegnata a fare un censimento tramite delle schede che saranno disponibili sul suo sito”>>.
Purtroppo, come è noto alla Commissione Lavoro della Camera  e come anche lei dovrebbe sapere, non è la realtà dei fatti : non rimangono solo dei casi individuali esclusi, ma esistono ancora decine di migliaia di Esodati non ricompresi nelle varie salvaguardie a causa di tutte le condizioni restrittive poste nei vari decreti attuativi, stilati col solo fine di riportare i numeri dei derogati alle coperture finanziarie di volta in volta messe a disposizione e non per rispettare il diritto di quanti hanno visto lo Stato violare il patto con il Cittadino.  
Ancora una volta l’INPS, non si capisce se per volontà propria o per volere di chi pretende che la questione venga chiusa a tutti i costi, smentisce se stessa sui numeri: infatti il 22 maggio 2012 il DG dell’INPS Nori con precisa relazione consegnata al Ministero del Lavoro e mai smentita dichiarava con – cito testualmente -  “un’approssimazione statistica il cui grado di fiducia è quantificabile intorno al 95%”, che gli “esodati” erano 328.650 ! Al netto delle 6 salvaguardie (170.230 salvaguardati) secondo i dati INPS rimarrebbero quindi ad oggi 158.420 Esodati non salvaguardati !!
La conferma più significativa che gli esclusi non ammontino a pochi casi individuali, tuttavia è lo stesso Ente Inps a fornirla, non più tardi di un mese fa', con  due tabelle predisposte dai suo tecnici in risposta all'interrogazione n. 5-030439 dell'On. Gnecchi, e illustrate in Commissione Lavoro il 15 Ottobre u.s. dal Sottosegretario Bobba. I dati ufficiali contenuti in queste tabelle indicano esplicitamente che gli “Esodati” non salvaguardati superano i 50.000 soggetti
Infine, ulteriore prova dei numeri ingenti di "esodati" non salvaguardati, la si può ritrovare anche nell'ex proposta di legge 224 unitaria della Commissione Lavoro della Camera, per la quale si diede vita ad un tavolo tecnico, che purtroppo dopo la prima riunione non fu più riconvocato, ma al quale furono consegnate relazioni di Inps e Ragioneria che davano conferma esplicita dell'attualità  del nostro dramma, visti i numeri riportati.
In rappresentanza della Commissione Lavoro del Senato a tale tavolo tecnico partecipò il Senatore Sacconi, suo presidente. Un  Tavolo Tecnico che andrebbe ricostituito e dal quale vorremmo essere correttamente sentiti per esporre anche le nostre giuste ragioni. Una Commissione sciolta troppo in fretta nonostante il Ministro Poletti avesse ripetutamente e pubblicamente assicurato una soluzione strutturale del problema “esodati” entro quest’anno, soluzione PREVIDENZIALE almeno per tutti coloro che maturavano il diritto fino al 31.12.2018.
Ci troviamo obbligati a ricordarle che anche l’ex ministro  Fornero e molti altri parlamentari e soloni della previdenza hanno cercato in questi 3 anni di affermare, di salvaguardia in salvaguardia, che “gli esodati non esistono più” ma sono stati prontamente smentiti dalla salvaguardie immediatamente successive ....!
La “Rete dei Comitati degli Esodati”, ha emesso il comunicato a confutazione delle conclusioni cui è arrivata l’INPS nell’audizione di ieri e, considerata l’esperienza fatta sul campo in questi 3 anni e la conoscenza specifica della “questione”, chiede di poter essere ascoltata dalla Commissione lavoro del Senato in seduta comune con quella della Camera  oppure nella sola Commissione lavoro del Senato – Sottocommissione Esodati, per poter ribadire le fondate ragioni di diritto e di giustizia degli "esodati", nell’ambito dell'indagine effettuata dalla medesima sottocommissione, al fine di un definitivo completamento delle salvaguardie per le persone che abbiano perso il posto di lavoro per effetto di accordi stipulati prima della riforma pensionistica e/o che abbiano optato, precedentemente all’approvazione della stessa, per la contribuzione volontaria, sulla base della prospettiva di un pensionamento ragionevolmente prossimo, facendo affidamento sulle norme previdenziali previgenti
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