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sabato 30 giugno 2012

Totalmente inadeguata: si dimetta

LA VICE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PRATO CHIEDE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO ELSA FORNERO
Giorgi: “Il diritto al lavoro lo sancisce la Costituzione. La pessima riforma del mercato del lavoro e la vicenda degli esodati provano la sua totale inadeguatezza”Non è la prima volta purtroppo che intervengo in merito alla ministra Elsa Fornero, ma davvero non mi è possibile evitarlo. Quando la ministra auspicò con forza che nei confronti dei dipendenti pubblici venissero adottate le stesse norme contenute nel suo pessimo progetto di riforma del mercato del lavoro, che ieri divenuto legge, mi sembrò doveroso far notare che l’autentica intenzione del suo disegno di riforma era semplicemente smantellare le tutele contro i licenziamenti illegittimi. E temo che la “riforma Fornero” sarà ricordata solo per questo.
Ieri la ministra ha dichiarato al Wall Street Journal che “il lavoro non è un diritto, ma deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. Sorvolo sulle smentite e precisazioni successive, che somigliano tanto a quelle dei politici di professione, nei confronti dei quali peraltro la Fornero non nasconde il proprio disprezzo. Invece devo riconoscere alla ministra di essere sincera e trasparente come acqua di fonte. Le sue parole sono coerenti nel mostrare la vera natura del suo approccio ideologico (lo sottolineo “ideologico”) nei confronti del lavoro. Un approccio che però ha alcuni “piccoli” difetti: non ha alcun rispetto dell’impegno, quotidiano e frustrante, di migliaia e migliaia di giovani e meno giovani, precari e disoccupati, che affollano i nostri Centri per l’Impiego, nel tentativo di conquistare una vita decente. Secondo la ministra invece i disoccupati stanno comodamente seduti davanti a un piatto di pastasciutta (parole sue) ad aspettare l’offerta migliore. E forse è il modo più comodo per descriverli per chi non ha la minima idea di come risolvere il problema dell’occupazione. Ma quello che è importante è che la Costituzione Italiana stabilisce che il lavoro è un diritto, così come lo è l'essere messi in grado di condurre una vita dignitosa in cambio del lavoro prestato.
A questo punto, sento il dovere di rivolgere un appello al segretario del mio partito. Credo che il “problema Fornero” debba essere posto con forza al Presidente del Consiglio Monti. Un partito che si fonda sulla tutela dei diritti dei lavoratori e la piena attuazione dell’articolo 1 della Carta Costituzionale non può accettare il quotidiano scempio che ne fa la Ministra Fornero, che dà prova di essere non solo incauta e sfortunata, ma incompetente e arrogante. La vicenda degli esodati, con l’incredibile balletto di cifre e la surreale polemica con l’INPS (il tutto sulla pelle di centinaia di migliaia di lavoratori), meritava, in un paese civile, le dimissioni spontanee e immediate del ministro. Ma così non è stato. E allora invito i vertici del mio partito ad intraprendere un’azione nei confronti del Presidente del Consiglio affinché si proceda ad un licenziamento per giustificato motivo: la palese e totale inadeguatezza al ruolo del ministro. Il traballante Governo Monti ne trarrebbe giovamento. Ora che questa brutta riforma del mercato del lavoro è stata approvata, l’esecutivo si trova a dover affrontare alcuni problemi di rilevante portata, come quello degli esodati (che la Fornero stessa ha contribuito a creare) o come la necessaria riforma dei servizi per l’impiego. Sarebbe opportuno che capitoli seri e importanti come questi venissero gestiti da qualcuno più competente e soprattutto in grado di ristabilire corrette e serene relazioni industriali con le parti economiche e sindacali.
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Federmanager...

Notiziario Federmanager -2-
(RADIOCOR) 29-06-12 12:00:05
Decreto sulla salvaguardia dei lavoratori "esodati" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 29 giu - Il 1 giugno scorso il governo ha firmato il decreto interministeriale a tutela dei lavoratori esodati, che si applica ai soli 65 mila lavoratori (individuati dal Ministero) che possono accedere al pensionamento col regime di decorrenze vigenti prima dell'entrata in vigore del decreto "Salva Italia" o qualora maturino i requisiti successivamente al 31 dicembre 2011
Federmanager ribadisce il giudizio negativo sulle misure adottate dal governo ritenendole assolutamente insufficienti, poiche' troppi lavoratori restano ancora privi di salvaguardia
Di questo e' consapevole anche il governo: il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si e' impegnata pubblicamente a trovare soluzioni eque e finanziariamente sostenibili. Proseguira', quindi, l' impegno della Federazione per sostenere le ragioni dei dirigenti rimasti esclusi dalla salvaguardia prevista dal provvedimento in esame, a cominciare dagli sviluppi del Tavolo di confronto con le Organizzazioni Sindacali aperto sulla questione presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, a cui Federmanager e' stata invitata a partecipare dal Presidente della stessa Commissione Parlamentare, Silvano Moffa.
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Gli «esodati» de Imola chiedono risposte al Governo

1Gli «esodati» chiedono risposte al Governo I cosiddetti “esodati” hanno espresso tutta la loro preoccupazione mercoledì 27 giugno nella riunione informativa organizzata dalla Cgil di Imola, durata ben tre ore. Un centinaio i presenti. Sono stati numerosi gli interventi e le domande rivolte alla segretaria generale della Camera del lavoro, Elisabetta Marchetti, alla direttrice e alla funzionaria del patronato Inca Cgil, Marzia Battilani e Catia Olivieri.
Il rischio concreto per queste persone, che non hanno più un posto di lavoro, è ritrovarsi senza stipendio e senza pensione a causa delle nuove norme previste dalla riforma previdenziale.
«Il Governo deve decidersi a trovare una soluzione per tutti – afferma Marchetti – e auspichiamo che quanto prima siano convocate le parti sociali, come chiediamo da tempo. A queste persone deve essere riconosciuto il diritto alla pensione, senza scatenare una guerra tra poveri, salvaguardandone solo una parte, senza alcuna coerenza nei criteri».
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Vertice UE: per ora festeggiano solo le banche

Vertice Ue: Dozzo (Lega), per ora festeggiano solo le banche
(Il Sole 24 Ore Radiocor ) - Roma, 29 giu - "Credo che l'entusiasmo calcistico abbia impropriamente invaso anche il campo della politica. Oggi, nel nostro Paese, a festeggiare sono solo le banche con gli straordinari rialzi in Borsa ma, per il resto, gli esodati erano esodati ieri e lo sono oggi, il 35 per cento dei giovani erano disoccupati ieri e lo sono oggi, le famiglie sotto la soglia di poverta' lo erano ieri e lo sono oggi, le piccole imprese in crisi lo erano ieri e lo sono oggi. Erano tutti colpevolmente trascurati da questo Governo prima del vertice di Bruxelles e lo sono anche oggi". Lo afferma in una nota il capogruppo della Lega alla Camera, Gianpaolo Dozzo. "Se quindi - conclude - i presunti successi del Vertice europeo non dovessero tradursi in benefici reali per cittadini, famiglie e imprese, ancora una volta a gioire saranno i pochi e soliti noti".
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venerdì 29 giugno 2012

A giorni soluzione annunciata da Monti?

