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sabato 31 marzo 2012

Doppio appuntamento monzese il 2-4-2012

Cgil da sola,
Cisl e Uil insieme
parlano degli esodati monzesi

Monza- Collocati in mobilità come forma di accompagnamento alla pensione ed ora senza neppure il posto di lavoro. Sono gli «esodati», i lavoratori che la recente manovra sulle pensioni, ha posto in una condizione che definire drammatica è davvero riduttivo perché, appunto, si trovano senza lavoro e senza pensione. La loro posizione sarà discussa lunedì 2 aprile in due momenti distinti anche a Monza. Alle 9,30 la Cgil ha convocato nella sede di via Premuda un'assemblea provinciale sul tema degli esodati nella speranza di contribuire a risolvere il problema. Nella stessa giornata, ma alla 12 nella sede di via Dante, Cisl e Uil affrontano la stessa tematica attraverso alcune testimonianze.


Ora tutti ne parlano, ma...

31/03/2012 - il caso

Esodati, pagano le aziende

La soluzione possibile
del Milleproroghe: maggiori
costi per gli imprenditori

ROBERTO GIOVANNINI
roma
Rischia di diventare un vero e proprio macigno sulla strada del governo. Parliamo del caso degli «esodati», i lavoratori che dopo aver perduto o lasciato il proprio impiego pensando di andare tranquillamente in pensione, si sono trovati le regole cambiate dalla riforma previdenziale Fornero. Decine di migliaia di persone che adesso dovranno aspettare 4, 5 o più anni per poter incassare l'assegno. Ma che nel frattempo certo non possono riavere il vecchio posto di lavoro, e per i quali - data la crisi economica, e la loro età relativamente elevata - è praticamente impossibile trovarne uno nuovo. Una situazione drammatica di incertezza che riguarda 350-360mila persone, dicono gli addetti ai lavori. Ma Inps e ministero del Lavoro non sono in grado di dire quanti siano esodati, in mobilità, in prosecuzione volontaria onerosa e inseriti nei Fondi di solidarietà di categoria.
Ieri il ministro Elsa Fornero ha ammesso che al momento di varare la riforma non si tenne conto del problema. «Abbiamo fatto una riforma delle pensioni seria e severa - ha detto ieri a «Radio Anch'io» - si sono creati problemi. Gli esodati sono uno dei problemi: me ne faccio carico, non li ho dimenticati. Sono di più dei conti che abbiamo fatto, troveremo una soluzione equa». «Dire "faremo...faremo..." e lasciare decine o centinaia di migliaia di persone nell’ansia non va bene. Il governo acceleri e trovi una soluzione», le ha risposto il leader Cgil, Susanna Camusso.

Per Giuliano Cazzola, deputato Pdl e grande esperto di previdenza, «dimenticare» il problema degli esodati fu una scelta esplicita del governo. «Probabilmente si voleva dare un segnale forte e di grande rigore nei confronti dei mercati e dell’Europa - spiega - ma è stata una scelta del tutto irragionevole. Bisognava pensare una transizione più graduale». Anche il suo contraltare nel Pd, l'ex ministro Cesare Damiano, ritiene sbagliatissima la scelta del ministro. Che in gennaio solo dopo una forte pressione parlamentare accettò di inserire nel decreto «milleproroghe» una norma che avrebbe salvato circa 65.000 esodati, quelli stimati dal ministero.

«Ma sono molti di più - insiste Damiano - ed è letteralmente incredibile che a quattro mesi di distanza l’Inps ancora non sia in grado di dire quante sono le persone coinvolte». In effetti, nel corso di una recente audizione parlamentare, il presidente Inps Antonio Mastrapasqua ha fatto un’imbarazzante «scena muta».

C'è chi dice che all'Inps invece quanti siano gli esodati lo si sappia, ma non lo si dica per ragioni di opportunità politica. Altri esperti spiegano invece che calcolarli è tecnicamente complicato per ragioni burocratiche e procedurali. Certo nella lista ci sono i lavoratori coinvolti da accordi sindacati-imprese che prevedevano dimissioni col passaggio in mobilità o pensione (a volte con incentivi) e molti ex-dipendenti delle Poste e della scuola. Uno dei tanti paradossi è che in molti casi (circa 5000 persone, dalla Fiat di Termini Imerese alla Whirlpool, dalla Telecom all’Alitalia) le intese di «esodo» sono state firmate al ministero dello Sviluppo economico.

Sulla carta una soluzione per il problema degli «esodati» (tagliando fuori quelli dimessi dopo il 4 dicembre 2011, e non sono pochi) ci sarebbe già. Il «milleproroghe» stabilisce una strada ben precisa. Entro il 30 giugno prossimo il ministro Fornero dovrà infatti emanare un decreto ministeriale per stabilire come «derogare» alla sua stessa riforma.

Sulla carta si possono «salvare» quasi tutti (non quelli post 4 dicembre). Ma non è detto, perché spetta al ministro dividere tra «sommersi» e «salvati»; e ieri Fornero ha fatto capire che non intende provvedere per tutti gli esodati, ma solo per «quelli con più difficoltà». E sempre in base alla legge - che non assegnava risorse aggiuntive - gli inevitabili maggiori costi saranno coperti aumentando le aliquote pagate per gli ammortizzatori sociali. Cioè aumentando la spesa pensionistica, e facendo pagare di più le imprese.


Dal blog di Beppe Grillo

Non accettate caramelle dalla Fornero

fornero.jpg


Gli è stato detto "Ti diamo uno scivolo per la pensione". "Ti paghiamo due anni di stipendio se firmi l'esodo volontario dall'azienda". "Non devi avere preoccupazioni per il tuo futuro perché dopo ti aspetta la pensione". 350.000 persone vicine ai sessant'anni hanno creduto, hanno accettato e ora si trovano "esodate" dopo la riforma della pensione del Governate di Varese. L'esodato non lavora e non è pensionato. L'azienda che se ne è liberata non lo vuole indietro neppure con il lifting. E' un aspirante barbone che deve fare una marcia nel deserto senza reddito per 5/6/8 anni senza un euro in tasca. Gli esodati tengono di solito una famiglia da mantenere. Il numero di chi è finito nel limbo della miseria va almeno moltiplicato per due. Quindi 700.000. Le dimensioni di una grande città italiana. Come farà a sopravvivere questa gente? Si venderà la casa se ne ha una o vivrà di carità? L'esodato è un vuoto a perdere, non è riciclabile. Non può neppure emigrare in cerca di fortuna, troppo vecchio. L'esodato è spesso un ex dipendente pubblico che non sospettava che lo Stato, il suo datore di lavoro, il convitato di pietra all'atto della sua firma di uscita, cambiasse le regole del gioco. La Frignero pensava che gli esodati fossero un po' di meno, "solo" 50.0000 e ha dichiarato "Siamo stati chiamati a fare un lavoro sgradevole non a distribuire caramelle". Esodati: occhio! Non accettate caramelle dagli sconosciuti, ma soprattutto dalla Frignero, producono il rigor montis. La Frignero si è accorta che i conti non tornano e che gli esodati potrebbero scatenare per la prima volta in Italia la rivoluzione delle Pantere Grigie. Ha detto con grande tempestività "Non ho dimenticato gli esodati. Ma nessuna di queste persone quest'anno sarà costretta a cambiare qualcosa". La dichiarazione non dice nulla, anzi preoccupa ancora di più. La Fornero ha aggiunto rassicurante come un addetto stampa delle pompe funebri "L'ultima cosa che vogliamo fare è spaccare il Paese". Gli esodati potranno dormire sonni tranquilli sotto i ponti. Il Paese rimarrà unito. Un po' alla volta si abitueranno alla vita all'aria aperta.
(Leggi)

IN ONDA su LA7

Nella trasmissione di attualità de LA7 con Nicola Porro e Luca Telese Parlano anche gli Esodati.

Viene trasmessa domenica 01-04-2012 alle 20:30


In studio il Sottosegretario Polillo.
In collegamento David Parenzo con una decina di esodati da Poste, IBM e Telecom.

