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martedì 31 gennaio 2012

Gli esodati nelle dichiarazioni di voto alla Camera 31-01-12

On Moffa - gruppo Popolo e Territorio
SILVANO MOFFA.
(...) una capacità correttiva laddove il provvedimento presentava elementi di grande discrepanza rispetto al discorso introduttivo che pure il Presidente Monti ha rappresentato a questa Assemblea all'atto della sua investitura, quando ha parlato di rigore, ma anche e soprattutto di equità.
Grazie al lavoro della Commissione XI (Lavoro) si è riusciti in qualche modo a correggere alcuni aspetti che riguardano l'impatto fortemente negativo che un'accelerazione nella costruzione di una riforma pensionistica ha portato per alcune categorie di lavoratori, in particolari per i lavoratori cosiddetti esodati, per coloro che hanno cominciato la loro attività lavorativa in età precoce e che si vedono in qualche modo fortemente colpiti da una riforma che non tiene conto di questo dato sociale fortemente incardinato nella struttura lavorativa del nostro Paese.
Qualche correttivo è stato apportato, ma noi auspichiamo che nel corso dell'esame del Senato si possa ulteriormente correggere quello che è ancora poco chiaro sotto il profilo dell'equità. Mi riferisco, in particolare - e lo sottolineo - a tutti coloro che per andare in pensione sono rimasti senza lavoro, senza retribuzione e senza pensione. Per ognuno di questi lavoratori vi è il dovere di cercare soluzioni idonee e mi auguro davvero che ci possa essere la capacità anche di chiarire alcuni aspetti ancora molti equivoci, che sono connessi all'interpretazione in riferimento alla data del 31 dicembre 2011.
Lo dico perché questi dubbi pongono un problema reale per migliaia di lavoratori con specifico riferimento ai lavoratori oggetto di accordi di mobilità collettivi, agli esodati, ai soprannumerari, ai lavoratori oggetto di licenziamenti individuali.
In sostanza, o si dà un'interpretazione flessibile alla normativa e agli accordi oppure occorre intervenire con apposite norme al Senato per chiarirne l'applicazione. (...)
(...) Abbiamo perso di vista che dietro i numeri ci sono le persone, il sangue e la carne delle persone, delle donne, degli uomini e dei giovani. Abbiamo perso di vista l'analisi approfondita per capire quali sono i vincoli che oggi impediscono a questo Paese di crescere e che ne bloccano sostanzialmente lo sviluppo.
Cari colleghi, lo voglio dire a nome del gruppo Popolo e Territorio con grande apertura a destra come a sinistra: noi abbiamo la fondata preoccupazione che la mentalità tecnocratica, indipendentemente dalle persone che oggi la rappresentano, possa essere soltanto l'anticamera dell'esasperazione dei conflitti sociali. Ce la prendiamo molto spesso con le categorie di nicchia e non tocchiamo i simulacri del potere economico e finanziario, non tocchiamo quei grandi interessi che si sono incrostati e che sono gli interessi di fondo, come quelli bancari.
Credo che sia arrivato il tempo invece di affrontare queste tematiche e lo dobbiamo fare perché il Governo, per quanto tecnico possa essere, non può essere mai un consiglio di amministrazione di un'azienda. (...)
(Leggi tutto l'intervento di MOFFA Silvano)
PIER PAOLO BARETTA. 
On. Baretta

(...) ci siamo preoccupati di analizzare con attenzione i contenuti di merito di questo provvedimento; il risultato di questo lavoro parlamentare è complessivamente positivo; siamo intervenuti, abbiamo corretto e, in molti significativi punti, migliorato la norma, pur nel rispetto dei vincoli finanziari con i quali stiamo facendo i conti. L'esito positivo di questo lavoro è l'altro motivo per il quale voteremo a favore; infatti, come a dicembre nell'intervento parlamentare della manovra che, lo ricordo, portò ad aumentare la rivalutazione delle pensioni fino 1.400 euro e l'esenzione dall'IMU fino a 400 euro, così ora, nel proroga termini, il ruolo del Parlamento è stato importante ed utile. Si sente dire e si legge spesso sui giornali che la politica, tutta, sarebbe sconfitta, fuorigioco, a riposo, se non addirittura in quiescenza. Non è così, la politica, quella con la «P» maiuscola, ovviamente, non si è messa in ferie ma, pur senza far mancare la lealtà e il sostegno politico al Governo Monti, ha fatto la sua parte. In questi due mesi la Camera dei deputati, in particolare questa inedita e provvisoria maggioranza ma ancora di più noi, il Partito Democratico, ha discusso, dialettizzato e contrattato con il Governo nel merito dei problemi e abbiamo, possiamo ben dirlo, migliorato le leggi. Lo sappiamo che non è facile far capire ai cittadini tutto ciò e i media, giustamente attenti alle storture del sistema devono far comprendere anche ciò che di positivo si sta facendo. (...)
(...) con il nostro intervento abbiamo ampliato la platea di coloro che, avendo perso il lavoro, si sarebbero trovati, a causa delle nuove regole di pensionamento, senza reddito e senza pensione. Non è in discussione la struttura della riforma, ma questa era ed è un'emergenza sociale che non poteva essere ignorata e sottovalutata. Non tutti coloro che subiscono quell'esasperante ed umiliante condizione personale vengono tutelati dalla nuova norma qui contenuta, si tratti dei licenziati o si tratti di quella fascia di insegnanti particolarmente penalizzati; ma con loro è penalizzata anche la scuola, che subisce così un invecchiamento, venendo impedita l'assunzione di migliaia di giovani, circa quattromila, che perdono l'unica finestra utile per quel rinnovamento di cui spesso anche il Governo parla (...)
(...) Ecco, se da un lato valorizziamo, come è giusto, i risultati fin qui raggiunti, dall'altro insisteremo, anche al Senato, perché nessuno resti senza risposta. E un risultato positivo ottenuto con gli emendamenti dei parlamentari e dei relatori, è anche la quasi completa abolizione delle inique penalizzazioni, che gravavano su coloro che hanno lavorato 42 anni, ma non avevano ancora raggiunto i 62 anni di età. Ho detto «quasi completa», quindi ancora migliorabile e noi insisteremo sul punto. Ma senza dubbio va riconosciuto il salto di qualità, molto rilevante anche rispetto ai già importanti miglioramenti che avevamo realizzato nella manovra di dicembre.
Esodati, usurati, precoci non sono definizioni di specie estinte, ma riguardano persone che hanno partecipato, con il loro lavoro, allo sviluppo del nostro Paese. A loro, come a tanti altri, sono stati chiesti sacrifici. Noi tutti abbiamo chiesto sacrifici in questo difficilissimo frangente. Ma proprio per questo dobbiamo offrire a loro le giuste tutele che diano davvero il segno dell'equità.
Possiamo affermare ciò senza alcuna retorica, proprio perché i miglioramenti ottenuti dimostrano che è possibile farcela, tanto più se, come è successo, un sapiente lavoro parlamentare ha saputo confrontarsi seriamente con la delicata questione delle coperture finanziarie. È questo delle coperture un annoso problema, che va affrontato in coerenza con questa particolare situazione (...)
(BARETTA Pier Paolo (...) 
(Leggi tutto l'intervento di BARETTA Pier Paolo)
GABRIELE TOCCAFONDI
(...) Quanto al contenuto dei provvedimenti, vorrei sottolineare come il comportamento del popolo della Libertà nel corso dell'iter del provvedimento stesso, sia sempre stato incentrato sulla responsabilità e come le proposte emendative, approvate su nostro impulso, abbiano contribuito a migliorare sensibilmente il testo individuando soluzioni per una serie di questioni. La più delicata è quella della correzione delle misure in materia di pensioni, un caso che ci ha visto effettuare proposte emendative per correggere, in prima istanza, le disposizioni della manovra di dicembre sulle pensioni, al fine di eliminare, quando possibile, o limitare le penalizzazioni per i lavoratori precoci e tutelare così i lavoratori che hanno risolto i propri contratti di lavoro in attuazione di accordi di incentivo all'esodo.
On Toccafondi Gabriele - PDL