Esodati: D'Andrea, a giorni soluzione annunciata da Monti
Esodati: D'Andrea, a giorni soluzione annunciata da Monti29 Giugno 2012 - 16:10
(ASCA) - Roma, 29 giu - Sulla questione dei lavoratori cosiddetti ''esodati' il governo sta valutando soluzioni che abbiano '''una copertura finanziaria tecnicamente idonea'' e gli interventi saranno messi a punto in tempi brevi. Lo ha riferito il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Giampaolo D'Andrea, a proposito della riforma del lavoro del ministro Elsa Fornero, che '''esprime politiche pienamente condivise dal governo''.
Intervenendo alla trasmissione Omnibus su La7, D'Andrea ha ricordato come la Commissione lavoro della Camera abbia avviato ''un'indagine conoscitiva per individuare l'esatto numero dei lavoratori che devono essere tutelati, al fine di mettere a punto una proposta con la collaborazione di tutti i gruppi parlamentari. Nei prossimi giorni potremo avere idee piu' precise. Il problema e' articolare il provvedimento in modo tale da assicurare le risorse quando si presenta la necessita''''. Il sottosegretario ha voluto '''rassicurare la platea di coloro che sono in difficolta' e gli interlocutori politici: faremo cio' che abbiamo annunciato. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, si e' assunto l'impegno, ribadito con una nota ufficiale, di varare nuove norme sugli esodati, la flessibilita' in entrata, gli ammortizzatori sociali''.
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Bancari in sciopero anche su vicenda esodati

Intesa Sanpaolo: Fiba, tagliare su dividendo e cda, non su dipendenti
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 28 giu - La scadenza degli accordi aziendali al 30 giugno 2011, la paventata ristrutturazione della rete con chiusure di sportelli e la vicenda degli esodati sono alla base dello sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali in Intesa Sanpaolo. Lo sottolinea un comunicato della Fiba Cisl. "La confusione sui numeri - spiega la nota - e il rischio, per quattromila lavoratori in uscita, di periodi senza sostegno economico rendono necessaria la riassunzione di 561 lavoratori usciti da gennaio a oggi e il blocco (gia' comunicato) dell'uscita di altri 3.300". Inoltre, "in questa situazione sono inaccettabili gli attuali salari, incentivi e prebende al management e alle centinaia di consiglieri di gestione e di sindaci". Ne consegue che "ammesso e non concesso che ci siano troppe filiali, chi ne ha deciso l'apertura anche in tempi recenti?". Per la Fiba piuttosto che toccare i lavoratori sarebbe meglio intervenire sulla cedola: "Contestiamo le recenti dichiarazioni per le quali il dividendo non si tocca. L'azione e' capitale di rischio e il rischio d'impresa non puo' essere trasferito sui lavoratori".
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Esodati: soluzioni possibili e dubbi


Esodati: soluzioni possibili nel nuovo decreto Fornero-Monti tra pensioni e ritorno al lavoro
Continua a far discutere la questione esodati: soluzioni possibili e dubbi
Il ministro del Lavoro Elsa Fornero e il presidente del Consiglio Mario Monti si sono detti particolarmente impegnati nelle ricerca di una soluzione per la questione esodati, che ormai fa discutere da tempo, creando non poche tensioni, magari con un nuovo decreto ad hoc.
Qualche giorno fa, il ministro del Lavoro, facendo marcia indietro sulle sue prime stime di lavoratori da inserire nella platea dei beneficiari delle soluzioni proposte dal governo per risolvere il problema, ha aperto ad altri 55mila esodati, insieme ai 65 inizialmente stabiliti, e rilanciato per loro la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole.
Si è detta, inoltre, disposta ad inserire tra i lavoratori salvaguardati coloro che hanno superato i 62 anni di età. Tra i lavoratori salvaguardati, infatti, oltre a quelli interessati da accordi collettivi, sottoscritti con il governo, potrebbero esserci coloro che entro il 2014 hanno raggiunto i requisiti o che hanno superato una soglia di età, per esempio 62 anni.
Il ministro ha poi spiegato che “Per i lavoratori meno anziani, il mix delle soluzioni può muovere dall'estensione del trattamento di disoccupazione a formule di sostegno all'impiego di queste persone: per esempio con incentivi contributivi e fiscali nella direzione indicata dallo stesso disegno di legge di riforma del mercato del lavoro”.
Potrebbe, dunque, profilarsi l’ipotesi di un prolungamento degli ammortizzatori e del sussidio di disoccupazione per quei lavoratori esodati che non rientrano tra i 120.000 soggetti che il governo pensa di salvaguardare rispetto all'incremento dell'età pensionabile.
Altra ipotesi allo studio è quella che riguarda la possibilità di riassumere gli esodati e farli lavorare part time e contemporaneamente iniziare a incassare parte della pensione. Questa la proposta arrivata del Pd presentata per risolvere il nodo degli esodati.
Resta il fatto, però, che al momento non si parla del totale dei lavoratori senza reddito e senza pensione che restano fuori dalla salvaguardia né del costo delle risorse disponibili, per cui persistono ancora molti dubbi su quelle che saranno effettivamente le soluzioni che saranno approvate e soprattutto dubbi e timori riguardano coloro che dovranno essere interessati, o meno, dalle misure di salvaguardia. Ancora incerti sono, infatti, i numeri.
Autore: Marcello Tansini
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Termini Imerese: focus su nuovi investitori ed esodati

Termini Imerese: tavolo il 16/7; focus su nuovi investitori ed esodati
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 giu - "Dopo una serie di consultazioni tenute in questi giorni, il ministero dello Sviluppo Economico- sentito il ministero del Lavoro e l'advisor Invitalia - ha stabilito la convocazione del tavolo su Termini Imerese per il giorno 16 luglio". Si legge in un comunicato del ministero. "L'incontro servira' a fare il punto della situazione per quanto riguarda l'utilizzo degli ammortizzatori sociali e l'individuazione di nuovi investitori in grado di garantire un efficace piano industriale. Parte integrante del confronto sara' anche la questione dei cosiddetti esodati". "Confermiamo - afferma il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti- la ferma volonta' del Governo di trovare una soluzione alla gravissima situazione occupazionale che si e' determinata in un'area gia' duramente colpita dalla crisi".
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giovedì 28 giugno 2012