Rimandato










Un esodato da Santoro


Riforma del Lavoro:

un esodato - Carugi - a Servizio Pubblico

il 29 marzo 2012

(Vedi)

 

venerdì 30 marzo 2012

357.000

L'ex IPOST in un articolo su "il Fatto Quotidiano"

La CISL di Bergamo e la riforma delle pensioni

Cisl, quanti ostacoli per la pensione
Fornero e l'«onda» delle quindicenni

«Ci sono gli esodati, gli scivolanti verso la pensione, prepensionandi bloccati, e adesso anche "le quindicenni"…. Sono tutte persone che dalla riforma Fornero, quella delle pensioni, sono rimaste escluse da un diritto che credevano già conquistato. Lo denuncia la Cisl in un comunicato che pubblichiamo.
«Degli esodati si parla da tempo: sono coloro che (ad esempio da Poste Italiane) erano stati convinti a lasciare l'occupazione in cambio di un periodo più o meno breve di mobilità prima della sospirata pensione, calcolata però con criteri che la professoressa torinese ha modificato di punto in bianco, e che adesso si trovano sulla strada, disoccupati, troppo giovani per il riposo, troppo vecchi per il lavoro».
(leggi il resto)

L'annuncio

Fornero: "Mi occuperò degli esodati"

"Mi stupisco quando vengo descritta senza cuore"

Il ministro del Lavoro difende la sua riforma delle pensioni ma annuncia di voler "trovare le risorse per consentire al numero più ampio di persone di procedere al pensionamento con le regole precedenti
ROMA, 30 marzo 2012 - Il ministro del Lavoro Elsa Fornero torna a parlare della sua riforma delle pensioni, e lo fa a Radio Anch'io, affrontando la riforma 'lacrime sangue' e anche il problema degli esodati (quei lavoratori che, avendo raggiunto un accordo per andare in pensione prima della riforma, con le nuove regole si ritrovano senza più lavoro né pensione e non sono neppure coperti dagli ammortizzatori sociali).
IL NODO DEGLI ESODATI - Quella delle pensioni e’ stata “una riforma importante” che ha determinato “l’allontanamento del rischio del crollo finanziario”, ha detto il ministro del Lavoro. “Questa era la situazione a novembre”. Parlando del problema degli esodati, Fornero ha assicurato: Me ne faccio carico, non li ho dimenticati. Mi sono impegnata a trovare una soluzione entro il 30 giugno, spero di riuscirci prima, ma bisogna trovare le risorse per consentire al più ampio numero di queste persone di accedere alla pensione con le regole precedenti”.
Oltretutto, per stessa ammissione del ministro, gli esodati "sono di più dei conti che abbiamo fatto (65.000, ndr) Troveremo una soluzione equa". “L’ultima cosa che vogliamo fare è spaccare il Paese”, assicura il ministro.
Tornando agli esodati “Dobbiamo vedere chi è più in difficoltà - spiega - e metterli per primi, Serve una soluzione equa che vuol dire trovare le risorse per consentire al numero più ampio di persone di procedere al pensionamento con le regole precedenti”.
NON SONO ANTI-CGIL - "Sarebbe stato molto importante per il Paese avere avuto un accordo con tutti. Sarebbe stato un grande risultato. Ma lo dico chiaramente: non ho mai fatto parte del ‘partito’ che pensava che con la Cgil fuori, la riforma avrebbe avuto una maggiore capacità di persuasione rispetto ai mercati. Che i mercati, cioè, si convincessero che la riforma era migliore se non c’è la Cgil. Non l’ho mai pensato e l’ho sempre detto a Susanna Camusso”, ha detto Fornero riferendosi alla riforma del mercato del lavoro.
NON SONO SENZA CUORE - "Mi stupisco quando vengo descritta senza cuore, non lo sono - assicura il ministro rispondendo a una domanda sulla 'spaccatura' del Paese. "L’idea che ci sia così tensione sociale, così disperazione fino ad arrivare a gesti estremi mi crea angoscia, l’idea che il Governo e il ministro sia insensibile, non lo è. Anche se appariamo freddi e tecnici ci mettiamo sensibilità".
NO A LICENZIA DI LICENZIARE - “Nessuno vuole dare licenzia di licenziare” ma offrire alle imprese “più facilità, per numeri piccoli, per aggiustamenti per ragioni che hanno a che vedere con l’andamento economico delle imprese”, precisa poi Fornero parlando del nuovo articolo 18 e rivendicando di non aver “mai messo un faro ideologico sull’articolo 18”.
"Abbiamo lavorato per tre mesi, dialogo, tantissime ore per costruire questa riforma del lavoro, la flessibilità in uscita era uno dei temi, alla fine del percorso tutte le parti, meno la Cgil, tutte le parti erano d’accordo con il documento inclusa la flessibilita’ in uscita - sottolinea il ministro - Se poi si è cambiato idea è legittimo, ma noi non abbiamo costruito contro ma per il consenso. Non abbiamo alzato polemiche su articolo 18”.
“L’idea di scoraggiare il ricorso al giudice è vincente - continua - Dobbiamo partire dal presupposto che i lavoratori non siano tutti fannulloni e che gli imprenditori non siano solo sfruttatori. In Germania si va dal giudice per il 5% di casi di licenziamento, andare dal giudice e’ la parte di fisiologia e non di patologia”.
DISOCCUPAZIONE - “La disoccupazione non si riduce con la bacchetta magica. Bisogna lavorare con le riforme. Questa è una chiave importante per avere investimenti. L’obiettivo finale è esattamente quello di ridurre in maniera permanente il tasso di disoccupazione”.
LA MISSIONE DI MONTI - “Monti è in giro per il mondo per convincere gli stranieri che in Italia si può venire da imprenditori per investire, non solo per motivi di turismo”, ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. “Con la riforma del lavoro e con un po’ più di investimenti cerchiamo di riprendere la strada della crescita per dare una prospettiva ai giovani”.
L’aumento dei costi per i lavori flessibili non scoraggeranno le imprese estere a venire in Italia e quelle nazionali ad investire. Le imprese che galleggiano grazie al lavoro precario non sono utili alla crescita. Chiediamo alle imprese un cambiamento: investite sulla forza lavoro.Chi non lo fara’ galleggera’, ma non crescera’”, aggiunge.
CONTI PUBBLICI - “Il taglio della spesa pubblica è al centro dell’agenda del Governo. Monti considera questo uno dei temi importanti - ha aggiunto -. E’ in corso un’analisi di tutta la spesa ministeriale che e’ in dirittura d’arrivo e speriamo di dare risultati concreti in termini di riduzione della spesa pubblica non produttiva in tempi brevi. Questa e’ una delle priorita’ del Governo”.
(Leggi)





Errori di calcolo

Insufficienti gli strumenti di salvaguardia ipotizzati
La protesta degli esodati, senza lavoro né pensione (Eidon)I calcoli sbagliati (per difetto)
su chi perde pensione e stipendio