La stesura iniziale delle disposizioni portava, e ancora in parte porta, a situazioni insostenibili: lavoratori che, di intesa con le imprese e con le leggi dello Stato, avevano risolto il proprio contratto di lavoro in vista di un prossimo pensionamento, a causa dell'incremento dell'età pensionabile, si sono ritrovati improvvisamente senza lavoro e senza più la prospettiva di percepire una pensione. Correzioni sono state introdotte grazie al nostro intervento.
Lo sforzo del Popolo della Libertà è stato poi quello di impedire che per alleggerire il peso della nuova disciplina introdotta, si realizzassero nuove iniquità. Per questo motivo ci siamo opposti, e abbiamo sollecitato un ripensamento, rispetto allo copertura iniziale individuata, che era stata individuata sui lavoratori autonomi, commercianti e artigiani, già pesantemente colpiti dal decreto di fine anno. Si è trovata una soluzione, che non è il massimo possibile, come l'aumento delle accise sui tabacchi, ma abbiamo trovato una nuova copertura che non andava ad incidere sui lavoratori autonomi. Per questo, e per l'attenzione, ringrazio il Governo e, in particolar modo, i due relatori, i colleghi Bressa e Gioacchino Alfano (...)
(Leggi tutto l'intervento di TOCCAFONDI Gabriele)


Milleproroghe:
Borghesi, no a provvedimento, da governo solo sacrifici

31 Gennaio 2012 - 16:06

Milleproroghe: Borghesi, no a provvedimento, da governo solo sacrifici(ASCA) - Roma, 31 gen - ''Diciamo no al provvedimento perche' finora, a parte la lodevole ricostruzione di un'immagine di serieta' e affidabilita' del nostro Paese sul piano internazione, l'unica vera azione di questo governo e' stata quella di chiedere enormi sacrifici ai soliti, ai pensionati, ai lavoratori, alle famiglie, alla classe media''. E' quanto ha detto, intervenendo in aula sulle dichiarazioni di voto per il decreto Milleproroghe , il vicepresidente dell'Idv alla Camera Antonio Borghesi.
''Questo decreto e' deludente, non mitiga situazioni di grande difficolta' come quelle dei lavoratori precoci ed esodati. Un governo tecnico - ha detto Borghesi - non puo' e non deve dire si' a norme salva casta. Non puo' e non deve dire si' alla disapplicazione di una legge che stabilisce che tutti gli enti che ricevono sovvenzioni e che usufruiscono di interventi e di contributi da parte dello Stato devono trasformare in onorifiche le cariche dei loro consiglieri di amministrazione. Non puo' e non deve dire si' a un intervento che permette di continuare a spendere del denaro per le opere necessarie alla creazione delle prefetture in alcune province di nuova istituzione''.
''Un governo tecnico non puo' e non deve dire si' al rinvio della norma che obbliga, entro l'anno, i piccoli comuni a riunirsi in unioni tra comuni per la gestione di almeno sei funzioni fondamentali. Un governo tecnico non puo' e non deve dire si' alla proroga dei condoni fiscali.
Restiamo in attesa del suo intervento su troppe questioni per dire si' - ha concluso Borghesi - i tagli ai costi della politica (ancora troppo blandi), i tagli alle auto blu, l'inguardabile ''Legge Mancia', le settemila societa' partecipate degli enti locali, gli ottomila enti locali, i 135 cacciabombardieri, l'evasione fiscale''. (Leggi)

I nodi non sono ancora sciolti!

