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lunedì 2 febbraio 2015

Cotrolla se rientri nella sesta salvaguardia.

Esodati, rientri nella sesta salvaguardia? Controllalo con PensioniOggi.it
L'intervento proposto con la legge 147/2014 allunga di un anno i vari profili di tutela aperti spostando il paletto della decorrenza, dal 6 gennaio 2015 al 6 gennaio 2016.
Con la pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale numero 246 lo scorso 22 Ottobre della legge 147/2014 del 10 Ottobre 2014 si è completato il quadro relativo alla cd. sesta salvaguardia, provvedimento che consentirà ad ulteriori 32.100 lavoratori che hanno perso il posto di lavoro entro la fine del 2011 di mantenere, in via eccezionale, le regole di pensionamento all'epoca vigenti.
Per aiutare i lettori a districarsi in questo continuo divenire di norme, pensionioggi.it ha aggiornato il nuovo programma per verificare la possibilità di entrare nella sesta salvaguardia con l'individuazione della corretta data di decorrenza della rendita previdenziale e dei vari paletti imposti dalla nuova normativa. Si ricorda, infatti, che la decorrenza della pensione, non potrà essere comunque anteriore al 6 Novembre 2014, data di entrata in vigore della legge 147/2014.
Come noto gli interessati hanno avuto tempo sino al 5 gennaio 2015 per presentare le istanze di accesso ai benefici all'inps o alla DTL a seconda del profilo di tutela. Nei prossimi giorni l'inps inizierà a stilare la graduatoria e, quindi, a certificare la possibilità di fruire della salvaguardia. Vai al programma: Controlla se sei salvaguardato

domenica 1 febbraio 2015

Esodati milanesi chiedono il nostro aiuto

Volentieri pubblichiamo l'appello dei milanesi
Importante! fate girare dobbiamo essere in tanti.
essere sconfitti e un'opzione che non possiamo permetterci.
Ormai tutti sapete che La DTL di Milano a differenza delle altre presenti su tutto il territorio Nazionale, si è sottratta all'applicazione della legge che disponeva per tanti nostri amici L'accesso alla sesta salvaguardia. Sospendendo per La provincia di Milano un diritto accolto e riconosciuto in tutto il restante territorio nazionale.
Io vi chiedo di partecipare tutti, ma proprio tutti al Presidio che abbiamo indetto per
Mercoledì 4 febbraio 
in via Mauro Macchi 9 (zona stazione centrale)
 dalle ore 9.00 alle ore 11.00
Vi prego di segnalarmi la vostra partecipazione,
PS pur non essendo Più interessato personalmente alla questione, è da tre anni che uso molto del mio tempo per combattere queste ingiustizia, oggi ve ne chiedo un po' a voi. e ci conto.
 A. Perna

venerdì 30 gennaio 2015

Quante sono le prestazioni liquidate in salvaguardia?