L'idea di mini sussidi per attenuare il problema
Insufficienti gli strumenti di salvaguardia ipotizzati
I calcoli sbagliati (per difetto)
su chi perde pensione e stipendio
L'idea di mini sussidi per attenuare il problema
ROMA - Un pasticcio. Difficile trovare un'altra definizione per la vicenda degli «esodati», brutta parola che sta a indicare quelle persone che, dopo la riforma della previdenza, rischiano di restare senza stipendio e senza pensione. È un fenomeno che si verifica ogni volta che una riforma innalza i requisiti pensionistici. Succede che i lavoratori che nel periodo immediatamente precedente hanno lasciato il lavoro, spesso con incentivi aziendali in attesa della pensione che sarebbe arrivata da lì a poco, si ritrovano improvvisamente con le regole del gioco cambiate e con il traguardo previdenziale spostato in avanti di alcuni anni. Per questo, di solito, la legge prevede delle clausole di salvaguardia che consentono, a precise condizioni, a questi lavoratori di andare in pensione con le vecchie regole. Anche questa volta è stato così, solo che a differenza del passato, la riforma Fornero prevede un aumento dei requisiti per la pensione senza precedenti e quindi la salvaguardia inizialmente tarata su 65 mila persone si è rivelata insufficiente.La norma stabilisce, tra l'altro, che potranno andare in pensione i lavoratori in esubero secondo accordi di ristrutturazione firmati da aziende e sindacati entro il 4 dicembre scorso e quelli che in seguito a dimissioni volontarie (gli esodati, appunto) hanno lasciato il lavoro entro il 31 dicembre 2011 e matureranno il primo assegno di pensione entro il dicembre 2013. Secondo i calcoli che furono fatti al momento della riforma, a dicembre, i lavoratori da salvaguardare sarebbero stati 65 mila. E su questa platea furono stanziate le risorse per coprire l'erogazione delle pensioni secondo le vecchie regole. Ma sono bastate poche settimane per rendersi conto che in realtà gli interessati sarebbero stati molti di più. Solo considerando i lavoratori in mobilità e mobilità lunga secondo gli accordi chiusi entro il 4 dicembre e quelli a carico dei fondi di solidarietà di settore, tipo i bancari, il numero dei 65 mila è già esaurito. Ma il punto è che gli accordi, anche se stipulati lo scorso dicembre, prevedono spesso la messa in mobilità pure negli anni successivi e anche questi lavoratori vanno tutelati. Senza considerare che la norma tutela genericamente anche i lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre scorso, che sono un numero sterminato se non interverranno interpretazioni limitative. Sono quindi cominciate a circolare le stime più diverse da 100 mila a più di 300 mila.
Fatto sta che il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha chiesto all'Inps di svolgere un monitoraggio per stabilire quanti sono gli esodati, in vista del decreto annunciato per giugno che, a questo punto, dovrà prevedere anche nuove risorse, se non altro per fornire almeno un mini sussidio (è questa una delle ipotesi che circola) ai lavoratori che dovessero rimanere fuori dalla possibilità di andare in pensione con le vecchie regole e che altrimenti resterebbero per qualche anno senza stipendio e senza pensione. «Trovo scandaloso che Inps e governo non siano in grado di quantificare il problema», ha detto ieri la leader della Cgil, Susanna Camusso. Sempre ieri il Pd ha lanciato un'offensiva parlamentare denunciando che gli esodati sarebbero 357 mila, come ha detto l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, e presentando ben 18 interrogazioni al governo su altrettanti casi di lavoratori esodati oppure vittima della norma sulle ricongiunzioni onerose, altra questione che riguarda decine di migliaia di persone.
Le ricongiunzioni onerose si verificano a carico di coloro che, avendo lavorato sia nel pubblico sia nel privato, chiedono all'Inps di unire presso questo stesso istituto i contributi prima versati all'Inpdap ai fini di avere una sola pensione. La cosa si può fare, ma solo se il lavoratore paga all'Inps gli oneri di ricongiunzione che possono arrivare, nei casi più clamorosi, a centinaia di migliaia di euro. Almeno due le richieste del Pd, delle opposizioni e dei sindacati, che scenderanno in piazza a Roma il 13 aprile. Uno: spostare il termine degli accordi salvaguardati dal 4 al 31 dicembre. Due: considerare nella deroga anche gli esodati che matureranno i nuovi requisiti pensionistici nei prossimi due anni (al netto quindi della finestra di un anno). Quanto alle ricongiunzioni, dice Damiano, «noi siamo anche disposti al fatto che la pensione si calcoli pro quota in base ai contributi versati nelle diverse gestioni, ma non è possibile che si chieda, come ora, di ripagare i contributi già versati».
Enrico Marro30 marzo 2012 | 10:36


Una promessa?

l'intervento del ministro del welfare a radio anch'io: «non voglio spaccare il paese»

Fornero: «Non ho dimenticato gli esodati»

«Entro il 30 giugno risolveremo il problema»
Sulla riforma del lavoro: «Abbiamo lavorato tre mesi»

l'intervento del ministro del welfare a radio anch'io: «non voglio spaccare il paese»
Fornero: «Non ho dimenticato gli esodati»
«Entro il 30 giugno risolveremo il problema»
Sulla riforma del lavoro: «Abbiamo lavorato tre mesi»
Il ministero del Welfare Elsa Fornero in un recente intervento televisivo (Imagoeconomica)MILANO - «Non ho dimenticato gli esodati. Ma nessuna di queste persone quest'anno sarà costretta a cambiare qualcosa». Lo ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ospite di «Radio Anch'io», in merito alla riforma delle pensioni. «Entro il 30 giugno mi sono impegnata a risolvere il problema. E magari anche prima di quella data. L'ultima cosa che vogliamo fare è spaccare il Paese», ha aggiunto sovrapponendo le eventuali storture dell'ultima riforma previdenziale a quelle in cantiere sul lavoro.
LA RIFORMA DEL LAVORO - «Nessuno vuole dare licenza di licenziare» ma offrire alle imprese «più facilità, per numeri piccoli, per aggiustamenti per ragioni che hanno a che vedere con l'andamento economico delle imprese». La riforma del mercato del lavoro «è stata costruita con il consenso di tutte le parti, tranne la Cgil». E ancora: «Abbiamo lavorato per tre mesi - ha aggiunto - c'è stato dialogo per costruire questa riforma. Il tema della flessibilità in uscita era uno di questi capitoli e siamo arrivati alla fine di un percorso in cui c'era l'accordo di tutte le parti, meno della Cgil». Nelle ultime riunioni altre organizzazioni hanno ritirato invece il consenso, ha spiegato il ministro: «Cambiare idea è legittimo, non sto criticando nessuno. Ma non abbiamo costruito contro ma per il consenso». Il ministro non si riconosce nell'idea «che il governo è insensibile: non lo è. Quando si devono risolvere i problemi generali qualche volta non hai il tempo di occuparti di quelli particolari. Appariamo freddi tecnici ma spaccare il Paese è l'ultima cosa che vogliamo fare».
IL RICORSO ALLA GIUSTIZIA - Il ministro del Welfare ha poi risposto alle critiche alla riforma del lavoro e al ricorso, eventuale e straordinaria, alla giustizia amministrativa: «L'idea di scoraggiare il ricorso al giudice è vincente». «Dobbiamo partire dal presupposto che i lavoratori non siano tutti fannulloni e che gli imprenditori non siano solo sfruttatori. In Germania si va dal giudice per il 5% di casi di licenziamento, andare dal giudice è la parte di fisiologia e non di patologia».
Redazione Online30 marzo 2012 | 11:15


Corregere la riforma

Pensioni/ Pd insiste per gli esodati: Governo corregga riforma

Dubbi su cifre: "Fornero dia documentazione dettagliata"


      INFOPHOTO

Roma, 29 mar. (TMNews) - Circa 350mila persone che, per effetto della riforma Fornero, rischiano di restare per diversi anni senza lavoro, senza ammortizzatori sociali, senza pensione: è il dramma dei cosiddetti esodati, lavoratori di aziende in crisi, fallite o in procedura di fallimento, giunti a un passo dalla pensione in virtù del vecchio regime e che ora si ritrovano - a causa delle norme del 'Salva Italia' - "intrappolati" in un limbo giuridico con conseguenze sociali devastanti. Un tema su cui il Pd si è battuto al tempo dell'approvazione della riforma, ma che ora - con i nuovi dati sulla consistenza numerica di queste persone - è tornato d'attualità.
Le risorse stanziate con il 'Milleproroghe' per correggere queste storture della riforma, circa 240 milioni, coprono infatti solo 65 mila lavoratori. Ma dagli ultimi dati, si è accertato che sono appunto oltre 350mila lavoratori a rischio. Serve dunque, è la richiesta di Cesare Damiano e Marialuisa Gnecchi, uno specifico intervento normativo che ricomprenda anche i casi emersi in questi mesi e che il Pd ha documentato nel concreto, presentando 18 interrogazioni parlamentari con le 'storie' vere di altrettanti lavoratori. Storie che colpiscono, come quella del lavoratore sardo in mobilità che avrebbe iniziato a godere dela pensione nell'agosto del 2015 e che ora - non potendo permettersi due anni di contributi volontari - si troverà a percepire la pensione solo nel settembre 2021: sei anni in cui non percepirà stipendio, non avrà alcuna forma di ammortizzatore sociale, e non avrà pensione. La proposta di legge cui sta lavorando il Pd si compone di soli due comma: il primo fissa al 31 dicembre 2011 - non più al 4 dicembre 2011, data di approvazione del 'Salva Italia - la data entro il quale andava stipulato il contratto di mobilità aziendale che consente al lavoratore di mantenere i vecchi requisiti previdenziali; il secondo mira a mantenere i vecchi requisiti per quei lavoratori che avrebbero maturato il diritto alla pensione nei 24 mesi successivi alla data di entrata in vigore della riforma: attualmente infatti la decorrenza di due anni è riferita al godimento effettivo del trattamento, disposizione che - in virtù delle 'finestre mobili' - riduce sensibilmente la platea dei beneficiati. Ma lo scontro si consuma ovviamente sulle coperture. Per il Pd, queste correzioni sarebbero ampiamente coperte dai risparmi stessi della riforma: "Se dai nuovi requisiti si prevedono determinati risparmi, è evidente che lasciare i vecchi requisiti per una piccola percentuale dei lavoratori, determinerà semplicemente dei minori risparmi", spiegano Damiano e Gnecchi. Ma per il governo invece si tratterebbe di costi insostenibili. Da qui la richiesta: "Vogliamo cifre effettivamente documentate sui risparmi della riforma e sulle coperture necessarie per venire incontro a questi lavoratori".
(Leggi)

Sui giornali gli esodati fanno notizia. Ad es. il 30-03-2012...