LAVORO: LA FORNERO SBAGLIA, LA QUESTIONE SULLE PENSIONI NON E’ CHIUSA
Pubblicato il
da Cesare Damiano

La riforma delle pensioni approvata a dicembre andrà ulteriormente corretta, per evitare penalizzazioni sui lavoratori licenziati o che avevano dato le dimissioni contando sulle vecchie norme. Finché ci saranno lavoratori che si sono licenziati individualmente, esodati o soprannumerari che non hanno più il lavoro e che dovranno aspettare anche per cinque o sei anni la pensione a causa delle nuove regole previdenziali; finché ci saranno lavoratori con accordi di mobilità, sottoscritti anche presso il ministero del Lavoro o dello Sviluppo economico che non potranno utilizzare le vecchie regole pensionistiche a causa della data di sottoscrizione degli stessi accordi, la questione delle pensioni non potrà dirsi conclusa. Non condividiamo le parole del ministro Fornero pronunciate questa mattina nel corso di una audizione alla Camera, perché sono pesanti e non tengono conto della situazione sociale realmente esistente e perché non sono accettabili in quanto non considerano che il testo del ‘milleproroghe’ che andrà al Senato, potrà legittimamente essere modificato al fine di un suo miglioramento sotto il profilo sociale. Inoltre non va dimenticato che sul tavolo di confronto sul mercato del lavoro i sindacati hanno posto unitariamente alcuni contenuti che riguardano i nodi irrisolti della questione previdenziale, che noi condividiamo. Ignorare tutte queste istanze non favorisce il dialogo: se il rigore non si associa all’equità sociale e allo sviluppo, il Paese non troverà la sua via di uscita. Anche il dialogo con il Parlamento e con le parti sociali e la capacità di ascolto sono ingredienti indispensabili per il buon governo.

Le pensioni a Ballarò

"Ballarò"
Questa sera, alle 21:00 su
Rai3, si parla di pensioni, costo della vita e gli accordi con Bruxelles.
Tra gli ospiti: Il Presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua; Giampaolo D’Andrea, sottosegretario del Dipartimento per i Rapporti con il Parlamento;
Enrico Letta, del Pd; il sindaco di Roma, Gianni Alemanno; Serena Sorrentino, segretaria confederale della CGIL Nazionale; Francesco Pugliese, direttore generale Conad; l’economista Jean-Paul Fitoussi; il presidente IPSOS, Nando Pagnoncelli.
Per la diretta web Ballarò  -  www.ballaro.rai.it  -  Scrivi a Ballarò  
 Scrivi sul blog di Ballarò (max 1.000 caratteri)

Alla Camera, dalle 15:00

31 gennaio Conversione DL Milleproroghe alla Camera

Il 31 gennaio la Camera prosegue l’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative.
Il 26 gennaio la Camera, con 469 voti a favore, 74 contrari e 5 astenuti, ha votato la questione di fiducia, posta dal Governo, sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (C. 4865-A/R).

Decreto Milleproroghe, c'è il sì di Montecitorio: ecco tutte le novitàAdesso il decreto dovrà passare a Palazzo Madama con buone probabilità di dover tornare alla Camera: ecco le novità contenute nel provvedimento

L'Aula di Montecitorio approva il decreto legge Milleproroghe. Il provvedimento, che adesso dovrà passare all’esame di Palazzo Madama con buone probabilità di dover tornare alla Camera per una terza lettura, è stato approvato con 449 voti favorevoli, 68 contrari e undici astenuti...
... PENSIONI PRECOCI ED ESODATII lavoratori "precoci", cioè quelle persone che smetteranno di lavorare con 42 anni di anzianità (prima di avere compiuto 62 anni), non incorreranno in penalizzazioni "se lasciano il lavoro con una anzianità contributiva maturata entro il 31 dicembre 2017 inclusi i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e cassa integrazione ordinaria". Per quanto riguarda gli "esodati", quelle persone che, dopo aver accettato incentivi economici dall’azienda in crisi, si sono licenziati con la prospettiva di andare i pensione entro i due anni successivi e che con le nuove norme vedrebbero svanire questa possibilità, non sarà applicata loro la riforma del ministro del Welfare Elsa Fornero se hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011. "Se le risorse non fossero sufficienti - si legge nel decreto - potrebbe scattare un aumento dei contributi che le imprese versano per gli ammortizzatori sociali".
(Leggi tutto)

Uno schiaffo, secondo Cazzola


PENSIONI/ Da esodati e precoci uno "schiaffo" alla riforma Fornero
Giuliano Cazzola - martedì 31 gennaio 2012
A questo punto, dopo che la Camera - in sede di conversione del decreto milleproroghe - ha, nei fatti, riaperto la questione delle pensioni, ampliando il numero dei soggetti che potranno avvalersi delle deroghe e di conservare i previgenti requisiti, vengono naturali alcune domande al Governo. Ecco la prima, con una premessa. La riforma delle pensioni è sicuramente più severa che rigorosa, ma è servita a mandare un segnale forte ai mercati e alla Comunità internazionale, che giudicano l’impegno di un Paese nel risanamento dei conti pubblici a seconda delle misure che esso adotta sul sistema pensionistico. Se ciò è vero, non si corre il rischio che resti in piedi la facciata della riforma a regime, ma che essa sia svuotata - come è accaduto dalla legge Dini in poi - a causa di una transizione troppo lunga e generosa? In questo caso, i nostri partner se ne accorgeranno, al di là dello sforzo del Governo di resistere sull’impalcatura delle decorrenze.
On Giuliano Cazzola - PDL