Pensioni/Esodati, ecco quante sono le prestazioni liquidate in salvaguardia

Scritto da 
L'Inps ha aggiornato il report delle procedure di monitoraggio dei lavoratori cd. salvaguardati. Sono circa 100mila le pensioni certificate su un totale di oltre 170 mila posizioni disponibili.
Continuano a salire le pensioni liquidate in regime di salvaguardia. Al 23 Gennaio 2015, afferma l'ultimo report dell'Inps, i trattamenti liquidati sono 64.077 mentre le certificazioni hanno toccato quota 97.996. Parliamo dei lavoratori che, sulla base di specifici provvedimenti legislativi adottati nel corso degli ultimi 3 anni, hanno potuto continuare a fruire, in via eccezionale, delle regole di pensionamento ante-fornero. Sono 170mila i lavoratori che, con sei salvaguardie, l'ultima approvata nell'Ottobre 2014 con la legge 147/2014 possono contare su questa opportunità.
In pratica sino ad oggi sono state liquidate circa un terzo delle posizioni disponibili mentre il numero delle certificazioni rilasciate dall'istituto coprono poco meno del 60% dei posti disponibili (98 mila su 170mila posti).
Dal report emerge come permangano numeri ancora relativamente bassi sulla seconda salvaguardia (Dl 95/2012): le pensioni certificate sono state poco piu' di 17mila mentre il numero di quelle liquidate si ferma sotto le 10mila unità; la capienza complessiva è di ben 35mila posti (effetto della riduzione disposta con la recente legge 147/2014 che ha tagliato di 20mila posti il contingente originariamente previsto per questa salvaguardia). Si tratta, com'è noto, di lavoratori coinvolti in accordi per la gestione di eccedenze occupazionali con l'utilizzo di ammortizzatori sociali sulla base di accordi stipulati in sede governativa entro il 2011.
Stessa situazione si riscontra nella quinta salvaguardia (legge 147/2013) dove a fronte di 17mila posti disponibili le certificazioni si arrestano a 3.294 anche se la maggior parte sono già state messe in pagamento.
Continua invece a registrarsi un deficit di posti disponibili nella quarta salvaguardia, nel profilo dedicato ai lavoratori che hanno fruito nel corso del 2011 dei congedi e/o dei permessi per assistere disabili: l'Inps ha certificato il diritto a fruire della salvaguardia a ben 4.886 persone, quasi il doppio del numero disponibile (2.500). Stante il superamento del limite previsto dalla legge, però, l'istituto ha potuto inviare la certificazione solo a coloro che hanno maturato il diritto a pensione, con le vecchie regole, entro il 31 Ottobre 2012. 

giovedì 29 gennaio 2015

Pensione anticipata 2015-2016: ultime notizie su opzione donna e esodati

Pensione anticipata 2015-2016: ultime notizie su opzione donna e esodati
Scritto da mercoledì 28 gennaio 2015
Una riforma al più presto. Nonostante in questi giorni e in questo mese l’attenzione sia tutta concentrata sull’elezione presidenziale del nuovo primo cittadino d’Italia, prosegue il dibattito sulla riforma delle pensioni. Dopo la bocciatura della Consulta circa l’ammissibilità del referendum abrogativo delle legge Fornero, proposto dalla Lega Nord, è ripresa la dialettica tra politica, parti sociali e categorie di lavoratori al fine di risolvere gli intoppi della riforma Fornero.
Il ministro Giuliano Poletti è nuovamente intervenuto e ha confermato la volontà del Governo Renzi di intervenire  per introdurre una normativa più flessibile.
Regge, per ora, l’emendamento per la proroga opzione donna. Tra gli emendamenti presentati al milleproroghe che hanno retto il primo giudizio di ammissibilità, c’è quello di Sel (emendamento Nicchi 10.09), che riguarda l’estensione dell’opzione donna fino al 2016. Sono passati anche gli emendamenti sulle aliquote contributive delle Partite Iva nella gestione separata e sul regime dei minimi.
Il premier ha comunque affermato di voler portare la riforma al consiglio dei ministri del 20 febbraio. In tale sede gli emendamenti potrebbero essero bocciati se in seduta d’esame di commissione il Governo dovesse dare parere negativo ad una modifica del milleproroghe.
Comitato Opzione Donna in lotta. Ad oggi ancora non è pervenuto all’Inps il parere del Ministero del Lavoro, richiesto dall’Ente per procedere o meno sull’accettazione delle domande 2015. Le lavoratrici interessate non sono rimaste a guardare e hanno creato su Facebook il gruppo “Comitato Opzione Donna”.
Qui aggiornano tutte le iscritte e i sostenitori della loro causa delle varie iniziative intraprese, come l’ultima dell’emendamento presentato dall’onorevole Nicchi di Sel, per una proroga delle tempistiche per l’invio delle domande per il pensionamento anticipato a partire da 57 o 58 anni di età e tre mesi con calcolo dell’assegno secondo il sistema contributivo.
In merito a tale questione l’on. Nicchi ha chiesto un incontro a Tito Boeri, nominato a fine dicembre presidente dell’Inps. Al Parlamento spetterà l’ultima parola ma noi, nei prossimi giorni, daremo parola a chi vive sulle sue spalle questo problema, le donne del Comitato Opzione Donna.
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Esodati liguri a Primocanale