Una pagina sul Corriere della sera
con la lettera-testimonianza di un esodato
La lettera
«Siamo lavoratori di aziende ristrutturate
Il nostro è un dramma, non chiamateci esodati»
Senza lavoro, né pensione a causa dell'ultima riforma previdenziale la denuncia di un problema collettivo
Caro direttore,
Sono uno di quei lavoratori «sospesi» dalla riforma pensionistica del ministro Fornero. Sospeso perché resterò senza reddito alcuno per oltre tre anni. La mia storia è questa: nel novembre del 2011 firmo un accordo di esodo incentivato con la mia azienda (Poste Italiane) che prevede in cambio della mia uscita dal lavoro un incentivo economico che mi avrebbe sostenuto fino al conseguimento della pensione. Io sono nato nel dicembre del 1952 e ho 37 anni e 5 mesi di contribuzione, questo mi avrebbe permesso di avere la pensione - con le norme in vigore a novembre del 2011 - a gennaio del 2014. La mia uscita dal lavoro è avvenuta nell'ambito di un piano di ridimensionamento dell'organico aziendale che ha visto, dal 2009 al 2011, protagonisti circa 7.000 lavoratori; lo strumento è stato utilizzato anche da molte altre aziende (Enel, Ibm, Wind, Telecom, ecc). La riforma pensionistica sposta il mio orizzonte di pensione di oltre tre anni.
Con le nuove norme e la circolare 35 dell'Inps il mio primo rateo di pensione sarà nel luglio del 2017, non rientrando nelle deroghe del milleproroghe. Il decreto prevede, infatti, che è nelle deroghe chi oltre ad avere firmato l'accordo di uscita prima del 6 dicembre 2011 ed avere lasciato l'azienda entro il 31 dicembre 2011 percepirà il primo assegno di pensione entro il 1 dicembre 2013. Dal 1° gennaio del 2014 al 1° luglio del 2017 sarò, perciò, senza pensione e senza lavoro, senza reddito. Nella stessa situazione siamo decine di migliaia, si parla addirittura di 350.000 persone. Può essere che una legge dello Stato condanni a un futuro senza speranze tanti cittadini e le loro famiglie? Si possono creare, per legge, tanti nuovi poveri? Io non credo e non sarebbe giusto.
Ci aspettiamo che il governo e il ministro del Welfare mantengano l'impegno che hanno preso alla fine dell'anno scorso: «Nessuno resterà senza reddito». Io e, come ho detto, tantissimi abbiamo questo grave problema, un dramma vero. Ma non chiamateci esodati, siamo lavoratrici e lavoratori espulsi dal ciclo produttivo a seguito di programmi di ridimensionamento del personale e di riorganizzazioni aziendali, non cittadini impegnati in una biblica traversata.
Cordiali saluti
Emilio De Martino

Due pagine sul L'Unità, con la foto
del presidio degli esodati alla prefettura di Roma


Radio londra 29/03/2012

Giuliano Ferrara parla degli Esodati nella sua trasmissione si RAI-1: Radio Londra
Una sintetica e buona esposizione della situazione.
(vedi)

giovedì 29 marzo 2012

La Repubblica del 29-03-2012




il Fatto Quotidiano del 29-03-2012


Gabanelli: "il Ministro faccia un sacrificio"
Milena Gabanelli: "Il Ministro deve dare il buon esempio"
Fornero faccia un sacrificio sulla sua pensione

il Fatto Quotidiano del 29-03-2012

L'Unità del 29-03-2012

Il nostro limbo non è rock

Quei cinquantenni scivolati nel limbo senza la pensione
Sandra Riccio
Torino 29/03/2012 
Un lavoro ce l’avevano, ma l’hanno lasciato, invogliati dagli incentivi per andarsene e dalla prospettiva di una pensione a portata di mano, nel 2012 o magari un po’ più tardi, nel 2013. E invece dopo la riforma MontiFornero si ritrovano senza reddito e con tempi di attesa per la pensione che, di colpo, si sono allargati ai cinque o sei anni con picchi che arrivano ai nove.

Sono i così detti lavoratori esodati su cui è intervenuto ieri il Presidente della Repubblica. «C’è una questione aperta che i sindacati rivendicano e di cui credo il governo stia studiando la soluzione» ha detto Giorgio Napolitano.

Il problema è che non si tratta di pochi casi ma di diverse centinaia di migliaia di persone. Le cifre esatte sui cosiddetti esodati sono ancora indefinite. «Non c’è ancora il dato definitivo» ha detto ieri il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Le stime iniziali del governo parlavano di 50 mila casi, ma la quota è stata rivista al rialzo dalla Cgil che ne ha contati 200 mila. Secondo stime circolate in questi giorni arriverebbero addirittura a quota 350 mila, sette volte tanto le valutazioni iniziali fatte dai tecnici.

Un vero e proprio popolo che sta affiorando con forza dalle pieghe della riforma. Tutti quanti prima di fare il grande passo avevano valutato bene ogni aspetto della nuova strada che stavano per prendere. Hanno fatto bene i conti con i risparmi che avevano in banca e con le spese in arrivo. Si credevano tranquilli e tutelati, anche perché avevano firmato accordi - magari collettivi - ben precisi, che li ponevano al riparo da sorprese.

Certo è che il governo ora dovrà individuare la strada migliore da percorrere per tutelare questi lavoratori. Ma allo stesso tempo dovrà riuscire anche a salvaguardare le risorse dell’Inps e quindi il bilancio pubblico. L’esecutivo sta cercando una soluzione e ha assicurato che entro il 30 giugno del 2012 verrà varato un decreto ad hoc. Sul tema nei giorni scorsi è intervenuta la stessa Elsa Fornero che il 19 marzo ha detto che «sono molti più del previsto», per cui «occorre trovare criteri equi per tutelare prima di tutto i più deboli».

Intanto cresce il numero di segnalazioni alle redazioni dei giornali. Come quella di Maurizio 57enne di Gessate, in mobilità dal dicembre 2008. «Dal mese di luglio sono senza un reddito. Ho maturato il diritto alla pensione, i 40 anni li ho fatti nel marzo 2011, la mia data di pensione (indicata come certa sugli accordi presi all’atto del mio licenziamento) era 1/7/2011. La legge 122 ha spostato le finestre di uscita di un anno. Ed io sono entrato in un limbo in un vuoto incredibile, non ero più mobilitato e neppure pensionato. Fatto sta che hanno smesso di pagarmi le indennità di mobilità, ma non mi pagano la pensione».

Ma quello degli esodati non è il solo problema sul tavolo del governo. Tra i nodi che stanno venendo al pettine c’è anche la questione delle ricongiunzioni onerose, previste dalla legge 122 del luglio scorso. Tanti i casi, come quello di Claudio: «Ho 55 anni e tra cinque o sei anni sarei andato in pensione per anzianità con più di 40 anni di contributi versati, più o meno per periodi uguali, all’Inps e all’Inpdap. Ora ho saputo che la mia ricongiunzione di tutto all’Inps avrà un costo di 135.000 euro». Cifre stellari come quella chiesta a Bruno: «per ricongiungere 32 anni di contributi versati nelle casse Inpdap agli otto dell’Inps mi sono stati chiesti dall’Inps 299.605 euro. Da pagare in «comode» 190 rate mensili da 1.576,87 euro l’una, per 15 anni. Vicenda analoga anche quella di «nicsummo», un ex dipendente della società Postel SpA del gruppo Poste Italiane che dopo aver versato per 30 anni i contributi all’Inps e per altri 12 a Ipost, ora si ritrova con un conto ulteriore di 70 mila euro da pagare per avere il diritto alla pensione.



