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venerdì 22 maggio 2015

Insufficienti i posti per i lavoratori che assistono i disabili

LETTERE AL GIORNALE
Esodati, i posti per i lavoratori che assistono i disabili sono insufficienti. Lettera

gregio Direttore, Vogliamo comunicare a tutti i lettori italiani, la particolare condizione di un segmento di lavoratori, (5.000/10.000), i quali, avendo usufruito della legge 104/92 nell'anno 2011, sono stati cosiddetti "salvaguardati" da ben 6 leggi dello Stato, varate dal 2012 al 2014. Ebbene, come troppo spesso sta accadendo in questo paese, le leggi sono promulgate, con le dovute coperture finanziarie, firmate dal Presidente della Repubblica, pubblicate sulla G.U. ma costantemente, non sempre "rispettate"!
Ciò procura, inevitabilmente, grave danno ai cittadini che contribuiscono sempre alla gestione di questo Stato, (850 miliardi all'anno), in virtù di una pressione fiscale tra le più alte d'Europa. Che cos'è la legge 104/92? I legislatori di ventitré anni fa vararono questa legge per tutelare, in parte, quei lavoratori che dovevano accudire un familiare soggetto ad handicap, o gravemente malato; quali tutele sono previste? E' prevista la concessione di alcuni giorni di permesso retribuito, (fino a tre gg. al mese), od altra forma di orario agevolato nel proprio lavoro. Siamo stati costretti a scrivere questa pagina per far sapere a tutti gli Italiani che " anche noi" siamo stati oggetto di una campagna mediatica di "spot rassicuranti e buonisti" da parte di un esecutivo che continua a "parlar bene e razzolare male". Per dimostrare la Ns/ legittima indignazione, e non essere accusati di facile "populismo", come testimonianza, vi rimandiamo all'ultimo report dell'INPS del 3/4/2015, sulle 6 leggi di salvaguardia; Lo Spot governativo: "Le nostre leggi in tema di esodati, hanno salvaguardato 170.000 lavoratori". La Realtà: solo 96.000 "salvaguardati" hanno ottenuto il diritto a pensione; oltre 70.000 i lavoratori, (di cui circa 5.000/10.000 della 4^ e 6^ salvaguardia L.104/92), ancora in attesa da circa un anno della relativa certificazione INPS, e tra essi, numerosissimi insegnanti che, in assenza di tale certificazione, entro il 1° settembre 2015, dovranno "subire" un'ulteriore suppletivo anno scolastico di usurante lavoro! Questi "premeditati" ritardi, permetteranno ai cosiddetti "salvaguardati" di raggiungere la meritata quiescenza con i regolari dettami della legge Fornero; tradotto, cioè: teoricamente siete salvaguardati, ma concretamente" non lo siete! La vogliamo definire un' autentica "presa in giro"?

Enrico Ercolani

Esodati a "Mi manda Rai 3"

Stamattina, dalle 10:00 nel corso della trasmissione MI MANDA RAI TRE condotta da Elsa Di Gati si parlerà anche di esodati. In studio Stella Marchi e Giuliano Colaci. 
Nei momenti di oscurità mediatica sugli esodati, per fortuna "Mi Manda RAI 3" tiene vivo l'interesse al problema

La Rete ha deciso un presidio davanti all'INPS nazionale

28 MAGGIO 2015 
ORE 10 
PRESIDIO A ROMA DAVANTI ALL'INPS
Successivamente 
davanti alle sedi dei principali quotidiani nazionali

Stante l'attuale situazione di stallo nella soluzione del dramma degli "esodati"; 
stante il sostanziale blocco dell'esame delle proposte per una 7' salvaguardia presentate alla Camera;

 
stante la circostanza che uno dei principali motivi di tale blocco è la mancanza della rendicontazione dei risparmi conseguiti dalle 6 precedenti salvaguardie che l'INPS non ha ancora fornito a Governo e Parlamento;

La Rete dei Comitati ha indetto un presidio per il 28 maggio davanti all'INPS
(sede Presidenza Via Ciro il Grande, 21) per sollecitare l'Istituto a chiudere sollecitamente le 6 salvaguardie, dare risposta a TUTTE le istanze presentate dagli aventi diritto e rendicontare a Governo e Parlamento i risparmi conseguiti che i parlamentari proponenti vorrebbero utilizzare per le coperture finanziarie delle proposte di legge per una 7' salvaguardia presentate in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.
 