Esodati, continua lo scandalo in attesa di risposte
Primocanale.itPiù di 6mila in Liguria, 49.500 a livello nazionale: sono gli esodati, persone rimaste senza lavoro e lasciate senza pensione. Grazie agli interventi degli scorsi mesi il loro numero è diminuito, ma nonostante le rassicurazioni del Governo il problema non è affatto risolto. Per questo hanno scritto a Matteo Renzi, ma al momento non arrivano risposte.
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mercoledì 28 gennaio 2015

Il buco delle Pensioni a Presa Diretta

Il buco delle pensioni

In onda Domenica 1 febbraio 2015 alle 21:45

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In onda Domenica 1 febbraio 2015 alle 21:45
IL BUCO DELLE PENSIONI

Domenica 1 febbraio ore 21.45 Rai3

A PRESADIRETTA un’inchiesta che racconta tutta la verità sullo stato di salute del nostro sistema pensionistico. C’è un buco nei conti dell’Inps tale da giustificare un allarme sulle pensioni delle future generazioni? E' possibile che lo Stato sia diventato un evasore di contributi previdenziali?
Guarda il PROMO
Un viaggio di PRESADIRETTA nell’universo contraddittorio delle pensioni.
Dalle conseguenze della Riforma Fornero, che ha fuso dentro l’Inps altre Casse Previdenziali, ai vitalizi dei politici, alla cattiva gestione dell’immenso patrimonio immobiliare dell’Inps, agli scandali dei falsi invalidi . E ancora l’ingiustizia delle pensioni d’oro, che puntualmente sparisce dall’agenda politica di ogni governo. Tanto che ancora oggi abbiamo pensionati da 3500 euro al giorno.

Le telecamere di PRESADIRETTA racconteranno come i contributi dei giovani precari tengono in piedi un sistema previdenziale, che non gli darà mai una pensione degna di questo nome.
“IL BUCO DELLE PENSIONI” è un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti e la collaborazione di Marina Del Vecchio.
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martedì 27 gennaio 2015

I Comitati a Renzi: risolvete il dramma degli Esodati!!

Lettera aperta al Presidente Renzi
Risolvete il dramma degli Esodati!!

Al Signor Presidente del Consiglio 
dott. Matteo Renzi
e, per conoscenza
Al Ministro del Lavoro  
Giuliano Poletti 
Ai Presidenti e componenti le 
Commissioni Lavoro di Camera e Senato

Roma 27 Gennaio 2015

Prendiamo atto della sentenza della Consulta che boccia il referendum per l’abolizione della manovra finanziaria sul sistema previdenziale,  predisposta e attuata dal Governo Monti e dal Min. Fornero nel dicembre del 2011, con il consenso di quasi l'intero arco parlamentare.
Visto l’attuale contesto politico-sociale, e stanti le chiare norme costituzionali in merito, ben pochi “esodati” si erano illusi che si sarebbe arrivati al pronunciamento dei cittadini su una fra le più inique, ingiuste e deleterie norme di legge mai approvate dal Parlamento italiano, che non trova similitudini neanche in altri paesi comunitari.
Una manovra con evidenti e chiari profili di incostituzionalità, riconosciuti anche da alte figure istituzionali, sui quali non si è voluto apportare le necessarie e fattibili correzioni.

Una manovra che da una parte ha provocato un diffuso, grave disagio sociale, avendo costretto persone ultrasessantenni ai lavori forzati, bloccato il turn-over nel sistema produttivo italiano e dall’altro avendo causato l’emergenza sociale degli “esodati”.

Sono stati condannati decine di migliaia di cittadini, incluse le rispettive famiglie, alla privazione da qualsiasi reddito per diversi anni. Decine di migliaia di famiglie private del lavoro e della pensione loro procrastinata ad un futuro remoto da un intervento fortemente imposto dall'allora Governo il quale ha stracciato il patto che pure aveva responsabilmente sottoscritto con questi ex lavoratori e lavoratrici.