ACLI: più che condivisibili le ragioni del sindacato

Pensioni: Acli, ragioni sciopero sindacati sono piu' che condivisibili

28 Marzo 2012 - 18:35
(ASCA) - Roma, 28 mar - ''Le ragioni della manifestazione unitaria sulle pensioni promossa dai sindacati per il 13 aprile sono piu' che condivisibili''. Lo afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, commentando l'annuncio della mobilitazione indetta da Cgil, Cisl e Uil per risolvere il nodo dei lavoratori cosiddetti ''esodati'' e delle ''ricongiunzioni onerose''.
''Questioni sacrosante - spiega Olivero - dietro le quali si celano situazioni di grave disagio e di palese ingiustizia. Un Governo responsabile non puo' non tenerne conto''. Il presidente delle Acli invita l'Esecutivo ad ''intervenire per correggere gli effetti distorti della riforma delle pensioni''. ''Si puo' infatti accettare l'innalzamento dell'eta' pensionistica, ma si deve assolutamente garantire la copertura per quei lavoratori licenziati o incentivati a lasciare il posto di lavoro con la prospettiva della pensione vicina, ma che ora in virtu' delle nuove norme rimarrebbero per troppo tempo privi di reddito''.
''Allo stesso tempo - aggiunge Olivero - occorre risolvere la questione delle cifre esorbitanti richieste per ricongiungere contributi pensionistici da un ente all'altro, in base ad una norma contenuta nella legge 122 del 2010. Di fronti a casi palesi di ingiustizia, il Governo e' chiamato ad intervenire con intelligenza e buon senso''.
''Le parti sociali - conclude il presidente delle Acli - stanno mostrando grande senso di responsabilita' nella gestione di questa crisi economica. Il Governo sta facendo altrettanto e deve continuare a farlo, con la consapevolezza che la tenuta sociale di un Paese e' fondamentale quanto la sua tenuta contabile''.
(Leggi)


Sindacati in piazza per "esodati" e ricongiunzione

E dopo la battaglia dell'articolo 18 scoppia la guerra delle pensioni
Sindacati in piazza per "esodati" e ricongiunzione
WALTER PASSERINI
Non si è ancora attutita l'eco dello scontro sull'articolo 18 che parte un secondo affondo, questa volta sulle pensioni. E così il 13 aprile le confederazioni sindacali unitariamente scenderanno in piazza contro la riforma della previdenza targata Monti-Fornero. Non l'avevano fatto allora, di fronte a una riforma dura e incisiva, lo fanno ora, in particolare su due questioni di grande rilevanza, attualizzate da alcuni media: la questione degli esodati e quella della ricongiunzione onerosa.
Per le organizzazioni sindacali, il rischio è infatti quello di un abbassamento dell’attenzione sulla questione previdenziale, proprio mentre il sistema contributivo inizia a macinare, riducendo il valore delle pensioni. A cui si accompagna la battaglia intorno alla riforma del lavoro e dell'articolo 18 e a cui non è indifferente, sostengono diversi commentatori, l'avvicinarsi della campagna elettorale per le amministrative del 6 maggio. La questione previdenziale più urgente, intanto, vedrà l’approvazione di un decreto a giugno, promesso dal governo, sulla odissea dei cosiddetti esodati. Va affrontata da subito, infatti, la risoluzione dell’ingiustizia che ha creato una terra di nessuno per chi aveva sottoscritto accordi di mobilità.
In attesa del decreto che dovrà essere approvato entro tre mesi per affrontare e risolvere una questione che riguarda oltre 200mila persone (coloro che si sono trovati in mobilità e che oggi non lavorano né hanno una pensione, che alcune stime fanno ammontare a 350mila), va affrontato anche il tema della ricongiunzione onerosa, che rischia di far pagare a molti lavoratori l'integrazione di diversi regimi previdenziali, fino al luglio 2010 a titolo gratuito, ma da allora a pagamento con cifre da capogiro.
Vanno inoltre ripresi e avviati alcuni provvedimenti ineludibili. 1. Il primo è quello dell’informazione diffusa ai cittadini. Con il sistema contributivo forse si è raggiunta la sostenibilità finanziaria degli enti, superInps compreso, ma non quella dei cittadini e soprattutto dei giovani. E’ quindi urgente avviare un processo di sensibilizzazione e di informazione che spieghi che cosa è cambiato con il sistema contributivo e quale futuro ci aspetta. 2. Il secondo è l’effettiva introduzione della più volte promessa “busta arancione”, che non può contenere solo l’estratto conto con i contributi versati dai cittadini, ma la simulazione del valore della futura pensione. E’ un fatto di democrazia, più volte promesso ma mai realizzato. 3. Il terzo è il concreto avvio di un programma di educazione previdenziale, a partire dalle scuole, ma esteso ai 20-30enni sul quale si è steso un imbarazzante silenzio. 4. Il quarto è l’avvio di un programma di incentivazione della previdenza complementare integrativa, attraverso anche la bilateralità, senza la quale l’assegno pensionistico futuro coprirà solo una parte ridotta del reddito, rischiando di creare un esercito di nuovi poveri.
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Niente sconti

Pensioni/ Bonanni: Risolvere problema esodati, non faremo sconti

In piazza il 13 aprile. Fornero convochi tavolo

28-3-2012 da TMNews
"Il governo e il Parlamento devono risolvere il problema di centinaia di migliaia di persone che sono rimaste già senza stipendio e senza pensione per effetto della riforma" delle pensioni. "Questo sarà l'obiettivo della manifestazione unitaria che abbiamo organizzato per il 13 aprile". Lo ha sottolineato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. "Il ministro Fornero ha annunciato nell'ultimo incontro di palazzo Chigi un tavolo di confronto con il sindacato su questo tema. Noi aspettiamo di essere convocati. Ma deve essere chiaro - ha avvertito Bonanni in una nota - che su questo problema delle pensioni non faremo sconti a nessuno. E' una questione di giustizia sociale e di equità. Non possiamo far pagare a questi lavoratori 'esodati' il prezzo della riforma delle pensioni che si scarica essenzialmente su di loro, visto che sono rimasti senza ammortizzatori e senza pensione".
 
 
 

"Non farti cadere le braccia, non arrenderti né ora né mai"

“Gli esodati? Devo consultare la Treccani”

28 marzo 2012
Pur essendo quasi tutti concordi che la riforma del lavoro del governo Monti sia quella giusta, pochi tra i nostri onorevoli la conoscono. Francesco Nucara, leader dei Repubblicani, ai nostri microfoni su l’interrogativo: “Chi sono gli esodati? Non ci sono esodati. Se un’azienda è pronta per fallire, licenzia, mi pare normale”; per Doris Lo Moro del Pd “sono domande strane, non è un termine giuridico esodati è gente coinvolta nella vicenda”, ma non si sa di quale vicenda parli. Per Francesco Paolo Disto del Pdl invece “allorquando si dovesse porre il problema io sarò in condizione di risponderle puntualmente e consulterò la Treccani”. Capitolo ASPI (l’Assicurazione Sociale per il Lavoro): un acronimo sconosciuto a Montecitorio. “Non ho le idee chiare sul punto” confessa ancora l’onorevole Sisto, ma c’è anche chi risponde correttamente come l’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini del Pdl di Manolo Lanaro e Tommaso Rodano
(Leggi e vedi il video)



Rimoldi: «Spiego perché»

PENSIONI/ Esodati e ricongiunzioni. Rimoldi (Fnp-Cisl): vi spiego perché saremo in piazza il 13 aprile
mercoledì 28 marzo 2012
PENSIONI/ Esodati e ricongiunzioni. Rimoldi (Fnp-Cisl): vi spiego perché saremo in piazza il 13 aprilePENSIONI ESODATI - MANIFESTAZIONE DI CGIL, CISL E UIL IL 13 APRILE Per i lavoratori esodati questo è un periodo particolare. Dopo la riforma delle pensioni e l’approvazione del Decreto Milleproroghe per molti di loro non si è trovata una soluzione e rischiano così di trovarsi per qualche anno, in alcuni casi anche più di cinque, senza i necessari requisiti per accedere alla pensioni e senza nemmeno un posto di lavoro. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un recente convegno aveva fatto sapere che l’esecutivo sarebbe intervenuto con un provvedimento entro la fine di giugno. Ma evidentemente queste rassicurazioni non bastano, dato che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di scendere insieme in piazza il 13 aprile a Roma per chiedere a Governo e Parlamento di intervenire sul tema. Una mobilitazione che il sindacato di Susanna Camusso aveva già previsto per il 17 aprile, ma che è stata poi anticipata in modo da far sfilare insieme le tre confederazioni. «Per noi quella degli esodati è una priorità assoluta», ci spiega Attilio Rimoldi, Segretario nazionale della Fnp-Cisl. «Ci sono infatti circa 350.000 persone che resteranno senza stipendio e senza pensione e che non possono aspettare i tempi promessi dal Governo. Questa gente ha fatto una scelta, spesso forzata dalle situazioni aziendali, e adesso si trova veramente in difficoltà. C’è chi per sei anni dovrà fare a meno di stipendio e pensione».
La soluzione che il sindacato chiede è semplice: «Per queste persone non deve valere il momento della maturazione del diritto ad andare in pensione, ma la data in cui hanno sottoscritto l’accordo con il datore di lavoro e le parti sociali sull’esodo forzato. Quindi se l’hanno firmato prima che entrasse in vigore la riforma prevista dal decreto “salva-Italia” devono avere il diritto di andare in pensione con il vecchio sistema». Certamente bisognerà trovare una copertura economica perché venga approvato un provvedimento del genere. Tuttavia, spiega Rimoldi, «anche se non si tratta di 50.000 persone, come aveva previsto all’inizio la Fornero, ma di un numero sette volte superiore, non credo che dal punto di vista economico ci possano essere ostacoli insormontabili».
I sindacati scenderanno in piazza anche per chiedere un intervento sul costo delle ricongiunzioni tra i diversi contributi previdenziali versati nella vita lavorativa, che in alcuni casi si rivela essere esorbitante. «La ricongiunzione - spiega Rimoldi - deve avere un onere sostenibile. Cioè ci deve essere un beneficio superiore al costo pagato, altrimenti viene a mancare un diritto. Faccio un esempio: un giovane che ha lavorato per anni con contratti atipici ha versato i contributi alla gestione separata. Se poi trova un lavoro stabile e la ricongiunzione dei contributi è troppo onerosa, questo si traduce nella perdita dei contributi già versati».
Il 13 aprile quindi i tre principali sindacati si troveranno insieme in piazza sul tema delle pensioni, un’unità che è venuta a mancare sul riforma del lavoro. «Anche in questo secondo caso - spiega Rimoldi - c’erano degli orientamenti comuni. Poi l’articolo 18 è diventato un problema più ideologico che di sostanza e ci ha portato ad avere posizioni un po’ diverse. Anche noi crediamo che sia meglio che per il licenziamenti economici ci possa essere il reintegro nel caso in cui la motivazione addotta dal datore di lavoro risulti non reale. Però la Cisl ha puntato in questa riforma a tutelare maggiormente i giovani e non a far perdere tutti i diritti essenziali a chi già oggi lavora».