TUTTI GLI ADERENTI AI COMITATI (in rete e non)  
SONO INVITATI A PARTECIPARE ATTIVAMENTE
 
Sono in atto richieste di incontro con tutte le altre istituzioni interessate all'esame ed approvazione di questo 7° provvedimento di salvaguardia che si sollecita venga approvato entro l'estate.
  • a tutti gli "Esodati" va restituito il diritto alla pensione con una
    NUOVA SALVAGUARDIA

  • ai lavoratori va riconosciuto il diritto ad una maggiore flessibilità nel percorso pensionistico.
Tutti a Roma il 28 per rivendicare
ancora una volta
il nostro diritto alla pensione

giovedì 21 maggio 2015

Ritiro dal lavoro a 60-62 anni: costa un quarto dell’assegno?

IL SECOLO XIXPensioni, ritiro dal lavoro a 60-62 anni, ma tagliando un quarto dell’assegno

Alessandro Barbera
20 maggio 2015
Roma - In pensione anticipata anche a 60 o 62 anni rinunciando al 20-30 per cento dell’assegno: alzi la mano chi non ci penserebbe almeno un minuto. Sulla carta è la soluzione che fa tutti felici. Più libertà per il lavoratore, meno complicazioni per chi governa (vedi esodati), un’occasione per le imprese che possono assumere persone giovani e più produttive. Ma non è una strada che si percorre gratis; vale per chi decide di lasciare il lavoro e per lo Stato. Le pensioni italiane valgono più di 270 miliardi di spesa, ora in sicurezza grazie alla riforma del 2011. «Avremmo voluto introdurre più flessibilità, ma non si poteva. Perché ogni soluzione ha un costo», spiega oggi Elsa Fornero. «Qualunque soluzione adotteremo dovrà rendere il sistema ancora più sostenibile», risponde il responsabile economia Pd Filippo Taddei. Nel breve periodo, almeno nei primi anni, il governo è rassegnato a sostenere un costo, l’importante è che nel lungo periodo la «gobba» previdenziale scenda di più. Ma quel costo dovrà essere in ogni caso contenuto, pena la censura dell’Europa, già preoccupata dagli annunci del premier.
La penalizzazione
Dunque? La variabile decisiva si chiama «penalizzazione». È lo scoglio di fronte al quale sono andate a sbattere tutte le ipotesi finora discusse. L’ultima in ordine di tempo - l’idea è di Pierpaolo Baretta e Cesare Damiano - prevede di ridurre l’assegno del due per cento per ogni anno di uscita anticipata. Per capirsi: se la pensione del signor Bianchi è prevista a 66 anni (l’età minima prevista oggi) con un assegno di duemila euro al mese, potrebbe andarsene a 62 perdendo l’8 per cento, 160 euro al mese. C’è un però: questa ipotesi costa comunque allo Stato fra i tre e i quattro miliardi l’anno. Al taglio secco dell’assegno ci sono due alternative: se l’impresa gli offre una buonuscita, potrebbe rinunciare a parte di essa, oppure chiedere il cosiddetto prestito previdenziale. Invece di rinunciare a parte dell’assegno, il signor Bianchi potrebbe accettare per i primi quattro anni un assegno più basso, restituendo la cifra anticipata a rate solo a partire dal momento in cui era previsto il pensionamento ordinario.
L’ipotesi Boeri
Nello schema del governo c’è una ulteriore variabile: far pagare di più a chi è andato in pensione almeno in parte con il vecchio sistema retributivo, più generoso del contributivo perché concede più di quanto effettivamente versato nella vita lavorativa. Il presidente dell’Inps Tito Boeri propone di finanziare così parte della riforma: ai redditi più alti potrebbe essere chiesto una sorta di contributo di solidarietà. È la proposta del consigliere di Palazzo Chigi Yoram Gutgeld, in passato sposata dallo stesso Renzi, ma che rischia di finire di nuovo di fronte alla Corte Costituzionale. Ecco che allora all’Inps hanno iniziato a ragionare su una ulteriore variante: calcolare una penalizzazione più forte per la parte di pensione concessa con il retributivo.
Il signor Bianchi
In caso di uscita a 62 anni invece che a 66 - spiegano all’Inps - il signor Bianchi verrebbe ridursi l’assegno di circa il 20-30%. Il numero è frutto di una complessa operazione in cui, alla penalizzazione prevista per la parte di pensione calcolata con il contributivo, se ne somma una parte (per almeno il 12 per cento) sulla quota di assegno retributivo. Non è chiaro se l’ipotesi prevederà un minimo di contribuzione per l’uscita, ma le indiscrezioni dicono che potrebbe essere concessa anche a 60 anni. Lo schema prevede una opzione ulteriore: usare il sistema in vigore per la cosiddetta “opzione donna”, che oggi permette di uscire con 57 anni di età e 35 di contributi. 