Seconda domanda. Ma se sono necessarie deroghe per parecchie decine di migliaia di soggetti; se è così difficile resistere alle pressioni dei partiti, non sarebbe stato più opportuno muoversi secondo una linea di maggiore gradualità seguendo il percorso delle riforme precedenti (quote ed età minima) magari inasprendone i requisiti, anziché cambiare radicalmente impostazione, finendo poi per rimettere in campo il vero “lato oscuro” del nostro sistema: il pensionamento che prescinde dal requisito anagrafico?
È il caso di spiegare queste considerazioni. A Montecitorio, il Governo Monti è stato costretto a chiedere la fiducia su di un provvedimento di ordinaria amministrazione come il decreto milleproroghe per un motivo tanto semplice da apparire persino banale: impedire che, in Aula, si allargasse ancor più la breccia aperta, nelle Commissioni riunite, in materia di pensioni. Tuttavia, su precisa richiesta del presidente Donato Bruno, il sottosegretario Gianfranco Polillo ha dovuto promettere che l’esecutivo, al Senato, presterà la massima attenzione ai problemi che, sulle pensioni, non è stato possibile risolvere in occasione della prima lettura.
Vi saranno, allora, delle altre modifiche, anche perché il Pd, che ha subìto la riforma Fornero, ha ribadito la sua intenzione di correggerla ulteriormente in molte sue parti, tanto da far ritenere che, al riparo delle critiche, resti soltanto l’estensione pro rata del calcolo contributivo. Dal canto suo, il Pdl ha tenuto una linea di condotta opportunista, accodandosi sostanzialmente alle richieste del Pd, per concorrere ad attribuirsene il merito, salvo trovare un proprio ruolo quando si è trattato di risparmiare ai lavoratori autonomi l’onere della copertura finanziaria necessaria a favorire il pensionamento, con i previgenti requisiti, dei cosiddetti precoci.
L’operazione che è risultata da tutto il lavorio delle Commissioni non può lasciare tranquillo nessuno. Si è incluso un numero imprecisato di “esodati” (coloro che hanno sottoscritto accordi di dimissioni incentivate con riferimento ai limiti stabiliti per la quiescenza) all’interno delle deroghe già previste per i lavoratori in mobilità, quelli inseriti nei fondi di solidarietà o in prosecuzione contributiva volontaria; e lo si è fatto a parità di copertura finanziaria, aggiungendo una clausola di salvaguardia che consentirà, quando verranno meno gli stanziamenti, di aumentare - il che non aiuterà certo le imprese e l’occupazione - il costo del lavoro, agendo sulle aliquote degli ammortizzatori sociali.
Ciò nonostante, sono rimaste scoperte importanti sacche di “esodati”, ancorché individuati sulla base di accordi collettivi, mentre restano del tutto privi di protezione (è quasi impossibile trovare delle soluzioni per loro) quanti hanno perso individualmente il posto di lavoro, senza avere neppure l’opportunità di negoziare delle extraliquidazioni, al pari degli “esodati” assistiti dai sindacati. Su questo punto tornerà certamente il Senato, ma dovrà anche reperire delle risorse aggiuntive, se l’operazione vorrà essere minimamente seria.
Quanto ai “precoci” si è aperta un’uscita di sicurezza fino al 2017 che consentirà di accedere al pensionamento facendo valere soltanto il requisito contributivo di 41/42 anni senza incorrere nella modesta penalizzazione prevista per coloro che hanno meno di 62 anni di età. Sarebbe stato più opportuno destinare ogni disponibilità alla tutela di quanti sono privi di lavoro, piuttosto che di quelli che sono occupati e a cui si chiede di andare in quiescenza più tardi.
Va segnalato, comunque, che la soluzione trovata (quella di includere, nel calcolo della anzianità effettiva utile, solo talune voci di contribuzione figurativa) è esposta, a partire dalla lettura del Senato, a ulteriori pressioni e imboscate parlamentari, volte a includere nuove fattispecie di contribuzione figurativa. Inoltre è appena il caso di ricordare che la copertura, a carico delle accise sul tabacco, è assai poco credibile nei suoi effetti.

CISL Veneto

Venerdì, 27 Gennaio 2012

Il fumo salva i precoci
ma non gli esodati:
approvato il Milleproroghe

La Camera dei deputati ha approvato oggi pomeriggio, con la fiducia al Governo, il decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216,“recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, il cosiddetto Milleproroghe.
L’attesa era forte anche in casa sindacale perché il decreto comprende le nuove norme per esonerare dalle nuovi requisiti per la maturazione del diritto alla pensione dei lavoratori precoci e quelli “esodati” da aziende in crisi.
La soluzione adottata per non allontanare la sponda della pensione da questi lavoratori non è tra le più salutistiche. Per dare copertura ai costi di questa operazione (5,1 miliardi di euro in sette anni, 2013-2019), dopo aver scartato la soluzione dell’aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi, si è optato infatti nell’aumento dei costi delle accise sulle sigarette. Fumatori e Monopoli di Stato saranno quindi i finanziatori del mantenimento delle vecchie regole per questi lavoratori.
La soluzione però non accontenta completamente le richieste sindacali. I precoci, purché maturino il diritto al pensionamento entro il 2017, non subiranno infatti le penalizzazioni sull’importo della pensione previste per chi ha un’età anagrafica inferiore ai 62 anni.
I problemi, seppure in forma ridotta, rimangono però per quei lavoratori che avevano accettato di lasciare l'azienda in crisi pensando di poter andare in pensione entro pochi mesi, ipotesi sparita nel nulla dopo l’approvazione della riforma del sistema previdenziale contenuta nel “Salva Italia”.
Non tutti infatti vengono salvati dalle norme contenute nell’articolo 6 del decreto.
Ora la parola passa al Senato e già si ipotizza una ulteriore modifica del testo e quindi un ritorno alla Camera dei Deputati per una terza, e definitiva, lettura ed approvazione.
In Salva Italia, Documenti Governo e Parlamento, il testo del Decreto "Milleproroghe 2012" approvato dalla Camera dei Deputati.

CGIL-CISL-UIL il 30-01-2012 scrivono

lunedì 30 gennaio 2012

Video e resoconto dell'assemblea di Bergamo

Da facebook: "postali esodati e non...."
Video di Giuseppe Ronzoni
La registrazione (video) dell'incontro nella sede CGIL di Bergamo con l'On. Misiani - PD - sabato 28-01-2012

(Clicca qui per vederlo)

On. Misiani - PD
Sabato è stato un incontro molto significativo sia per la presenza di una settantina di lavoratori ex, sia per il contenuto degli interventi.

L'on Misiani ha recepito il disagio degli esodati e soprattutto ha ribadito nell'intervento conclusivo che per quanto riguarda la data è stato solo un incidente di scrittura piochè nella prima stesura si parlava di firma antecedente l'entrata in vigore del decreto e volendo prorogare fino al 31.12.2011 nessuno si è accorto dell'incongruenza ha assicurato che verrà modificata al senato, per quanto riguarda i 24 mesi si è preso l'impegno affinchè venga maggiormente chiarito nel testo che si tratta della maturazione dei requisiti perchè ha compreso che altrimenti salverebbe pochi lavoratori.

Ha chiarito senza nascondersi e senza fare false promesse che questo è il massimo che si poteva ottenere perchè bisogna avere un termine affinchè la Ragioneria quantifichi i costi e si trovi la copertura.

Al termine si è appuntato il suggerimento volto a obbligare le aziende e in particolare Poste a fornire i numeri esatti per poter quantificare i reali costi che secondo me sono anche inferiori a quelli che circolano.