Un emergenza che si perpetua ormai da 3 anni ed alla quale gli ultimi 3 governi hanno risposto con provvedimenti-lotteria insufficienti a sanare interamente l'iniquità a suo tempo perpetrata.

Esclusi dalle 6 salvaguardie finora approvate, restano ALMENO 49.500 cittadini, come certificato dal Governo in base a dati documentali INPS, resi noti  in risposta alla interrogazione parlamentare dell’On.Gnecchi.

Chi afferma che il dramma degli “esodati” sia stato risolto e che gli “esodati” non esistano, mente sapendo di mentire.

Sulla reale consistenza della platea in questione sono ormai 3 anni che assistiamo ad un indecoroso balletto; nel giugno 2012 INPS li aveva quantificati e certificati in quasi 400.000 che, al netto dei 170.000 salvaguardati dalle 6 “lotterie” sarebbero ora ridotti ad oltre 200.000.  

Se questi numeri sono reali (e come non potrebbero esserlo se in tre anni non sono mai stati smentiti?), tutti costoro, comprese le loro famiglie, resterebbero tuttora a rischio indigenza per  numerosi  anni ancora, a causa della perdurante assenza di reddito. Tale situazione sarà inesorabilmente destinata a perdurare se il loro diritto alla pensione, la cui legittimità discende dal patto a suo tempo stabilito con lo Stato, non verrà ristabilito quanto prima.

La Rete dei Comitati degli Esodati ribadisce la sua ferma intenzione di continuare la mobilitazione dei propri aderenti affinché la corretta ed equa salvaguardia sia garantita a tutti coloro che siano in possesso dei seguenti 2 requisiti (escludendo quindi qualsiasi altro vincolo o lotteria):
  1. Non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che, come esito finale, prevedano il futuro licenziamento.
  2. Maturazione del diritto pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12. 2018.
Nelle prossime settimane saremo di nuovo a presidiare le sedi governative ed istituzionali per ribadirlo per la dodicesima (12a) volta in questi 3 anni di sofferenza!! 
Chiediamo con fermezza e determinazione che Governo e Parlamento procedano sollecitamente ad approvare una 7a salvaguardia, che comprenda ALMENO i 49.500 esodati , attualmente non salvaguardati e certificati da Governo e INPS. Chiediamo un provvedimento d'urgenza, finanziato dai residui dei fondi già stanziati per le precedenti salvaguardie e che risultano ampiamente sufficienti allo scopo, senza alcuna necessità di reperire ulteriori risorse.
Infine, chiediamo con la massima fermezza che queste risorse confluiscano e vengano esclusivamente utilizzate, così come previsto dalla normativa in merito, nel “fondo esodati”, per la loro salvaguardia.
NESSUN “ESODATO” DEVE ESSERE CONDANNATO ALL’INDIGENZA !!!

Presidente Renzi, l'Italia è un Paese da ricostruire, sul quale gravano innumerevoli priorità e, non ultima tra queste, vi è l'urgente necessità di una soluzione per TUTTI gli "esodati non salvaguardati". Se non verrà sanato il “vulnus”del mancato riconoscimento del diritto di questi cittadini italiani ad andare in pensione con le regole previgenti la “riforma”, l'Italia darà conferma di non essere più un Paese democratico e civile, in totale spregio alla sua fondamentale Carta Costituzionale e, in particolare, all'art. 3.
Chiariamo subito che non ci interessano le numerose e confuse ipotesi di soluzione che stanno emergendo da più parti nelle ultime settimane,  che a nostro avviso riguardano la necessaria, prevenzione del formarsi di nuovi “esodati”: i cosiddetti “esodandi”.
Per gli “esodati” lo Stato DEVE ripristinare il patto sottoscritto con loro.
Le chiediamo con fermezza di assumersi, come è in Suo potere e come deve, la responsabilità di sanare, nella forma e nel diritto, la gravissima e violenta ingiustizia compiuta nei confronti degli “esodati” 
 Confidando in un sollecito e positivo riscontro alla nostra legittima richiesta le rinnoviamo la richiesta di incontro più volte inviatale ed alla quale non ha mai risposto.
La salutiamo cordialmente.  
Per la Rete dei Comitati di Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, Esonerati, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele 
Flore Francesco Tel.:  0784 203888 - 3389976878 - comitatiesodatinrete@gmail.com