L’inferno degli esodati

L’inferno degli esodati
E ORA Renzi si occupi degli ultimi dannati della previdenza. Avviata a soluzione, sia pure in maniera parziale, la partita della sentenza della Consulta sulle mancate rivalutazioni, e definito il percorso che potrà portare a pensionamenti più flessibili, rimane ancora aperta la ‘ferita’ degli esodati.
Stretti in mezzo tra l’emergenza rimborsi e l’esigenza di alleggerire i requisiti per coloro che sono ancora al lavoro, gli esodati – senza assegno e senza stipendio – appaiono oggi come i dimenticati della previdenza.
Ma questi invisibili, questi fantasmi, esistono ancora, sono persone in carne e ossa, rimaste e lasciate in mezzo al guado, in un limbo che per ognuno di loro si è trasformato in un vero e proprio inferno. Ci sono state 6 operazioni di salvaguardia dal 2012, tutte realizzate sulla scorta di numeri approssimati e stime provvisorie, tanto che i conti di ognuna si sono rivelati largamente sballati. Tutte compiute, peraltro, sull’onda di spinte più emotive che razionali. Più che leggi, scialuppe di salvataggio calate all’ultimo momento nel mare della disperazione di migliaia di uomini e donne che in una notte di dicembre del 2011 si sono ritrovati con i programmi di vita sconvolti da un comma.
IL PROBLEMA, però, è che, nonostante le salvaguardie, ci sono almeno 50mila persone che, pur trovandosi nelle condizioni tipiche degli esodati, non hanno avuto a disposizione nessuna scialuppa su cui salire e sono in mezzo ai flutti. Ebbene, se si vuole chiudere davvero la stagione degli eccessi e delle rigidità della riforma previdenziale del 2011, non si può non tenere in conto anche di questi ultimi dannati della previdenza. La soluzione, d’altra parte, c’è ed è a portata di mano. La deputata del Pd Maria Luisa Gnecchi ha già presentato una specifica proposta per una settima salvaguardia, destinata alla metà degli interessati potenziali. Ebbene, basta un passo in più e si può chiudere una delle pagine più dolorose nella storia delle riforme previdenziali. Per realizzarlo basta attingere, da qui al 2018, anche solo a una minima parte delle risorse risparmiate nel dare attuazione alla sentenza della Consulta. E allora sì che Renzi potrà dire di aver compiuto un’operazione di equità previdenziale. E magari saranno anche meno arrabbiati i pensionati rimasti a secco di arretrati.

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Quando Renzi trovava giusta la riforma Fornero (a parte gli esodati)