L'iter dovrebbe essere: martedì voto finale alla Camera, mercoledi o giovedì discussione nelle commissioni al Senato per poi tornare per il voto definitivo alla Camera solo sulle modifiche del Senato.

Rosario

Do you remember?

Documento CGIL-CISL-UIL

Camusso, Angeletti, Bonanni
PROPOSTE DI MODIFICA DI CGIL, CISL E UIL ALLA LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO LEGGE N. 201/ 2011
Nonostante le correzioni apportate dalla Camera dei Deputati CGIL, CISL e UIL ritengono che il provvedimento di conversione in Legge del Decreto Legge n. 201 del
6 dicembre 2011 presenti
ancora accentuati caratteri di iniquità...
(Leggi tutto il documento)


domenica 29 gennaio 2012

Una promessa dal Governo


Ogni richiesta, ogni mail inviata dai cittadini sarà letta attentamente e ad ognuno verrà data una risposta adeguata.
 Sull'insieme delle mail arrivate verrà fornito un report
con dati aggregati per argomento,
per fascia di età anagrafica e per localizzazione geografica.
Cliccate qui per entrare nel sito e scrivete!

30-01-2012: pare che questa possibilità sia stata inibita.
Non ci vogliono ascoltare o c'è intasamento?
Provate qui http://www.governo.it/Contatti/Governo_Monti20120124.pdf
Gli indirizzi del PDF sono attivi

AziendaNews - Poste Italiane



Costa, Gasparri... chi altro?

U.G.L. Com.
Concluso ieri il Consiglio Nazionale della Federazione.

27/01/2012 - 20:06:14
Nella mattinata di oggi si sono conclusi i lavori del Consiglio Nazionale dell'UGL Comunicazioni ...
... Il Consiglio Nazionale ha attentamente ascoltato l'intervento di saluto del capogruppo del P.D.L. al Senato on. Maurizio Gasparri che ha toccato tutti gli argomenti dell'attualità politica e sottolineato l'impegno sociale del Partito nelle tematiche del paese e del lavoro e per consentire le migliori soluzioni possibili al problema della crisi che sta facendo sentire i suoi effetti "globali" in Europa e di riflesso nell'Italia (fra l'altro il P.D.L. sta dando il suo contributo per risolvere il nodo delle ricadute delle modifiche previdenziali del decreto "SalvaItalia", sui lavoratori esodati anticipatamente dal lavoro, la cui pensione è stata ritardata per effetto delle modifiche della riforma "Monti").
(Leggi tutto)



L'unità 29-01-2012

LAVORATORI “ESODATI”
DA SINDACATO E PD
PRESSING SUL GOVERNO


Sintesi dell'incontro di Milano

Sesto S. Giovanni - MI - Ven. 27-01-2012

La riunione, alla quale hanno partecipato olre 100 persone, è giunta alla fine del percorso parlamentare alla Camera dei Deputati del “Decreto Milleproroghe”: le soluzioni approvate sono purtroppo peggiorative rispetto a quelle che la Camera stessa aveva votato fino a venerdì 20 gennaio.

Erano presenti 4 sigle sindacali nelle persone di: Nino Alessi UIL e Franco Boffa UIL Pensionati, Pietroni SLC-CGIL, Moretti CONFSAL, Mara Polato delegata da SLP-CISL Lombardia. Hanno espresso la propria solidarietà agli esodati ed hanno promesso di riferire subito ai vertici delle rispettive organizzazioni sindacali le nostre richieste volte, a migliorare gli emendamenti al Senato, e di condividerle.

Qualche frizione tra CGIL e UIL, CONFSAL, CISL visto che ci sono problemi tra di loro nei rapporti con Poste (ma noi abbiamo chiesto unità per salvare tutti gli esodati).

I rappresentanti dei 4 sindacati hanno promesso di fare azioni e di condividere il testo della Lettera aperta che Vito Maffeo (Coordinatore Esodati Lombardia) ha letto all'inizio con preghiera di diffonderla tra i lavoratori.

Un appello all'unità dei sindacati per compattarsi nel chiedere alla Azienda Poste, ai Ministeri, agli onorevoli, ai senatori, ai vertici Sindacali, ed anche alle altre Aziende di risolvere la situazione di tutti gli esodati.

L’incontro è durato oltre 3 ore (20 interventi). Un malore a Gaetano, pensionato che era lì per sua moglie esodata, ha fatto sospendere i lavori fino all'arrivo del 118. Auguri Gaetano da tutti.

A nome del Comitato Esodati e Lavoratori Precoci d'Italia Luca Ardizio ha spiegato il percorso fin qui fatto: il contatto attraverso la Rete, le pressioni sui Deputati, il presidio del 20-01-2012 a Roma con atre associazioni (una delegazione è stata ricevuta dalla Segreteria Generale del Ministero ed è stata consegnata una lettera per la Fornero).

Resta molto da fare a partire dal Senato dove il testo deve essere modificato secondo le promesse, partendo dalla formulazione-beffa che ha escluso chi ha lavorato il 31-12-2011.

Per questo bisognerà continuare a fare pressione con e-mail sui Senatori, ma a questo punto si deve sentire forte la voce e la presenza dei vertici nazionali del sindacato sul Governo, sul parlamento e sulle aziende (che devono fornire urgentemente tutti i dati sui propri esodati al Ministero).

Il Governo deve onorare l’impegno preso da Monti e Fornero: «Non lasceremo alcuno senza stipendio e senza pensione».