Mastrapasqua non ne è certo

Pensioni: Inps, esodati non quantificati

Pensioni: Inps, esodati non quantificatiC'è un tavolo a ministero. Spero e credo decreto entro giugno

28 marzo, 16:46
(ANSA) - ROMA, 28 MAR - Il numero degli ''esodati'' ovvero di coloro che con la riforma della previdenza rischiano di restare senza lavoro e senza pensione a causa dell'aumento dell'eta' pensionabile non e' ancora definito. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua ricordando che c'e' un tavolo al ministero del Lavoro al quale partecipano anche l'Inps e la Ragioneria generale dello Stato che sta elaborando i dati sulla platea e sulle decorrenze delle pensioni per questi soggetti.
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Pensioni/ Inps: Difficoltà definire platea esodati, c'è tavolo
"Spero e credo decreto entro 30 giungo, c'è impegno Fornero"
Inserito 17 ore fa da TMNews
Ci sono delle "difficoltà" a definire la platea dei cosiddetti esodati, ma c'è un "tavolo" al ministero del Welfare che "sta lavorando" e a cui "l'Inps partecipa". Lo ha detto il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, nel corso di un'audizione alla Camera. "C'è un impegno che pubblicamente il ministro Fornero ha preso - ha continuato - di emanare il decreto interministeriale. Spero e credo che il decreto sarà emanato entro il 30 giugno e che conterrà tutte le garanzie. Il fatto certo è che c'è un tavolo che sta lavorando. Sarà rispettato il mandato del Parlamento".
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INPS: TURCO (RADICALI), SE NON DATI IN TEMPI BREVI CHIEDIAMO COMM. INCHIESTA
(AGENPARL) - Roma, 28 mar - "A precisa richiesta di poter conoscere l'entità dei contributi silenti il Presidente Mastrapasqua, audito dalla Commissione lavoro, ha risposto "sono su internet". E' la stessa risposta che, nella stessa sede, alla stessa domanda, mi diede circa un anno fa. Ma tante altre richieste dei colleghi sono rimaste senza risposta. Al Parlamento, quindi, non resta che mandare i Carabinieri per ottenere i dati che i parlamentari vogliono conoscere per essere messi in condizione di legiferare. Se in tempi brevissimi non ci saranno forniti i dati che abbiamo chiesto proporremo una Commissione d'inchiesta con i poteri giudiziari finalizzata unicamente ad acquisire le informazioni che il Presidente Mastrapasqua considera cosa sua". Lo dichiara in una nota Maurizio Turco, deputato radicale.
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Una soluzione o LA soluzione?

Mercoledì 28 Marzo 2012 19:44

LAVORO: CODURELLI (PD), GOVERNO SI RENDA CONTO DEL DISASTRO

On. Lucia Codurelli - PD
(AGENPARL) - roma, 28 mar - "Dopo un'infinità di richieste e numerosi atti ispettivi al ministro da parte del Pd commissione lavoro, apprendiamo che, ha dichiarato il Presidente della Repubblica, dopo l'annuncio della manifestazione di CGIL, CISL e UIL, il Governo sta lavorando ad una soluzione. Ci auguriamo che sia una soluzione vera e non pasticciata come è stato fatto sin'ora".
Lo dichiara l'On. Lucia Codurelli - Commissione Lavoro.



Mastrapasqua, l'INPS e l'ex IPOST

Registrazione dell'audizione del Presidente dell'INPS Mastrapasqua
Dal Sito web della Camera
Interessanti gli interventi degli onorevoli Gnecchi, Damiano (dalle ore 14:17 a 15:03) che ribadisce la necessità di conteggiare i 24 mesi ai fini del DIRITTO alla pensione, ordine del giorno votato unanimemente in commissione. Mastrapasqua "risponde" (dalle 15:30 alle 15:30)
Anche l'On. Lucia Codurelli (dalle ore 15:09 a 15:11) interviene su ex IPOST. Su questo il Dott. Mastrapasqua, pur essendo stato messo al corrente della situazione, glissa.



Testo della lettera recapitata direttamente nelle mani del Presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua il giorno 19-03-2012 al convegno de il Sole 24 ORE sulle pensioni.
Sullo stesso argomento (ex IPOST) sono stati sollecitati con lettere ad hoc anche Sarmi e Picucci (Poste), le Oo.Ss. ed i loro patronati allegando a tutti copia dell'interrogazione dell'On. Lucia Codurelli - PD.
Al Dott. Mastrapasqua
Presidente dell’INPS
19-03-2012
Oggetto: ex IPOST

Buongiorno Dottor Mastrapasqua,
siamo "esodati" di Poste Italiane che si tengono in contatto attraverso la rete web.

Come già segnalato al sottosegretario Polillo il 14-02-2012 e ad alcuni parlamentari, vogliamo sottoporre anche alla Sua attenzione la disastrosa situazione nella quale versa l’ex IPOST.

La centralizzazione a Roma di tutte le posizioni assicurative dei dipendenti postali, fisicamente impedisce di beneficiare della capillare presenza delle sedi INPS sul territorio per verificare lo stato della propria pratica.

Dalle (non) risposte che gli ex dipendenti ricevono dall’Ente, per lo più solo attraverso il numero verde (col quale ovviamente non si può interloquire ed entrare nel merito di una questione), rileviamo che ad oggi il numero di pratiche da evadere, l'incasso dei contributi previdenziali, le risposte che tantissimi pensionandi attendono determinano una elevatissima criticità.

Tantissimi ex dipendenti di Poste hanno chiesto dallo scorso gennaio 2011 ed addirittura dal 2010 di poter effettuare il versamento dei contributi volontari al fine di maturare il diritto e quindi beneficiare della relativa pensione.

Ad oggi non riescono a versare i predetti contributi perché l'INPS non ha rilasciato la relativa autorizzazione ma soprattutto non ha comunicato il numero di conto corrente dove poter versare questi contributi.

Sappiamo che il prossimo mese di aprile diversi ex dipendenti dovrebbero percepire la pensione per aver raggiunto il diritto, se avessero potuto versare i relativi contributi. Data la criticità evidenziata, invece, questi potrebbero non percepire la pensione a seguito del mancato versamento dei contributi che peraltro non dipende dalla loro volontà.

Altri ex dipendenti sono in attesa delle delibere di ricongiunzione e computo.

A causa dell’elevata criticità, il personale che è transitato dall'ex IPOST all'INPS di Via Beethoven, 11 a Roma non riesce a stabilire la priorità alle pratiche da evadere, anche per effetto del non corretto allineamento informatico delle procedure ex IPOST con INPS.

Sembra assurdo, ma l'INPS che dovrebbe incassare tantissima liquidità (soldi) non riesce a rilasciare le relative autorizzazioni.