Lettera aperta a Fiorello. No, lei non lo sa.‏


Lettera aperta a Fiorello. No, lei non lo sa.‏

Gentilissimo Fiorello,
mi permetto di scriverle questa lettera perché la ritengo un ottimo artista, e la seguo sia in televisione, sia alla radio e appena viene qui a Torino la vengo a vedere ai suoi spettacoli.
Detto questo, mi presento. Mi chiamo Gennaro Casafina e sono un esodato di Poste Italiane, nato e cresciuto a Torino, anche se il mio nome può trarre in inganno. Lei sa chi è un esodato? No lei non lo sa.
Mi permetto in breve di raccontare la mia storia di lavoratore.
Quando ho iniziato a lavorare avevo appena 16/17 anni e avevo da poco lasciato la scuola.
Mi alzavo alle 06:00 per recarmi con i mezzi pubblici nell’azienda che si occupava di stampare e lavorare la lamiera.
Il mio lavoro si svolgeva in tre fasi:
1- tagliare lastre di lamiera attraverso una cesoia elettrica, facendo molta attenzione a non tagliarmi le dita. Le lastre per me che ero giovane ed esile pesavano quanto una montagna-lei sa cosa è una cesoia elettrica? No lei non lo sa-.
2- tagliata la lamiera doveva sagomarla attraverso una pressa, facendo anche in questo caso attenzione a non tranciarmi le dita (ne ho viste parecchie tranciate)-lei sa cosa è una pressa? No lei non lo sa.
3- i pezzi sagomati dovevano essere assemblati attraverso delle puntatrici elettrice che saldavano insieme le parti tramite due punte di rame, che a contatto con la lamiera sprigionavano scintille che mi entravano ovunque-le sa cosa è una puntatrice? No lei non lo sa.
Alla fine della giornata lavorativa mentre mi recavo a casa, mi capitava, dalla stanchezza, di addormentarmi sui mezzi pubblici.
Dopo due anni di questo duro lavoro, finalmente, dopo avere partecipato ad un concorso, sono stato chiamato alle Poste, dove all’inizio, mi creda, non è stato facile; allora l’azienda non passava, come adesso, i mezzi aziendali per recapitare la posta, e noi dovevamo acquistarli a nostre spese.
Per farla breve dopo 20 anni di lavoro postale in più settori, un dirigente che ha creduto in me, mi ha permesso di fare carriera in azienda, fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di Funzionario Quadro di 1° livello.
Il mio ultimo lavoro è stato quello di coordinare un Centro di recapito in provincia di Torino.
Il 18 ottobre 2011 l’azienda, che adotta la politica di riduzione di personale, mi convoca e mi propone una uscita anticipata dal lavoro.
Termino il mio servizio il 31 marzo del 2012 dopo avere maturato 40 anni e 13 gg di contributi; dopo circa 12 mesi avrei dovuto prendere la mia meritata pensione.
Purtroppo è arrivata la Fornero è la mia vita, come quella di molti, è cambiata.
Ora lei artista di fama cosa fa per gli esodati? Lei li prende in giro con una canzone intitolata “esodato Nnammurato”.
Ma lei crede di essere divertente, prendendo in giro circa 400mila persone esodate-con le loro famiglie- che hanno perso il lavoro unico sostegno e che speravano in una meritata pensione.
Ma lei crede veramente che si possa scherzare con la vita di queste persone che avevano dei sogni e delle speranze e che invece si trovano a non dormire più di notte e avere paura della vita perché non hanno più futuro e il loro futuro potrebbe essere un vicolo cieco.
Ma se ha tutto questo coraggio, perché non scrive anche una canzone del tipo “terremotato Nnammurato”, No lei non lo ha queesto coraggio perchè altrimenti tutta italia li darebbe adddosso e più facile prendere per i fondelli gli esodati.
Perché con tutto il rispetto per queste persone-che hanno subito una tragedia- anche ha noi è successo un terremoto dentro.
Fiorello ma Lei sa cos’è l’ansia?No. Gli e lo spiego io:
L’ansia è come dice Battiato in una sua canzone, è un animale che ti entra dentro è si beve anche il caffè.
L’ansia ti toglie la voglia di vivere;
L’ansia ti toglie il sorriso;
L’ansia ti toglie gli affetti famigliari e le amicizie;
L’ansia per farla breve è l’anticamera della depressione che è quella cosa- ma lei non lo sa- che ti spinge a fare dei gesti estremi.
Lei non lo sa, ma io avevo dei sogni:
-per festeggiare la pensione volevo portare mia moglie a fare un viaggio-sogno svanito
-volevo dedicare del tempo a me e alla mia famiglia, tempo sottratto a causa del lavoro, visto che passavo 12-13 ore sul lavoro, a seguito delle responsabilità che avevo
-volevo leggere i libri che avevo acquistato e mai letto per il poco tempo che avevo
-volevo fare lunghe passeggiate
-volevo andare in palestra a curare la mia persona.
Sogni che avevo nel cassetto e li, grazie alla Fornero, sono rimasti.
Già ma lei cosa ne sa? lei fa il comico, fa ridere le persona a discapito di altre persone che soffrono e nel frattempo guadagna fior fiori di euro sulle spalle degli esodati. Io mi vergognerei.
Vede Fiorello, io per il solo fatto che ho firmato nel 2011 ma sono uscito il 31 marzo del 2012 non rientro nei 65mila derogati e, da come ha dichiarato la Fornero alla Camera e Senato, non rientro nei possibili 55mila da salvaguardare, solo per il fatto di essere uscito dopo il 31 dic. 2011 e pur maturando il diritto a percepire la pensione nel 2013. Lei sa come mi sento dentro? No lei non lo sa.

E' troppo facile fare il saltimbanco a spese della povera gente.
Per chiudere, Fiorello, se proprio ci vuole aiutare, faccia un passo indietro e chieda scusa agli esodati, che dopo una vita di LAVORO non meritano certo di essere presi in giro da lei.

Sono 7 mesi che stiamo aspettando buone notizie che non arrivano.

Cordiali saluti.