...ma se la pensione decorrerà entro il 7-12-2013

Il governo Il voto

Milleproroghe, fiducia con 26 voti in meno Alfano: nessun segnale

Piccoli Comuni Slittano l' accorpamento dei piccoli Comuni e la stretta sulla spesa del personale scolastico degli enti locali Questioni irrisolte In Senato ci sarà l' esame sugli indennizzi per aziende in crisi e sulle pensioni per i dipendenti della scuola Sì alle modifiche su sigarette e pensioni Deroghe per i «precoci» e gli «esodati»
ROMA - Fiducia al governo e via libera con 469 sì, 74 no e 5 astenuti. La Camera dei Deputati ha approvato ieri gli emendamenti del decreto Milleproroghe: il voto complessivo dell' Aula è previsto per martedì e quello finale per il pomeriggio al Senato (ma potrebbe esserci una terza lettura alla Camera). Tra le misure approvate, le deroghe alla riforma Fornero per i lavoratori «precoci» e «esodati» e l' aumento del prezzo delle sigarette. Saltati invece l' incremento dei contributi pensionistici per gli autonomi e la sanatoria per i manifesti politici. È la quinta fiducia dall' inizio del mandato Monti, ottenuta con 26 voti in meno rispetto alla precedente del 16 dicembre. Ma sono invariati i rapporti di forza: hanno votato contro Lega e Idv, a favore Pdl, Pd e Terzo Polo. Non hanno partecipato al voto 63 deputati: 24 i Pdl, tra i quali gli ex ministri pdl Romani, Scajola e Tremonti; 14 Pd e 5 Popolo e Territorio. Non è preoccupato il segretario pdl Angelino Alfano: «Calo dei voti? Oggi era un voto di ordinaria amministrazione, il dato sulla fiducia era praticamente scontato». Soddisfatto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: «Nell' insieme è stato fatto un buon lavoro parlamentare e si sono risolti i due punti sulle pensioni, anche grazie ai nostri sforzi». La novità più rilevante del decreto, dopo il passaggio nelle commissioni, riguarda proprio le pensioni. I lavoratori «esodati», innanzitutto, ovvero quelli che hanno accettato con un accordo di lasciare l' azienda in crisi pensando di andare in pensione entro pochi mesi: potranno andare in pensione con il vecchio sistema se la data di cessazione del rapporto di lavoro è antecedente il 31 dicembre 2011. I lavoratori «precoci» potranno andare in pensione sino al 2017 con 42 anni di contributi anche se non avranno compiuto 62 anni e senza le penalizzazioni previste dalla riforma. Nell' anzianità contributiva saranno conteggiati gli anni effettivamente lavorati, compresi i periodi di maternità, leva militare, infortunio, malattia e cassa integrazione ordinaria. Le risorse arriveranno con un incremento dell' aliquota di base dell' accisa sui tabacchi lavorati, per assicurare «maggiori entrate in misura non inferiore a 15 milioni di euro per l' anno 2013 e nel limite massimo di 140 milioni annui a decorrere dal 2014». Soppresso, dopo una vivace battaglia dei radicali e dell' Idv, l' emendamento che prevedeva un condono per l' affissione abusiva dei manifesti politici. Un emendamento ha consentito i rimborsi per le scorse regionali in Molise, anche se le spese sono state notificate fuori dai termini. Vengono rinviati al 2013 i tagli alla spesa per il personale della scuola degli enti locali. Prorogato di nove mesi l' accorpamento dei Comuni sotto i mille abitanti. Prorogata al 30 giugno 2012 l' entrata in vigore del Sistri, il sistema di controllo per la tracciabilità dei rifiuti. Arrivano altri soldi (500 mila euro) a Pietrelcina, per l' accoglienza dei fedeli di padre Pio. E vengono sospesi i tributi e versamenti contributivi a carico degli alluvionati del messinese. Prorogato di altri tre anni l' indennizzo per gli italiani che vennero rimpatriati dalla Libia. Ci sono questioni non risolte, che dovranno essere affrontate in Senato. Le elenca il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno: la concessione dell' Autostrada del Brennero, le pensioni del personale della scuola, i comuni pugliesi alluvionati, i fondi per l' ippica, le ex Ipab, gli indennizzi per le aziende in crisi, il personale «esodato» delle Poste e il differimento dei pagamenti telematici della Pubblica amministrazione. (Leggi - Alessandro Trocino - Corriere della sera - 27 gen 2012 - pa. 10)

sabato 28 gennaio 2012

Esodati da Poste: la SLC-CGIL di Latina...

“ESODATI” DA POSTE ITALIANE: CGIL SLC TRACCIA UN BILANCIO DELLA SITUAZIONE

“Sulla riforma delle pensioni, con i conseguenti danni prodotti a tutti i lavoratori esodati dalle aziende, Poste una di queste con diversi casi nella nostra provincia, ancora non si intravedono spiragli per una risoluzione con una modifica certa alle nuove norme e che dia risposte a tutti.
La riformulazione presentata restringe la platea dei lavoratori interessati, tutti quelli che a fronte di un incentivo hanno scelto di lasciare le Poste con periodi di vacanza prima della pensione anche al primo gennaio 2015, mentre il primo emendamento prevedeva di salvaguardare tutti i lavoratori usciti dalle Aziende, con la possibilità di aggancio alla pensione, prima della data del 4 dicembre 2011.
Questa soluzione, modificata, non da risposte alle donne che aspettavano di uscire con i 60 anni e hanno accettato incentivi lasciando l’azienda anche tre anni prima dei requisiti, o chi ha scelto di firmare l’accordo ma l’esodo con la conseguente uscita dall’azienda gli decorre dal 2012, di fatto la modifica ultima li lascerebbe fuori in quanto la stessa salverebbe solamente chi ha risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 e con un periodo di aggancio alla pensione di 24 mesi dall’entrata in vigore del nuovo regima previdenziale.
Riteniamo che il Governo, e in particolare il Senato, debba trovare una soluzione a tutti lavoratori di Poste che hanno accettato l’esodo con la prospettiva del raggiungimento della pensione, in presenza di verbali dove è chiara la volontà di cessare il rapporto di lavoro come conseguenza al raggiungimento della pensione.
Questo l’auspicio, che fortemente aspetta la nostra federazione di categoria, che il decreto subisca ulteriori modifiche che portino risposte certe a tutti i lavoratori rimasti bloccati dalla riforma sulle pensioni.
Ancora più pesante la situazione, in assenza di risposte, rispetto anche alla condizione di mancato accesso da parte dei lavoratori di Poste a qualsivoglia ammortizzatore sociale. In precedenza, nel 2001, i 10.000 esuberi presentati furono gestiti con un ammortizzatore interno all’azienda in autofinanziamento tra dipendenti un terzo e azienda due terzi, e che oggi l’azienda stessa non ha deciso di utilizzare per la parte delle somme accantonate nel fondo, ma che riteniamo fondamentale qualora rimangano lavoratori senza risposte.
Sicuramente più difficili le posizioni di quei lavoratori, che rispetto le precedenti previsioni di uscita per la pensione hanno lasciato il lavoro in favore di un contratto a tempo indeterminato part time con Poste per un figlio, per loro attualmente non ci sono previsioni anche con le ultime modifiche alla manovra o in merito a nuove proposte”.