Il perdurare di questa anomalia determinerà l’avvio di numerosi contenziosi da parte di chi ha chiesto l'autorizzazione al versamento e non l’ha ottenuta nei tempi compatibili con il diritto alla pensione, perché da questo deriva il danno della sua mancata liquidazione.

La situazione dell’ex IPOST rappresentata dall’INPS ai Sindacati confederali dei pensionati di CGIL-CISL-UIL il 15-2-2012 seppur grave è ampiamente inferiore alla realtà delle cose.

Chi vi scrive, ad esempio, ha potuto verificarlo di persona il 9-2-2012 e il 15-3-2012.

La situazione non è critica, ma semplicemente tragica. Abbiamo saputo che ci sono 2.500 pratiche in sospeso, da lavorare ed un’ulteriore mole di lavoro rappresentata dai solleciti che arrivano per queste stesse pratiche. Alcune non risultano istruite o, quanto meno, non ci sono a terminale.
Di questa situazione abbiamo informato alcuni onorevoli coi quali siamo in contatto e da ciò è nata l’interrogazione dell’on. Lucia Codurelli specifica sull’IPOST (allegato).

Dottor Mastrapasqua, La preghiamo di intervenire subito perché il bubbone rischia di esplodere.

Gradiremmo essere informati di come agirà, anche per tranquillizzare gli altri esodati postali. Siamo disposti alla collaborazione, finanche manuale.

Ringraziamo dell'attenzione.
Distinti saluti
MB-GZ-EDM

La UIL


COMUNICATO STAMPA
Esodati: dichiarazione di Luigi Angeletti, Segretario generale UIL
È inaccettabile ed ingiusto che vi siano centinaia di migliaia di persone che non hanno più il lavoro e che, a causa dei nuovi provvedimenti previdenziali, non possono ancora fruire della loro pensione. Queste persone hanno fatto una scelta fidandosi delle regole esistenti. Un qualunque Governo decente deve garantire la validità di patti precedentemente sottoscritti: si pone un problema di credibilità. Noi lo sollecitiamo ad onorare impegni che lo Stato si è assunto nei confronti di tanti suoi cittadini. Per questi motivi, abbiamo deciso di organizzare, insieme alla Cgil e alla Cisl, una manifestazione che si svolgerà il prossimo 13 aprile a Roma.
Roma, 28 marzo 2012
 
Segreteria Generale UIL
UIL, mobilitazione e iniziative di lotta per reddito e occupazione

La Segreteria nazionale della Uil ha deciso di avviare uno stato di mobilitazione e una serie di iniziative a livello territoriale e nazionale per sollecitare interventi a tutela dell’occupazione e del reddito dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Lunedì 2 aprile saranno definite, al termine di una nuova riunione di Segreteria, anche le modalità e le tempistiche delle prime manifestazioni.
Mentre il governo vorrebbe costringerci a parlare solo di articolo 18, i lavoratori e i pensionati, proprio in queste ore, si trovano a dover fare i conti con un’accresciuta e ormai insostenibile pressione fiscale che sta ridimensionando considerevolmente il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Le addizionali Irpef hanno avuto il loro effetto negativo sulle buste paga di marzo e un ulteriore peggioramento si prospetta, nei prossimi mesi, quando entrerà in vigore l’Imu. Si profilano, inoltre, ulteriori possibili incrementi delle aliquote Iva che finiranno col pesare, soprattutto, sui redditi reali medio-bassi.
Anche sul fronte occupazionale, la situazione è decisamente preoccupante. Le stime per il 2012 fanno prevedere un’accentuazione della disoccupazione o dell’insicurezza dell’occupazione che farà il paio con una riduzione della produzione industriale e del Pil. La conclamata situazione di recessione è il segno evidente che il Paese è prostrato da anni di mancati progetti di sviluppo.
E’ necessario, dunque, mettere in campo azioni di contrasto agli effetti recessivi delle politiche economiche del governo. In questo quadro, in attesa di una sempre più improcrastinabile riforma fiscale che riequilibri il carico della tassazione a favore dei redditi fissi, è urgente un provvedimento attuativo per la detassazione strutturale degli incrementi salariali derivanti dalla produttività. Così come, occorre porre rimedio, subito, alla condizione di quelle persone che non hanno più un lavoro e che, però, non sono ancora in grado di fruire della pensione. I cosiddetti “esodati” sono molte centinaia di migliaia e per essi si pone l’urgenza di soluzioni che garantiscano la continuità tra salario e pensioni.
Vanno affrontate, inoltre, con decisione le tante vertenze per crisi aziendali: occorrono soluzioni concordate con i competenti livelli istituzionali che riaprano prospettive industriali e occupazionali per tante realtà produttive e per tanti lavoratori. Al contempo, c’è bisogno anche di un sostegno al tavolo aperto per le questioni che riguardano l’efficienza e la valorizzazione del lavoro pubblico. Occorre, infine, sollecitare a livello parlamentare una modifica della riforma del mercato del lavoro secondo le indicazioni già emerse nel corso della Direzione nazionale della Uil.
A un diffuso e crescente disagio è necessario dare risposte concrete nella direzione della crescita e dello sviluppo. La mobilitazione e le iniziative di lotta della Uil avranno questo segno chiaro e inequivoco.
(Leggi)
 
 
 

Si parla di Esodati al TG3 del 28-03-2012 - ore 19:00

Al TG3 del 28-03-2012 si parla dell'iniziativa unitaria CGIL-CISL-UIL+UGL sulle pensioni e c'è anche un servizio sugli esodati.
Il servizio suilla percezione che del problema NON hanno alcuni parlamentari è quanto meno imbarazzante
(frame da 9:28 a 15:53)

Lettera al Ministro Fornero


Il Fatto Quotidiano, 28 Marzo 2012
Gentile ministro Fornero, è bastato riportare su Il Fatto le frasi incredibilmente sprezzanti che lei ha scelto per parlare del dramma degli “esodati”, perché le nostre caselle email fossero intasate di lettere e richieste di aiuto.
Ci sono 350 mila persone (con le famiglie, un milione) che per effetto della sua riforma sono oggi senza stipendio né pensione. Nel limbo: espulsi dal mercato del lavoro, rifiutati da quello previdenziale. Se non ci crede, legga le storie che pubblichiamo: c’è chi ha venduto la macchina, chi non riesce più a pagare il mutuo della casa, chi non mangia più carne e fa spesa solo al discount, chi ha detto al figlio (all’estero) a un passo dalla laurea: “Torna indietro, non ho più soldi”. Lei, di fronte a questo problema, ha detto a Report, forse senza rendersi bene conto del dramma: “Non ci hanno chiamato a distribuire caramelle”. Ha aggiunto che queste persone dopotutto non hanno tutti i contributi in regola. Ha concluso – ma non è sicuro nemmeno questo – che potrebbero usufruire di un “sussidio” (con la sua riforma, per non più di 18 mesi). Hanno tutti grande anzianità lavorativa, lavoratori e lavoratrici con più di trent’anni di contributi, ora finiti a 3-4-5-6 anni dalla pensione. Non si può dire loro: ci spiace, il patto che abbiamo stipulato non vale più, niente caramelle, bimbo. Questi uomini e queste donne avevano accettato la mediazione dello Stato che lei rappresenta e sottoscritto patti.
Sono gli “esodati” della Ibm, delle Poste, di tante aziende private. Sono padri che hanno ceduto il posto ai figli per alleggerire i bilanci. Padri e madri che ora vengono messi contro i figli. Sono persone lasciate sole da tutti – a cominciare dalla politica, per proseguire con i tecnici – nel momento più critico della loro vita. “È come se – dice l’ex ministro Cesare Damiano – dopo aver costruito un ponte tra un sistema e l’altro, ci si rifiutasse di costruire l’ultima campata”.
Eppure, con la sua riforma, si risparmiano 14 miliardi di euro fin dal 2014: questa spietatezza non è necessaria, né comprensibile. Si può spendere un miliardo per questi cittadini? E si può chiederle come mai, dopo aver promesso liberalizzazioni mirabolanti su banche, servizi e corporazioni, l’unica libertà che questo governo ha realizzato è quella di licenziare? Ci piacerebbe che lei rispondesse, anche con una email. Non tanto a noi. A loro.

Dal dipartimento sindacale SLP-CISL

Pensiamo sia necessario fare un po’ di chiarezza sulla posizione della scrivente organizzazione sindacale circa la questione esodati alla luce anche di una mail che attribuisce alla scrivente il fatto di essere l’unica a non aver firmato l’avviso comune da inviare al Governo.