CASAFINA Gennaro - Torino



Centrella (Ugl): la proposta Cazzola? Una beffa

PENSIONI/ Esodati. Centrella (Ugl): la proposta Cazzola?
Ora sarebbe solo una "beffa"
mercoledì 27 giugno 2012

PENSIONI ESODATI, IL PARERE DI GIOVANNI CENTRELLA (UGL) SULLA PROPOSTA DI GIULIANO CAZZOLA Benché consapevole che non possa essere la soluzione definitiva, Giuliano Cazzola, Vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera, ha lanciato una proposta che potrebbe, per lo meno, gettare acqua sul fuoco. Per il momento, il problema degli esodati è tutt’altro che sanato. Per l’Inps sono 390.200. Per la Fornero, molti meno. In ogni caso, oltre ai 65.000 più 55.000 per i quali intende far valere le vecchie regole, sa che ce ne sono altri. Persone che erano uscite anticipatamente dal lavoro in seguito ad accordi e che in virtù dell’inasprimento dei requisiti d’età introdotti dalla riforma delle pensioni, si ritrovano o si ritroveranno senza reddito da lavoro e da pensione. Ebbene, Cazzola suggerisce di far valere per tutti e su base volontaria una vecchia legge ancora valida che consentirebbe di andare in pensione con 57 anni di età e 35 di contributi. A patto di «sottoporre il proprio trattamento pensionistico al calcolo interamente contributivo anche per la quota antecedente il 1° gennaio 1996». IlSussidiario.net ha chiesto a Giovanni Centrella, segretario generale dell’Unione generale del lavoro, come giudica la proposta. «Dobbiamo partire dal presupposto - afferma - che questi lavoratori avevano dei diritti. Avevano preventivato che gli sarebbe stata erogata una pensione piena, commisurata all’età in cui sarebbero usciti dal lavoro. Il fatto che Cazzola abbia tentato di porre rimedio alla situazione è apprezzabile, ma la sua proposta, di per sé, ridurrebbe in ogni caso i diritti di partenza». Secondo Centrella, al di là dell’evidente riduzione dell’importo dell’assegno, si creerebbero enormi disparità: «Immaginiamo un lavoratore che abbia sottoscritto un accordo entro il 4 dicembre 2011. Secondo quando previsto dalla Fornero, costui rientrerebbe tra i 65mila salvaguardati che potrebbero andare in pensione con le regole precedenti alla riforma del ministro. Un lavoratore che, invece, avesse firmato un accordo anche un solo giorno dopo il 5 e che accettasse di andare in pensione con i criteri individuati dalla proposta di Cazzola, si troverebbe un assegno decisamente più leggero. I due lavoratori, pur trovandosi nella medesima condizione di partenza, per un giorno di scarto si troverebbero in condizioni drasticamente diverse».
Una beffa gigantesca: «Mi pare una disparità di trattamento inaccettabile per uno Stato di diritto. Anche laddove si decidesse di accedere a un tale regime esclusivamente su base volontaria. Paradossalmente, se per tutti i 390mila esodati si fosse previsto l’applicazione della proposta di Cazzola, sarebbe stato meno peggio che prevederne l’applicazione per alcuni e salvaguardare con le deroghe altri. Sarebbero stati tutti penalizzati ma, almeno, sarebbero stati trattati tutti allo stesso modo». Alla radice del problema, vi è una colpa: «Il ministro Fornero sta facendo degli enormi errori. Gli esodati non possono essere conteggiati a pacchetti di 55-60mila per volta. Il fatto è che, fin da subito, avrebbe dovuto fare come le avevamo suggerito. Convocando, anzitutto, un tavolo con le parti sociali per discutere seriamente di queste persone».
C’è, in particolare, qualcosa che non torna: «Il ministro era perfettamente a conoscenza dei numeri esatti. Contesta i dati dell’Inps, denunciando il fatto che, oltre a non essere giusti, sono stati comunicati prima alla stampa che a lei. Mentre, in questi mesi, ha affermato che erano in corso le procedure per stabilire quanti fossero effettivamente. Ebbene, è impossibile che non lo sapesse. I verbali degli accordi, infatti, vengono comunicati al ministero del Lavoro». Come se non bastasse, i numeri dell’Inps e quelli dei sindacati coincidono: «Stando a questi verbali, noi, da tempo, le avevamo fatto presente che gli esodati erano più di 350mila; un ordine di grandezza compatibile con quello dell’Inps».

Fedriga (LNP): il governo mantenga gli impegni presi

Esodati: Fedriga (LN), governo mantenga fede a impegno presoEsodati: Fedriga (LN), governo mantenga fede a impegno preso
27 Giugno 2012 - 17:49

(ASCA) - Roma, 27 giu - Al ddl sulla riforma del lavoro in discussione in Aula alla Camera, il Governo ha dato parere favorevole ad un ordine del giorno, presentato dalla Lega Nord, per la tutela dei lavoratori esodati. E ''grazie al nostro ordine del giorno - spiega Massimiliano Fedriga, capogruppo leghista in Commissione Lavoro - il Governo si e' impegnato a disporre, nell'emanando decreto sui lavoratori cosiddetti esodati, l'nclusione tra le categorie di lavoratori beneficiari della salvaguardia dalle nuove regole pensionistiche anche coloro che gia' erano percettori di indennita' di mobilita' o di cassa integrazione guadagni ed avrebbero maturato entro il 2013 i requisiti di accesso alla pensione secondo le regole previgenti''.

''Tale tutela - continua il leghista - varra' anche per i lavoratori che siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione ed abbiano avanzato domanda alla data del 31 gennaio 2012 e coloro che hanno preso accordi individuali entro il 31 gennaio 2012 scorso ma con uscita successiva, rivedendo la disposizione di legge che circoscrive la platea dei lavoratori salvaguardati alle risorse gia' stanziate''.

Infine, nelle more di attuazione del provvedimento, la Lega ha chiesto al Governo di valutare ''l'opportunita' di spostare di un anno l'entrata in vigore del nuovo regime dell'assicurazione sociale per l'impiego e di comprendere nell'ambito di applicazione della mini-AsPi i lavoratori a progetto ed i collaboratori coordinati e continuativi, rivedendo altresi' taluni aspetti della flessibilita' in entrata che rischiano di creare nuove sacche di disoccupati''.
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Un amaro ringraziamento

Spett. Uilpost, Failp, Ugl comunicazioni, confsal com.