Dall'assemblea di Sesto San Giovanni del 27-01-2012


LETTERA APERTA AI SINDACATI DI POSTE ITALIANE

Cari Colleghi,

come avrete visto l’emendamento presentato nell’aula del Parlamento non mette al riparo tutti gli esodati di Poste Italiane e di altre aziende; esso infatti specifica che è nelle deroghe del Decreto Monti chi ha “ risolto il rapporto di lavoro antecedente il 31/12/2011” ed inoltre matura i requisiti “alla decorrenza del trattamento pensionistico” entro 24 mesi dall’entrata in vigore dello stesso decreto Monti.

Se non intervengono le modifiche annunciate in sede di voto al “ Milleproroghe”, ciò pone di fatto fuori dalla copertura gran parte degli esodati di Poste Italiane e di altre Aziende: quelli il cui ultimo giorno di lavoro è stato il 31/12/2011, quelli la cui uscita è prevista per i primi mesi del 2012 e quelli che non raggiungono i requisiti entro i 24 mesi. L’esodo incentivato di Poste Italiane d elle altre Aziende copre infatti- nella gran parte dei casi- i due anni che mancano alla corresponsione del primo assegno di pensione a partire dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro.

La nostra azione di pressione continua sui Parlamentari ha comunque portato degli effetti positivi e messo al riparo diverse centinaia di Lavoratori.

A questo punto e per ottenere il risultato che tutti auspichiamo ( il diritto degli esodati a fruire della pensione nei tempi previsti al momento in cui hanno firmato l’accordo ) c’è bisogno di una iniziativa che sia supportata anche dalle OO.SS. Gli stessi Parlamentari con i quali interloquiamo, ritengono che un Vostro intervento sia necessario ed opportuno per cercare di risolvere anche i problemi ancora aperti.

Eppure la pratica dell’esodo come modo “soft” per risolvere gli esuberi in Poste Italiane è da Voi perfettamente conosciuta 8 audizione alla Camera del Presidente di Poste Italiane nel Marzo 2009 dove si annunciano 10.700 esodi incentivati dal 2009 al 2011) e finanche approvata.

E sì il 13 luglio del 2010 firmavate un “ Verbale di accordo” con Poste Italiane nel quale era testualmente scritto, alla seconda pagina, “ le parti concordano, al fine di individuare soluzioni per la gestione delle risultanze individuate nell’allegata Tabella A, che fa parte integrante del presente accordo, di fare ricorso agli strumenti di seguito indicati” al punto 2 degli strumenti individuati( come seconda scelta perciò) è scritto “ Esodi volontari incentivati”.

Ecco perché vi invitiamo a scendere in campo unitamente alle Confederazioni Sindacali che dopo un periodo di divergenze oggi stanno ritrovando l’unità rispetto all’attacco alle condizioni del lavoro dipendente ed ai pensionati, attacco pesante e pretestuoso.

Questo è il momento di un forte intervento unitario del Sindacato e noi lo vogliamo sollecitare, perché riteniamo che l’unità sindacale, unitamente all’impegno parlamentare, sia indispensabile per sostenere le ragioni che non sono solo le nostre, ma che riconoscano il diritto a vivere decentemente e civilmente.

Cordiali saluti.

Sesto San Giovanni, 27 Gennaio 2012 

                                           I Lavoratori e le Lavoratrici esodati da Poste  Italiane e da altre Aziende

                                           Comitato esodati e lavoratori precoci d’Italia

Moffa spiega...

PENSIONI/ Moffa: esodati salvi come i lavoratori precoci. Ma restano dei nodi da risolvere


On. solvano Moffa - PDL -
Presidente della commissione lavoro della Camera
INT. Silvano Moffa  venerdì 27 gennaio 2012

PENSIONI, ESODATI E LAVORATORI PRECOCI, LE ULTIME NOVITA' DEL MILLEPROROGHE COMMENTATE CON SILVANO MOFFA A farne le spese, alla fine, saranno i tabagisti. Ai fini previdenziali, non sono considerati una categoria. E, il salvataggio delle pensioni di lavoratori precoci ed esodati val bene qualche fumata in meno. E così, alla fine, le commissioni Bilancio e Affari costituzionali, dopo che la Camera gli aveva rimbalzato la palla, hanno deciso di aumentare le accise delle sigarette per recuperare la copertura finanziaria relativa ai soggetti che rischiavano penalizzazioni inaccettabili. Tutto a posto, quindi? Ieri in mattinata, in realtà, sembrava che, per colpa di una norma dell’ultimo momento, si sarebbe mantenuto il regime precedente alla riforma solamente per gli esodati prima del 31 dicembre 2011. Ma solamente per quelli che, entro tale data, avessero effettivamente risolto il rapporto di lavoro. Ovvero: chi avesse sottoscritto un accordo prima del 31/12/2011, ma per allora stesse ancora lavorando, non si sarebbe salvato. E, invece, Silvano Moffa, presidente della Commissione Lavoro della Camera, interpellato da ilSussidiario.net, spiega: «In realtà, saranno salvati anche coloro che, pur avendo sottoscritto un accordo prima della fine dell’anno, a oggi stanno ancora lavorando. Lo prevede l’ultimissima versione del decreto Milleproroghe». Restano una serie di criticità.
Andiamo con ordine: «In precedenza, si era stabilita una copertura del tutto impropria, con l’aumento dell’aliquota sul contributo degli autonomi che, seppur modesto, era aggiuntivo rispetto a interventi molto pesanti già effettuati nei loro confronti. Sarebbe stato sufficiente, come già detto in precedenza, decurtare 100 milioni dal risparmio di 6 miliardi previsto per il 2013 grazie alla manovra finanziaria». Rispetto alla portata complessiva, in effetti, non era gran cosa. «Era sufficiente, come sosteneva anche Tiziano Treu, un minor risparmio, non una maggiore copertura».
Eppure, Giuliano Cazzola, su queste pagine, affermava che non era possibile semplicemente decurtare dal monte risparmi 100 milioni: «Se un provvedimento è inserito in bilancio ed entra a far parte della contabilità nazionale - aveva detto -, laddove venga modificato occorre trovare la relativa copertura finanziaria. Stiamo parlando, infatti, di una norma che è già stata acquisita; il decreto Milleproroghe modificherebbe tale norma». In realtà, secondo Moffa, è invece possibile, eccome: «Ciò che dice Cazzola è vero in linea di principio. Tuttavia, sarebbe comprensibile se si fosse trattato di un intervento di entità davvero significativa. In tal caso, invece, una semplice decurtazione sarebbe stata, dal punto di vista tecnico e politico, possibile. Del resto, svariati aspetti saranno modificati nel momento in cui metteremo a punto la riforma del mercato del lavoro. Sarebbe stato sufficiente fare una norma collegata in maniera chiara».
Ancora a oggi, in ogni caso, le criticità non si sono esaurite. «Dal punto di vista delle modifiche rispetto alla difficoltà che erano emerse abbiamo fatto dei significativi passi in avanti. Restano una serie di aspetti che potrebbero essere ulteriormente definiti; rispetto a chi svolge lavori usuranti, ad esempio». Per essi continuerà, infatti, a valere il regime precedente, quello delle quote. Non gli sarà più consentito, tuttavia, andare in pensione con uno sconto di tre anni come aveva previsto il precedente governo.
«Ho delle riserve, infine, sul fatto che su un decreto di proroga sia stata messa la fiducia. Si tratta di questioni delicate, per le quali la fretta si rivela cattiva consigliera. Occorrerebbe, infatti, ancora qualche aggiustamento tecnico». Ancora poco, e il decreto vedrà definitivamente la luce: «Oggi (ieri, ndr) abbiamo votato la fiducia, mentre martedì si vota il provvedimento. Poi, si passerà al Senato, dove ci saranno delle correzioni. Al che, credo che si tornerà alla Camera. Credo che, in pratica, ci vorranno ancora una quindicina di giorni».