Pensioni, quando Renzi trovava giusta la riforma Fornero (a parte gli esodati)
di  
“Suona paradossale la critica in bocca di chi l'ha votata: noi facevamo altri mestieri, io tappavo le buche a Firenze. E' il colmo che ora dicano che bisogna restituire tutto, è ridicolo. Noi, siamo qui a correggere errori di altri”.
Matteo Renzi attacca chi prima ha votato la legge Fornero e ora critica le mosse del suo governo sulla restituzione spacciata per 'bonus Poletti'. Avrebbe ragione da vendere, perché la lista degli smemorati è lunga e non riguarda solo la riforma delle pensioni. Ha meno ragione quando dimentica di infilarsi nello stesso pentolone, benché all'epoca non fosse parlamentare (come non lo è oggi).
7 dicembre 2011, tre giorni dopo la presentazione della manovra Salva - Italia che contiene la riforma incriminata, nella enews 330 Renzi prende tempo: “A chi - su twitter, su facebook o via email - chiede le mie impressioni sulla manovra dico che è ancora presto per dare un giudizio dettagliato. Vanno letti gli atti, non solo gli articoli. E ci sono moltissimi temi aperti ancora da scandagliare. Come tutti vedo le luci e le ombre”.
Campagna per le primarie PD 2012, Renzi presenta il suo programma e specifica: “La riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero non verrà messa in discussione. Era necessario ripristinare la sostenibilità finanziaria (soprattutto per le nuove generazioni) del sistema pensionistico, a fronte dell’aumento consistente dell’età anagrafica del nostro paese. Il problema dei c.d. ‘esodati’ dovrà tuttavia trovare una immediata soluzione”
Novembre 2012, sfida con Bersani su Raiuno, mancano poche ore al voto finale delle primarie. Possibilista su modifiche, ma senza stravolgimenti, altrimenti si arrabbiano le nuove generazioni: “Sarebbe facile dire sì torneremo indietro, si andrà in pensione prima. Io dico di no. Dobbiamo pagare un tributo alla serietà…Vivendo più a lungo è naturale andare in pensione un po’ più tardi. Qualcosa va rimesso a posto, non solo sugli esodati, ma non puoi pensare di metterla in discussione. Non si arrabbia solo l’Europa, ma le nuove generazioni”.
30 ottobre 2013, video-forum del Messaggero. Renzi, che contrariamente a quanto sostenuto cinque mesi prima quando assicurava che non si sarebbe candidato alla segreteria è il favorito per vincere le sue seconde primarie, risponde ai lettori. Scriveva il Corriere della Sera: “Tantissimi i messaggi che arrivano al candidato alla segreteria Pd tramite il video-forum: a un esodato risponde che «la riforma Fornero andava bene, perderò qualche voto, ma lo dico. La riforma non era sbagliata, ma va trovata la soluzione per gli esodati perché è inaccettabile che lo Stato fa un patto e poi ti frega”.
Che Renzi fosse bravo nel cambiare verso alle proprie opinioni lo avevamo capito da tempo.
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mercoledì 20 maggio 2015

Renzi sulle pensioni: “Più flessibilità, l’Inps dia libertà”

Renzi sulle pensioni: “Più flessibilità, l’Inps dia libertà”

Il premier: in Italia un milione di bambini soffre la povertà e i soldi che ci sono vorrei darli a quelli e non a chi ha preso 5 mila euro di pensione col retributivo
 
Matteo Renzi non è intimorito dall’annuncio di ricorsi e barricate dopo il decreto sui rimborsi. Il via libera dell’Ue dimostra che il provvedimento «ci ridà credibilità» ma c’è di più: «è un dovere dare a chi prende poco e non a chi ha una pensione di 5mila euro». E, nonostante i consigli a non toccare una materia spinosa come il sistema pensionistico, il premier conferma che nella legge di stabilità il governo interverrà sulla flessibilità in uscita così che «l’Inps dia più libertà» di scelta tra chi vuole andare in pensione prima, con una minima penalizzazione, e chi dopo prendendo di più.


A meno di 15 giorni dalle elezioni regionali, il presidente del consiglio, nel salotto di Porta a Porta, spiega la ratio di alcune mosse del governo che alimentano proteste: l’intervento sulle pensioni dopo la sentenza della Consulta e la riforma sulla scuola che domani arriverà al capolinea, alla Camera.

Sulle pensioni, Renzi sa che il tema «è scivoloso», dosa le parole ma è chiaro nel rivendicare l’azione «tempestiva» del governo. «Potevamo fare lo scarica barile, dare la colpa ad altri e prendere tempo perché il tema è una buccia di banana - ammette il premier - invece ci siamo presi le responsabilità in faccia». Secondo il leader Pd, «gli italiani capiscono che non ha senso spendere 18 miliardi per ridare i soldi a tutti i pensionati, anche a chi sta abbastanza bene o bene». E poi, «se in passato c’è gente che ha usufruito del diritto di andare in pensione a 40 anni» non è giusto che «le generazioni che vengono dopo» ne paghino le conseguenze.

In tempi di scarsità di risorse, nonostante «l’Italia sia ripartita», il premier spiega che deve fare delle scelte e se ci sono dei soldi preferisce «fare un piano per un milione di bambini che vivono in povertà piuttosto che darli a chi prende 5mila euro con il contributivo».