Buona sera,
sono un ex lavoratore di poste italiane che ha lasciato l'azienda il 01/01/2012 e volevo ringraziarvi per l'attenzione che avete avuto nell'escludermi dalla possibilità di percepire il conguaglio del premio di risultato che ho contribuito a realizzare fino alla fine del 2011.
Sarebbe stato molto più corretto da parte vostra indicare chiaramente che gli "esodati" non avevano più alcun diritto anzichè trovare la subdola dicitura " presenti in azienda al 31/12/2011 e alla data di sottoscrizione della presente intesa"
Il mio rammarico sulla vicenda è contenuto perchè ho notato che la vostra attenzione alle categorie protette dalla legge è stato molto più solerte.
Felice di non essere più difeso da voi porgo molto distinti saluti

Gli esodati non sono tutti uguali


Gli esodati non sono tutti uguali: a una parte spetta la pensione e ad altri un nuovo lavoro
Troppa ipocrisia sugli esodati, una storia che nasce dai ritardi nel riformare il mercato del lavoro come ha fatto quasi tutta l'Europa - Il caso ci offre 3 riflessioni: 1) le riforme troppo dilazionate diventano le più socialmente costose; 2) le conquiste storiche sono solo quelle reggono nel lungo termine; 3) non esistono pranzi gratis.
27/06/2012 13:18
di Gianfranco Borghini

Con l'ingorgo "esodati" dovremo convivere per un certo numero di anni. Meglio allora che ci attrezziamo piuttosto che alimentare l'illusione di una soluzione "per tutti e subito" che, comunque, nessuno potrebbe garantire.

L'origine dell'ingorgo (o della bolla, come dice Ichino) è chiara. Non potendo contare su di una rete di Job Centers, come gli inglesi, ne su Centri di formazione finalizzati al reimpiego, come i tedeschi, e, neppure, su efficaci politiche di incontro fra domanda e offerta di lavoro, come i danesi e gli olandesi, i lavoratori italiani hanno affidato sempre di più la difesa del loro posto di lavoro all'Art. 18 e ad una fitta rete di ammortizzatori sociali (Cassa integrazione Straordinaria, Cassa per cessazione, Cassa per crisi e Cassa in deroga) che, utilizzati in sequenza, potevano portarli alla pensione nell'arco di 4 massimo 6/7 anni (caso Alitalia). Più che di essere ricollocato il lavoratore italiano si aspettava e si aspetta, insomma, di essere pensionato.
D'altra parte, come dargli torto? Di politiche attive del lavoro affidate a Centri per l'impiego specializzati o ad Agenzia sia pubbliche che private altamente professionalizzate in Italia si è cominciato a parlare soltanto dopo che la Comunità Europea ci ha costretto a farlo (1997!!). Sino ad allora i sindacati e le principali forze della sinistra hanno difeso ad oltranza il principio del monopolio pubblico del collocamento considerando tutto ciò che non era intermediato dallo Stato alla stregua del caporalato. Di outplacement, di formazione finalizzata al reimpiego, di apprendistato, di lavoro interinale e di stage prima del 97 non si poteva neppure parlare e, comunque, i lavoratori ne diffidavano. E' principalmente da qui, da questo ritardo nel riformare il mercato del lavoro e da questo pregiudizio politico, che origina la carenza di strumenti adeguati a gestire la ricollocazione dei lavoratori che la crisi espelle da ciclo produttivo. A dispetto della retorica sul Lavoro, che in Italia abbonda (dalla Repubblica fondata sul lavoro, al lavoro come diritto) il lavoratore italiano è in realtà il più solo fra i lavoratori europei e lo è proprio nel momento in cui avrebbe maggior bisogno di aiuto, quando, cioè, cerca il suo primo lavoro e quando, avendolo perso, ne cerca uno nuovo.
La riforma Fornero obbliga tutti a misurarsi con questo problema e non ha senso chiedere garanzie su di un numero imprecisato e comunque assai elevato di esodati. Bisogna invece distinguere fra coloro che, avendo già esaurito il periodo di mobilità, rischiano di restare senza alcun reddito e che vanno perciò pensionati e coloro che per alcuni anni possono contare sulla cassa integrazione o sulla mobilità. A questi non dovrebbe essere garantita, ora per allora, la pensione ma andrebbe piuttosto assicurato un impegno forte (anche con incentivi) delle Istituzioni e delle Agenzie del Lavoro per reinserirli nel ciclo produttivo. A 50 /60 anni una persona dovrebbe potere trovare ancora una attività utile da svolgere. In ogni caso, è nella direzione di un deciso potenziamento degli strumenti di reimpiego che si deve andare se si vuole avere un mercato del lavoro efficiente, tanto più che presto dovremo dover gestire qualche cosa di simile anche nel pubblico impiego.
Dalla vicenda "esodati" le forze politiche iItaliane (almeno quelle riformiste) dovrebbero comunque trarre almeno tre lezioni. La prima è che le riforme troppo a lungo dilazionate sono quelle socialmente più costose. La seconda è che le "conquiste storiche" sono tali soltanto se reggono nel medio lungo termine e cosi non è stato per il punto unico di scala mobile, per l'aggancio delle pensioni all'80% del salario, per le pensioni di anzianità e per l'art. 18. La terza lezione è che, come diceva Friedman (ma anche Marx), non esistono pranzi gratis e prima o poi qualcuno il conto lo deve pur pagare. Se a illudersi e a illudere che le cose non stiano cosi sono le forze che più rappresentano il lavoro a pagarne di più le conseguenze saranno, purtroppo i lavoratori. Come scriveva Gramsci dal carcere: la prima vittima della demagogia è il demagogo. E' un ammonimento questo che dovremmo tenere sempre a mente, tutti.
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COMUNICATO AI PARLAMENTARI E ALLA STAMPA

ANCHE LA RETE DEI COMITATI AL TAVOLO!!!

Roma, 27 giugno 2012. La Rete dei Comitati di Mobilitati ed Esodati , a valle delle audizioni in Parlamento della Ministro Fornero e dell’impegno personale solenne del Premier Monti per la soluzione del problema dei cosiddetti “esodati” e dopo aver analizzato le informazioni contenute nelle tabelle e nella relazione della stessa Ministro Fornero ritiene che il governo sia lontano dal poter trovare un’equa soluzione, anche perché le tabelle fornite mostrano gravi lacune e contraddizioni, che chiunque può verificare con un’attenta analisi, facendo presumere ancora dati inattendibili e volendo escludere una loro manipolazione.

Nella consapevolezza che il Parlamento sta discutendo una proposta denominata “Damiano” integrata con proposte dell’Italia dei Valori e della Lega Nord, la Rete dei Comitati afferma con forza il proprio diritto di controparte poiché nessuna norma potrà passare in danno di alcuno dei “colpiti” dalla devastante riforma Fornero, oramai disconosciuta in Aula da tutti i Gruppi Parlamentari.

Pertanto, ribadendo la piena responsabilità dei Gruppi Parlamentari che hanno a suo tempo dato voto favorevole a questa riforma, per più aspetti  “illegale”, “iniqua”e “incostituzionale”, ma riconoscendo adesso a tutti i Gruppi Parlamentari, avendolo affermato in Aula, la volontà di eliminare i “mostri” generati,
  RICHIEDE
un confronto diretto dei Parlamentari con la Rete dei nostri Comitati, affinché nessuna legge passi sopra le teste dei soggetti coinvolti.