Il governo si impegna...


Milleproroghe: ora tocca al Senato. Ecco i nodi ancora da sciogliere
Gianfranco Polillo - Sottosegretario all'economia
ROMA – Dall’aumento delle sigarette per pagare le pensioni, alle liti con il fisco, che si potranno chiudere pagando entro fine marzo, passando per lo stop agli sfratti: sono molte le misure previste dal decreto legge Milleproroghe che ha incassato la fiducia alla Camera e che deve ancora passare all’esame del Senato. Ma la partita sui correttivi non si è chiusa a Montecitorio. Lo stesso sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, rispondendo in Aula, ha detto: “Il governo si impegna a continuare la discussione nelle aule del Senato attribuendo una sorta di priorità ai temi del decreto rimasti irrisolti alla Camera”.
Tra i nodi da sciogliere, il tema più caldo è certamente quello delle pensioni: il Pd chiede nuovi correttivi per estendere la platea degli “esodati” da salvare. In particolar modo c’è da sciogliere il nodo sulla salvaguardia previdenziale dei lavoratori esodati da società a totale partecipazione pubblica (come le Poste). Secondo la Cgil il dl non risolve il problema dei “lavoratori in esodo volontario o collettivo visto che potranno usufruire delle deroghe alle nuove norme sul pensionamento solo coloro che entro il 31 dicembre 2011 hanno risolto il rapporto di lavoro”. Così come restano esclusi dalle deroghe quei lavoratori che si trovano in “cassa integrazione straordinaria, coloro che hanno versato contributi volontari o che hanno riscattato gli anni di laurea”. Dal Pd chiedono “un approfondito monitoraggio della situazione, per capire quanti siano realmente i lavoratori che non potranno utilizzare le regole previdenziali ante-riforma”. (Leggi tutto)

Al Senato cambiare la norma sulle pensioni

MILLEPROROGHE: DAMIANO (PD), AL SENATO CAMBIARE LA NORMA SULLE PENSIONI

On. Cesare Damiano - PD
“Insistiamo circa la necessità di cambiare la normativa sulle pensioni”. Lo chiede Cesare Damiano, capogruppo Pd nella commissione Lavoro di Montecitorio, parlando del decreto milleproroghe che la prossima settimana, dopo l'approvazione alla Camera, passerà al Senato.
Il passaggio del Milleproroghe al Senato e la trattativa del governo con le parti sociali - spiega Damiano - rappresentano sicuramente un’ulteriore opportunità per sciogliere i nodi ancora esistenti, nonostante i miglioramenti raggiunti alla Camera. La nostra insistenza non deriva da valutazioni astratte o di principio ma dalla consapevolezza che esistono numerose situazioni da risolvere che, altrimenti, rischierebbero di vedere migliaia di lavoratori senza pensione e senza lavoro, nonostante gli accordi raggiunti dalle aziende e dai sindacati nelle stesse sedi ministeriali. In particolare, vorremmo affrontare il tema degli accordi di mobilità, ponendo una domanda al governo: l’interpretazione rigorosa e letterale dell’attuale normativa – secondo la quale i lavoratori in mobilità possono andare in pensione con le vecchie regole, purchè abbiano sottoscritto accordi prima del quattro dicembre 2011 - consentirà ai dipendenti della Fiat di Termini Imerese, della Fincantieri, dell’Irisbus e di moltissime altre situazioni di poter accedere alla pensione? Questo problema noi lo abbiamo posto al governo che finora non ha voluto ascoltare le nostre ragioni. La realtà, però, va conosciuta e su di essa bisogna intervenire: o si dà un’interpretazione flessibile della normativa e degli accordi, oppure, come abbiamo più volte indicato con i nostri emendamenti, occorre spostare la data della validità degli accordi stessi almeno dal 4 al 31 dicembre del 2011. Aspettiamo una tempestiva risposta dal governo: se abbiamo sbagliato, siamo pronti a ricrederci, ma se diciamo la verità bisognerà che si prenda atto della necessità di un intervento. Lo stesso discorso vale anche per gli esodati, i sovrannumerari e i licenziamenti individuali. Su questi argomenti la battaglia del Partito democratico continuerà”.
(Leggi AGENPARL - Roma - Venerdì 27 Gennaio 2012 ore 15:33)