Il problema esodati oltre all’Azienda Poste riguarda un cospicuo numero di altre Aziende e un elevato numero di lavoratori: fonti del Governo dicono circa 300.000.

L’avviso comune che Poste ci ha proposto contiene, a nostro giudizio, alcuni aspetti sui quali ci siamo riservati di fare alcuni approfondimenti anche con la nostre confederazioni (posizione di SLp-Cisl UILPoste – CONFSALCom e UGLCom).

Innanzitutto occorre osservare che il Governo non è interlocutore diretto delle Aziende e delle Organizzazioni sindacali di categoria ma bensì delle associazioni datoriali (Confindustria) e delle confederazioni (CGIl-CISL-UIL-UGL-ecc). Ci sembrerebbe quindi più efficace se ognuno facesse pressioni sulle proprie associazioni/confederazioni per segnalare il problema e proporre soluzioni per tutti, altrimenti si rischia che ogni categoria cerchi di rappresentare se stessa e nella divisione l’interlocutore (Governo/Azienda) ne trae vantaggio.

La proposta di Poste di redigere un avviso comune da indirizzare direttamente al Governo, oltre ai limiti predetti, ha lo scopo di non assumersi le proprie responsabilità (almeno in questo momento) nel caso in cui l’interlocuzione con il Governo non dovesse produrre i risultati sperati.

Pertanto noi abbiamo proposto:

1. Ognuno, sia da parte Aziendale sia da parte sindacale, faccia tutte le dovute pressioni sui propri riferimenti per rappresentare una possibile soluzione che contempli tutto il personale esodato senza escludere nessuno;

2. La realizzazione di un verbale dal quale emerga chiaramente l’impegno aziendale (qualora la discussione con il Governo non approdi ai risultati sperati) a farsi carico di tutte le posizioni eventualmente fuori dai provvedimenti adottati e/o di prossima attuazione;

3. Che anche l’Azienda intervenga presso l’ex IPOST per risolvere la problematica relativa alla contribuzione volontaria;

4. Che vengano eliminate dai nuovi verbali di esodo le clausole che fanno ricadere le responsabilità unicamente sui lavoratori.

Ci siamo comunque riservati di fare le opportune valutazioni (anche con la CISL) sulla opportunità e sulla efficacia di un avviso comune, sul quale continuano a permanere i nostri dubbi circa la sua reale efficacia.

Chi poi sostiene che il Governo, a fronte del complessivo problema esodati, attuerà quanto contenuto nell’avviso comune lo fa, secondo noi, non considerando la capacità di valutazione dei colleghi interessati dal problema ed assumendosi la responsabilità di quello che dice.

Abbiamo voluto precisare la nostra posizione perché pensiamo che il problema sia reale e abbia bisogno di chiarezza ed azioni concrete, per questi motivi, oltre a comunicarvi che il giorno 3 aprile prossimo presso la sede di Unindustria in via Noale a Roma alle ore 10,00 ci sarà un ulteriore incontro sul tema esodati, vi invitiamo a partecipare TUTTI alla manifestazione NAZIONALE che unitariamente come C GIL - CISL e UIL abbiamo organizzato per evidenziare il problema esodati.

13 APRILE 2012

I LAVORATORI ESODATI D’ITALIA

MANIFESTANO CONTRO I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO

GRANDE MANIFESTAZIONE ALLE ORE 10,00

NON MANCATE

SEGUIRANNO DETTAGLI LOGISTICI SULL’INIZIATIVA

VI ALLEGHIAMO NOTA DELLA SEGRETERIA CONFEDERALE CISL

mercoledì 28 marzo 2012

Se vi sembran pochi...

“Esodati e fregati”: i 350mila che si sono licenziati contando su incentivi “fantasma”
Mario Monti chiede al paese di “essere pronto” alle riforme che il suo governo sta portando avanti. Si riferisce in particolare alla polemica sull’articolo 18 e alla riforma del mercato del lavoro. Ma il discorso potrebbe valere anche per i cosiddetti esodati la cui situazione sintetizza come si possano creare veri e propri danni in nome del rigore. Un rigore, tra l’altro, a senso unico se è vero, come documenta la Cgia di Mestre che le nuove aliquote Imu per le seconde case penalizzano redditi intorno ai 25 mila euro e beneficiano, invece, redditi da 100 mila euro (con uno sconto di 14 euro).

Lavoratori esodati è un nome terribile che la stampa ha scelto per descrivere la vicenda di quei dipendenti incentivati a uscire dalla propria azienda o fabbrica con la prospettiva di poter approdare alla pensione in un numero certo di anni. Licenziamenti concordati, dunque, in cui un certo numero di lavoratori ha scelto di rimanere disoccupato in cambio di una quota di reddito sufficiente ad accompagnarli alla condizione pensionistica. Solo che questo avveniva con le vecchie regole del sistema previdenziale, prima che, in un solo colpo, il governo Monti portasse l’età minima per la pensione a 66-67 anni. Uno “scalone” che ha imposto a molti di quei lavoratori una prospettiva di vita, non breve, da passare senza reddito. Gli incentivi erano infatti tarati per periodi di due-tre anni e non basterebbero per cinque-sei o addirittura nove anni come raccontano alcuni casi che abbiamo raccolto su ilfattoquotidiano. it che qui riassumiamo. Il problema è che non si tratta di pochi casi. Le stime oscillano tra 100 e 350mila e la differenza è data dal conteggio o meno dei lavoratori “autorizzati ai contributi volontari” che costituiscono una parte cospicua. Per tutti i casi presi in considerazione dal governo al momento della riforma – lavoratori in mobilità, contributi volontari, in regime di Fondo di solidarietà – il “Salva Italia” aveva individuato deroghe e stabilito un finanziamento (dai 240 milioni del 2013 si saliva ai 1220 milioni nel 2016).

Ma nell’elenco mancava la tipologia specifica dei lavoratori incentivati all’esodo. Questi sono poi stati aggiunti con il “mille-proroghe” ma a saldo invariato. E ora le risorse non bastano e forse non bastano nemmeno per tutti gli altri. E così, al momento, ci sono centinaia di migliaia persone nel limbo in attesa di una soluzione che il ministro Fornero ha annunciato realizzarsi “entro il 30 giugno”. Ma che soluzione? Intervistata dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli, Elsa Fornero non si è mostrata particolarmente sensibile al tema dimostrando di avere più a cura il proprio ruolo di ministro rigorista. “Siamo stati chiamati a fare un lavoro sgradevole non a distribuire caramelle” ha spiegato a Bernardo Iovene che l’intervistava, contestando che la riforma pensionistica nel suo complesso sia solo “contro”. “Io mi sforzo di far capire – ha detto – che c’è molto per… molto a favore”. Certo, la “riforma della pensione è severa… sì, sì, severa, anzi di più, dura”. Ma l’Italia, ricorda, rischiava di finire in fondo al baratro. E noi, i tecnici, l’abbiamo salvata. Ma torniamo al caso degli esodi rimasti senza pensione. Fornero vuole aggiustare la situazione, ma “non con il vecchio metodo delle promesse”. Non si può, “si perderebbe credibilità”. Un’ipotesi avanzata è che quei lavoratori ritornino al loro posto di lavoro. Eventualità accademica perché non esiste nessuna azienda disposta a tanto. Alle Poste, ad esempio, i sindacati raccontano che “l’azienda rifiuta di accogliere qualsiasi ripensamento di chi ha già firmato l’uscita incentivata e ha ultimamente chiesto di rimanere in servizio”. “Figurarsi se aderirà a riammettere in servizio chi è già uscito” scrive una nota della Ugl. Il massimo che l’azienda postale è disposta a fare è firmare un Avviso comune con i sindacati per chiedere al governo di estendere da 24 a 36 mesi la copertura contributiva e di utilizzare il Fondo di solidarietà interno per un sostegno al reddito.

Se il rientro in azienda non è possibile, il ministro, sempre a Report, fa intravedere una seconda soluzione, il sussidio di disoccupazione. La nuova “Aspi”, del resto, è stata annunciata come in grado di arrivare dove la disoccupazione non è arrivata anche se i criteri sono gli stessi. Ma l’Aspi copre 12 mesi, 18 per gli over 55. Può bastare a chi rimane scoperto per un anno e mezzo, ma per gli altri avrebbe bisogno di una deroga. Senza contare che molti di questi lavoratori, come si legge dalle loro testimonianze, hanno appena concluso il periodo di disoccupazione seguente al licenziamento.
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