La base di qualsiasi discorso in merito è che i diritti non possono essere toccati e che il loro ripristino, per via legislativa, non potrà che essere considerato, nella sostanza, come “minor risparmio” ottenuto dalla riforma Fornero e MAI come “nuova spesa”!!

Invitiamo perciò i Capigruppo Parlamentari a incontrarci al più presto per un leale confronto.  

COMITATO MOBILITATI ROMA E NAPOLI - COMITATO MOBILITATI MILANO - COORDINAMENTO ESODATI ROMANI - COMITATO ESODATI E PRECOCI D’ITALIA - COMITATO DIRIGENTI ESODATI - COMITATO MOBILITATI LODI - COMITATO ESODATI BANCARI - DONNE ESODATE MOBILITATE LICENZIATE

mercoledì 27 giugno 2012

La Riforma Fornero: il lavoro non è un diritto

La Riforma Fornero: il lavoro non è un diritto
giugno 27, 2012
“Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto;. Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. Le affermazioni del ministro Elsa Fornero al Wall Street Journal rappresentano un programma politico nella loro secchezza e anglosassone sintesi. Spesso, quando si danno interviste ai giornali stranieri, si dice meglio quello che si pensa davvero, lo spirito di fondo che muove le proprie azioni.
Da quello che capiamo noi, avendo seguito il ministro dal momento del suo insediamento, la filosofia che la ispira è quella di una società, probabilmente idealizzata, in cui le persone non stiano ferme sul posto, si diano da fare, si “guadagnino” appunto il lavoro piuttosto che aspettare che questo gli piova dal cielo. E’ un concetto che abbiamo sentito più e più volte, addirittura dagli anni 80 quando un craxiano con i boccoli, come Gianni De Michelis, consigliava ai giovani di imparare ad “arrangiarsi”.
Solo che è un concetto che non fa i conti con quell’impegno certosino e generoso di migliaia e migliaia di giovani e meno giovani, precari e disoccupati, che accettano di combattere una quotidiana battaglia, sempre impari, per conquistare una vita decente. A sentire certe affermazioni del ministro sembra che questa realtà non esista e che, al contrario, i giovani disoccupati siano seduti sul divano ad aspettare l’offerta migliore. Il modo migliore per descriverli, del resto, da parte di chi non sa risolvere il problema dell’occupazione.
Per questo di un’espressione che dice che “il lavoro non è un diritto” resta solo la parte amara, quella vera. Il lavoro viene lentamente espunto dalla giurisprudenza europea dal novero dei diritti non tanto garantiti ma su cui una società è impostata e cerca di convergere. E non è un caso che nell’intervista al WSJ questo concetto venga declinato in altre forme. La riforma, spiega infatti Fornero, “è anche una scommessa sugli italiani cambiare il loro comportamento in molti modi”.
Ma è il quotidiano finanziario a ricordare l’essenziale quando afferma che “uno dei principi chiave della nuova legge è che i datori di lavoro saranno in grado di licenziare i singoli lavoratori per motivi economici”. “Forse il più grande significato dello sforzo della signora Fornero - continua il WSJ - è che la legge ha smantellato la vacca più sacra del lavoro in Italia, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”. Si possono fare tutti i discorsi del mondo, teorizzare le migliori filosofie di vita e del lavoro, ma la “riforma Fornero” entrerà nella storia, e sarà ricordata, solo per questo.
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Leggi anche: il Post Viola

 

Monti conferma: risolveremo esodati e flessibilità

Ddl lavoro/ Monti conferma: Risolveremo esodati e flessibilità

      AFP
     'Spero domani ok, poi manderò lettera a Bruxelles'
Roma, 26 giu. (TMNews) - "Ci siamo impegnati a risolvere tempestivamente il tema degli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali, e lo ribadiamo". Lo ha confermato, nell'aula della Camera, il premier Mario Monti, spiegando che "stiamo lavorando anche sulla base delle costruttive proposte arrivate dai gruppi parlamentari".
Monti ha quindi ribadito l'auspicio che domani il ddl sia approvato in via definitiva, e in quel caso "scriverò domani stesso una lettera al presidente del Consiglio Ue e al presidente della Commissione Europea per informarli dei progressi fatti dall'Italia sul terreno delle riforme che venivano richieste all'Italia: tutte cose fatte prima di tutto nell'interesse nostro ma, visto che sono anche nell'interesse dell'Europa, è giusto farle valere fino in fondo e per intero anche in Europa".
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Leggi anche: IGN/ADN Kronos; La Voce d'Italia

Nessuna novita

Chi sono i nuovi 55mila salvaguardati? E' uscito un nuovo decreto oltre ai 65mila? AlfredoIl decreto interministeriale sugli 65.000 salvaguardati esodati firmato il 6/6/2012 riporta che alcuni di questi dovranno fare un'istanza, non capisco se hanno tutti i dati a cosa serve?  ho l'impressione che sia una altra truffa, poi quando verrà pubblicato il decreto sulla  Gazzetta ufficiale, attenendosi a quanto riportato, ad alcuni a gennaio 2013 si apre la  sospirata finestra.  Grazie cordiali saluti.
Gli istituti previdenziali non sono purtroppo in possesso di alcun dato relativo a coloro che sono cessati dal servizio ai sensi dell'articolo 6, comma 2-ter del Dl 216/2011. Gli accordi collettivi o individuali sono infatti accordi sottoscritti tra datore e lavoratore e non comunicati all'ente previdenziale. Per tale ragione viene prevista una sorta di “certificazione” di tale accordo tramite l'istanza da presentare alle DPL territoriali entro 120 giorni dalla pubblicazione del Decreto in GU.
Quanto ai nuovi salvaguardati non esiste allo stato attuale, anche se il Ministro ha dato effettivamente disponibilità a trovare soluzioni, alcun provvedimento ufficiale di estensione della tutela rispetto a quanto già disposto dal Decreto Fornero firmato il 1° Giugno.
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Benigni su Fornero: Ma quanti dannati ci sono all'Inferno?

Roberto Benigni su Fornero:
Ma quanti dannati ci sono all'Inferno?