Leggi anche: Contatto News; Pensioni Oggi; Mediterranews

Furlan: torni la pensione con le quote

Riforma Pensioni, Furlan: torni la pensione con le quote

Scritto da  Bernardo Diaz
La leader della Cisl ribadisce la necessità di intervenire sulla Riforma Fornero per garantire maggiore flessibilità in uscita. Critico il giudizio sulla previdenza complementare colpita dal Governo con la Finanziaria 2015.
Non si può rimettere in discussione la legge Fornero senza gravare sui conti pubblici. Abbiamo ben presenti le compatibilità di bilancio. Ma non meno che l'occupazione giovanile è in forte sofferenza e che il sistema previdenziale oggi è troppo rigido. E' quanto afferma il segretario della Cisl Furlan dalle pagine del quotidiano Avvenire. Occorre invece ripristinare una certa flessibilità in uscita e tener conto che non tutti i lavori, e non tutti i lavoratori, sono uguali: le persone hanno esigenze differenti e a 67 anni è diverso stare seduti a una scrivania o salire su un'impalcatura. Bisogna far sì, perciò, che sia possibile andare in pensione dopo un certo numero di anni di contribuzione, in combinazione a una certa età".
L'ipotesi della sindacalista è di ripristinare, insomma, il sistema delle quote, cioè la vecchia pensione di anzianità. Ma a che livello? La Furlan non fissa soglie specifiche, anche se l'ipotesi di partenza - sostiene la sindacalista - è quella che ha rilanciato il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: cioè la quota 100 con un minimo di 60 anni e 35 anni di contributi. "Questa è la strada a condizione però che a 40 o 41 anni al massimo resti l'uscita indipendentemente dall'età anagrafica e si cancelli quel controverso sistema di penalizzazioni che colpisce oggi solo una parte dei lavoratori". Inoltre, - ricorda la Furlan - si possono incentivare  con contributi figurativi o sgravi fiscali  le "staffette" tra un lavoratore anziano che passa a part-time e un giovane che entra in azienda e impara un mestiere.
L'altro problema che sottolinea la Furlan è la stangata sulla previdenza complementare. La finanziaria 2015 rischia di far danni anche nel campo previdenziale, grazie all'aumento delle tasse sui fondi pensione. "L'impatto della nuova aliquota  balzata in un sol colpo dall'11,5 al 20%  sarà quello di assottigliare l'assegno integrativo nel futuro. Un'assurdità, vista la progressiva magrezza delle nuove pensioni, complice la frammentazione delle carriere, il passaggio al contributivo puro con stipendi in media bassi, il Pil depresso di questi anni.
Colpire la previdenza integrativa non sembra dunque una mossa furba. Basti pensare che tra il 50 e il 60% dei dipendenti privati versa il Tfr nei fondi, proprio per accumulare un tesoretto extra negli anni della vecchiaia. In tutto sono 6 milioni i lavoratori italiani iscritti, uno su quattro. L'effetto della stangata sarà quello di avere pensioni integrative più povere domani (fino al 13% in meno), oppure versamenti più salati oggi ( fino al 12% in più) per mantenere lo stesso assegno futuro. I più penalizzati saranno i giovani.  Renzi aveva promesso di intervenire. Ma la soluzione trovata, non ancora attiva, quella del credito di imposta ai fondi pensione, non sembra poter avere una ricaduta sul lavoratore" .
(Leggi)
Leggi anche: Il Sussidiario e Pensioni, Furlan: bisogna reintrodurre la pensione di anzianità