Altro discorso è invece l’intervento, l’unico, che il governo sta studiando sulla legge Fornero. «L’impegno del governo è chiaro - spiega Renzi - ed è: liberiamo dalla Fornero quella parte di persone che, accettando una piccola riduzione, può andare in pensione con un po’ più di flessibilità. Bisogna dire che “se tu vai in pensione a questo livello prendi x. Se vai in pensione a questo altro livello, prendi questo. Scegli tu!”».

Se l’aggiustata alle pensioni è rinviata ad autunno, è questione di settimane l’approvazione finale della riforma della scuola. Il premier aveva messo in conto la sollevazione degli insegnanti. Meno, i riflettori puntati sulla moglie Agnese, professoressa a favore della «Buona Scuola». «Chi ha qualcosa da dire se la prenda con me», si sfoga ricordando anche l’avviso di garanzia, poi archiviato, al padre.

Ma le proteste non fermano il presidente del consiglio che conferma anche le detrazioni per le scuole paritarie. «Bisogna vincere i tabù ma certo, a differenza dell’Italicum, non posso imporre la mia volontà», spiega tornando ad escludere la fiducia sul testo. E la stessa determinazione la userà per affrontare l’emergenza in Libia. Oltre al gesto simbolico di andare a recuperare in fondo al mare l’ultimo barcone nel quale sono morti centinaia di migranti, il governo si sta attivando sul fronte diplomatico. All’Onu, spiega Renzi, parlando con tutti i membri del consiglio di sicurezza in vista della risoluzione di giugno. E in Europa perché tutti i paesi «accettino le quote» di profughi, dimostrando se l’accordo europeo «è serio o fuffa».

Così come serietà e non uscite da «dilettanti allo sbaraglio» è la richiesta di Renzi ai dirigenti del calcio, oggi di nuovo nella bufera del calcio scommesse. E la proposta è di un patto tra politica e mondo del calcio per «un intervento sugli stadi, perché si diano stadi di proprietà e si torni allo stadio con le famiglie» come avviene nel resto d’Europa.
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martedì 19 maggio 2015

Renzi e l’amnesia sulla legge Fornero

Renzi e l’amnesia sulla legge ForneroRenzi e l’amnesia sulla legge Fornero
di | 19 maggio 2015
PoliticaSuona paradossale la critica in bocca di chi l’ha votata: noi facevamo altri mestieri, io tappavo le buche a Firenze. È il colmo che ora dicano che bisogna restituire tutto, è ridicolo. Noi siamo qui a correggere errori di altri”. Così il premier Renzi dopo l’ok in cdm al decreto legge sulle pensioni, per la bocciatura da parte della Consulta del blocco dell’indicizzazione voluta dall’ex ministro Elsa Fornero.
Errori di altri?”. Siamo già un paese senza memoria e anche Renzi dà il suo personale contributo alla rimozione del ricordo (pratica peraltro condivisa con buona parte della politica nostrana). Ci tocca rivitalizzare le funzioni mnemoniche.
A proposito degli “errori” della legge Fornero sulle pensioni è bene ricordare quanto diceva lo stesso Renzi che, nel 2012 e 2013, oltre a “tappare le buche” da sindaco di Firenze (sognando la segreteria del Pd e Palazzo Chigi), tappava anche la bocca a chi criticava la riforma con queste parole: “La riforma Fornero è giusta, a parte gli esodati” (ansa 28 novembre 2012); “La riforma delle pensioni della Fornero è seria, quella del lavoro timida e inefficace. Bene sulle pensioni, maluccio sul lavoro” (ansa 29 novembre 2012); “La riforma Fornero andava bene, perderò qualche voto (primarie 2013, ndr) ma lo dico. La riforma non era sbagliata ma va trovata una soluzione per gli esodati” (ansa 29 ottobre 2013). Insomma: altro che errori, Renzi promuoveva a pieni voti la legge, e la rimandava solo per gli esodati.
Quanto agli “altri” che avrebbero sbagliato ad approvarla, stupisce che Renzi non ricordi che a votare la riforma Fornero fu, se non lui direttamente, visto che non era (e non è mai stato) in Parlamento, certamente il suo partito, il Pd, sostenitore convinto del governo Monti.
O meglio, non stupisce affatto. Non che Renzi non ricordi – perché il ragazzo è giovane e fresco e in realtà ha una memoria prodigiosa – ma che faccia di tutto perché non lo ricordino gli italiani.
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