Gli esodati a L'Infedele anche il 25-06-2012

Gli esodati a L'Infedele nella puntata del 25-06-2012:
una presenza fisica significativa, ma "sacrificati" in pochi minuti


martedì 26 giugno 2012

Monti: impegno per esodati

Lavoro: Monti, impegno per esodati, ammortizzatori e flessibilità
26 Giugno 2012 - 16:42
(ASCA) - Roma, 26 giu - ''Il governo e' impegnato a superare con altre iniziative legislative le questioni riguardanti gli esodati, la flessibilita' in entrata e gli ammortizzatori sociali''. E' quanto assicura il premier Mario Monti, intervenendo in Aula, Alla Camera, durante il dibattito sulle mozioni parlamentari in vista del Consiglio Ue.
''Stiamo lavorando anche sulla base delle proposte dei gruppi di maggioranza'', aggiunge Monti, convinto che serva ''dare un segnale con l'approvazione della riforma del lavoro, che e' uno dei punti centrali delle riforme strutturali''.
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Leggi anche: Borsa italiana; TGCOM

La saga dei "faremo"

Lunedì 25 Giugno 2012 18:06 PENSIONI: GRIMOLDI (LNP), GOVERNO METTE NERO SU BIANCO CHE NON HA SOLUZIONI A ESODATI
(AGENPARL) - Roma, 25 giu - "Purtroppo abbiamo la conferma che il Governo non sa come salvare la nave dopo aver causato la tragedia degli esodati. La risposta del viceministro Martone alla mia e ad altre interrogazioni è zeppa di "tuttavia", "impossibilità", "ipotesi". Una saga del "faremo" costruita sulla pelle di centinaia di migliaia di onesti contribuenti che il Governo delle banche sta per mettere a pane ed acqua. Martone certifica tra l'altro che il Governo è "consapevole che le salvaguardie previste dal decreto salva Italia e dal decreto proroga termini non esauriscono la platea di persone interessate alle salvaguardie". Insomma questo Governo di intelligentoni ha buttato a mare alcune centinaia di migliaia di persone sapendo che la nave aveva in dotazione solo qualche decina di salvagenti. E' ora di andare al voto e di rimandare a scuola questi incapaci!". Così Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord e presidente federale del Movimento giovani padani sulla risposta del viceministro Michel Martone ad una sua interrogazione.
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Scivoli

Fornero, arriva il superscivolo
di Ruggiero Capone
26 giugno 2012POLITICA
 
Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, casca sull’ennesima buccia di banana. Perseverare è davvero diabolico, specie se si considera che proprio dal ministero del Lavoro avevano dato in pasto all’opinione pubblica la cifra di 65mila esodati. Dato che aveva permesso alla Fornero d’asserire «ci sono solo 65mila esodati». È notizia di qualche settimana fa è che, proprio l’Inps aveva comunicato che gli esodati sono 400mila, ma nei meandri della comunicazione del Welfare s’erano virtualmente ridotti a 65mila (di fatto stavano già slittando vero i 500mila). E l’inizio settimana s’è aperto con nuove cifre del Welfare, questa volta su eventuali esuberi (circa 5 mila secondo notizie di stampa) derivanti dall’accorpamento di Inpdap ed Enpals in Inps. Notizie che hanno mandato in bestia il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Chi dà questi numeri, sia sull’Inps sia sul pubblico impiego, è un irresponsabile. Il governo deve darci un piano industriale da cui si desume ciò che deve avvenire e non il contrario... È davvero sconcertante come persone pagatissime e con grande responsabilità giochino con i numeri, con le sorti degli istituti, delle persone e dei servizi». E la mente di Bonanni corre d’istinto alla Fornero, la sterminatrice di lavoratori.
«Nei piani di integrazione dell’ex-Inpdap e dell’ex-Enpals in Inps non c’é alcun programma di esubero o mobilità di dipendenti», fanno sapere dall’Inps, precisando che «per quanto riguarda il personale non è all’ordine del giorno alcun intervento, sono quindi destituite di ogni fondamento le cifre indicate oggi da alcuni organi di stampa». E non è stato solo il Messaggero a citare ieri un documento che indica «23 direttori generali in meno, 70 direttori di 2/o livello eliminati, 5 mila dipendenti in mobilità». Il documento è sfuggito al Welfare, agli uffici previdenziali, e potrebbe esserci l’ennesimo zampino della Fornero.
«Il processo di integrazione è stato finora tracciato dagli indirizzi del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Istituto e dalle linee programmatiche del Presidente, che affidano alla Tecnostruttura la predisposizione di un piano industriale, che non è stato definito - spiegano i supertecnici Inps -. Mancano peraltro ancora l’approvazione del bilancio 2011 dell’Inpdap e i successivi decreti ministeriali. Nei documenti fin qui redatti sono già stati individuati i piani di razionalizzazione della spesa, a partire dall’integrazione logistica e delle piattaforme informatiche». L’ Inps precisa che il tema della riduzione del personale «è stato peraltro formalmente escluso nel corso di una videoconferenza interna rivolta alla dirigenza dell’Istituto, condotta mercoledì scorso, 20 giugno, congiuntamente dal direttore generale dell’Inps, Mauro Nori e dal presidente dell’Istituto, Antonio Mastrapasqua». È la Fornero che cerca sempre di stupirci: pare lavori al superscivolo che garantisca un salto mortale ai redditi medio-bassi da lavoro dipendente.
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Le lettere degli 'esodati' al Ministro

«Caro ministro, ti scrivo...» Ecco le lettere degli 'esodati'
Di Maristella Iervasi
25 giugno 2012
foto lettere«Ministro, ha sparigliato tutto. Ora ci salvi dall'abisso!». «Mi aiuti, spero in una sua risposta, anche se non ne ho mai ricevuta una». Ecco le parole e le angosce che si affollano sempre più numerose sul tavolo più importante di Via Veneto 56, a Roma. Vengono, come raccontano anche i sindacati, dalle centinaia di lettere ed email, che ogni giorno arrivano ad Elsa Fornero.

Storie drammatiche di chi, dopo anni di lavoro, ha sottoscritto accordi individuali o collettivi prima del 4 dicembre 2011 e nella stessa data è stato licenziato. Persone, donne e uomini, tutte prossime all'età pensionabile in base alle leggi precedenti. Che poco dopo però si son viste posticipare anche di sei o nove anni la data del possibile pensionamento.

Esodati: così i mass media e la politica li chiamano. Esodati dunque, termine 'horribilis' per indicare i lavoratori “ex 50” espulsi dal mercato del lavoro. Che poi il 'rigore' sulla Previdenza sociale della Fornero, con tutto il valzer dei numeri Inps, ha prodotto anche una nuova beffa. Come raccontano, ad esempio, decine di ex dipendenti di Poste italiane.

«Non siamo rientrate nelle 65mila 'anime' benedette dalla Fornero» e ora dal 1° luglio «per noi sarà l'inizio di una tragedia», sottolineano nelle lettere decine di donne, ex dipendenti di Poste Italiane. «Il nostro problema – sottolineano le esodate Pt – a differenza degli altri non salvati dal D.L. Milleproroghe si presenterà tra meno di una settimana. Dal prossimo 1° luglio (e non nel 2013, 2014, ecc...) dovremmo versare all'Inps 31 rate di contributi volontari di importo cadauno pari a 1.450 euro circa, oltre al fatto che dal 1° agosto 2013 resteremo anche senza stipendio, che nel frattempo già si è ridotto a 450 euro (…) . Dove andremo a prendere questi soldi? Come vivrà la nostra famiglia? Molti di noi hanno coniuge e figli a carico».

Daniele ha 56 anni e vive a Mirandola, uno dei paesi del Modenese colpiti dal terremoto che ha devastato l'Emilia. Scrive: «Buongiorno ministro Fornero, immagino le numerose e-mail che riceverà ogni giorno, ma volevo farLe presente una situazione diversa in cui mi trovo da 'esodato'. Ero dipendente di uno zuccherificio di Italia Zuccheri Spa stabilimento di Finale Emilia. Negli anni 2000/2005 la Comunità Europea, sotto la spinta di Germania e Francia, decise che gli zuccherifici italiani non erano più competitivi. La pressione di queste due potenze fece decidere, da parte del ministro Alemanno, la chiusura e la demolizione di 13 stabilimenti sparsi in tutta Italia. Per queste chiusure, alle società saccarifere, furono elargiti milioni di euro per riconversioni che non sono mai iniziate. Per quanto mi riguarda, sig. ministro Fornero, - sottolinea Daniele - dopo cinque anni di Cassa integrazione, nel luglio 2010 la ditta mi ha licenziato e posto in mobilità per 3 anni. Alla fine del 2013 scadrà la mobilità ed avrò 36 anni di contributi e 57 di età. Nell'accordo per il licenziamento fu stabilito un incentivo all'esodo che mi serviva per pagare i contributi volontari per i 4 anni mancanti ai fatidici 40 di contributi. Purtroppo, con le modifiche apportate da Lei ministro con la riforma della Previdenza, tutto questo non sarà più possibile. Sto cercando un lavoro, ma purtroppo finora senza successo».

Va detto che attualmente dai primi 65mila esodati la platea si è allargata di altri 55mila. Il ministro Fornero sarebbe disposto ad inserire tra i lavoratori salvaguardati coloro che hanno superato i 62 anni di età. Ma l'incertezza e l'angoscia delle persone non cessa.

«Non so più in quale situazione mi trovo», scrive Luciano al ministro. «Ovvero, se rientro negli esodati fortunati (i 65mila delle prima stima, ndr) oppure no. Non so neppure se rientro nei meno fortunati, gli esodanti che vedranno sanata la loro situazione in un futuro prossimo» (…). «Insomma, sono nato nell'agosto del 53, ho cominciato a lavorare il 1° aprile 1973, ho smesso il 28 febbraio 2008 a seguito della chiusura per delocalizzazione dell'azienda in cui lavoravo. (…). Sono stato riassunto in una altra azienda. Ho fatto la mobilità, alla fine ho scelto l'accompagnamento alla pensione. Senonché a sparigliare tutto, il 6 dicembre 2011, ci ha pensato Lei, sig. ministro con la riforma della Previdenza. Ad tutt'oggi non so quando e se potrò andare in pensione. E, per ultimo, non posso certo impegnare i miei risparmi per contribuire al risanamento della Previdenza considerando che magari un domani arrivi qualcun altro che e faccia come Lei: ricambi le carte in tavola».
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Si rischia di essere esodati dagli esodati

Si rischia di essere esodati dagli esodati
di Roberto Tomei
Tra tutti gli esseri viventi, l'impiego delle parole è prerogativa esclusiva degli umani. Tra quelle in uso, alcune, in certi periodi, tendono a imporsi sulle altre: qualche mese fa c'era lo spread (che continua ogni tanto a far capolino), ora tocca agli "esodati".
Quest'ultimo termine non è nuovo, ma ha soltanto avuto una traslazione di senso, che però conserva all'inusuale participio (puro burocratese) tutto il suo significato "tragico".
Usciti dal Welfare nostrano, infatti, gli odierni esodati altro non sono che gli ultimi eredi (almeno lo speriamo) degli Ebrei che, come racconta la Bibbia, uscirono dall'Egitto per raggiungere la terra promessa. Ma il progenitore diretto degli attuali esodati va cercato in un decreto del ministro Marini, che nel 1992 coniò il termine in materia di previdenza del personale degli autoferrotranvieri.
Oggi come ieri, esodo indica comunque la partenza da un luogo di una massa di persone. Forse gli esodati di oggi sono addirittura più di quelli dell'esodo biblico. Di certo, c’è discordia su quanti siano con esattezza.
In ogni caso, quelli di ieri potevano contare sulla guida di Mosè e l'aiuto di Dio, che aprì loro le acque del mare; quelli di oggi, invece, essendo meno fortunati, debbono aggrapparsi a Fornero e Camusso. Magari hanno meno fede dei loro omologhi biblici, ma alla luce del conflitto tra i dati dell’Inps e quelli del ministero sul loro esatto numero, come non comprendere la loro paura di venire "esodati" dagli stessi esodati. E, visti certi tragici esiti di tanta diffusa disperazione, speriamo solo da loro.
E’ necessario perciò che il governo intervenga per assicurare a tutti quella parità di trattamento prevista innanzitutto da quel che resta della Costituzione.
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Cazzola: la “soluzione” per esodati è già scritta in una legge…

PENSIONI/ Cazzola: esodati, la “soluzione” è già scritta in una legge…
martedì 26 giugno 2012
La questione degli “esodati” (ovviamente si usa questa definizione per indicare tutta la platea dei soggetti che devono essere salvaguardati mediante l’applicazione delle regole del pensionamento vigenti prima della riforma delle pensioni del ministro Fornero) è finita al primo posto, nel comunicato di Palazzo Chigi, tra i problemi che il governo si è impegnato a riesaminare “tempestivamente” insieme ad altre materie (la flessibilità in entrata e gli ammortizzatori sociali) dopo che, alla Camera, le forze della maggioranza, proprio in conseguenza di quel solenne impegno, hanno accolto l’invito di approvare entro domani, senza modifiche rispetto al testo uscito dal Senato, il provvedimento per dare la possibilità al premier di recarsi al vertice europeo del 28 e 29 prossimi, esibendolo ai partner europei.
Pertanto, se da Bruxelles non partirà uno tsunami tale da travolgere il governo e con esso l’azienda Italia (chi è convinto che basti staccare la spina alla compagine presieduta da Monti e andare alle elezioni in ottobre, dovrà purtroppo ricredersi quando si accorgerà che il “botto” trascinerà con sé tutto il sistema politico), prima della pausa estiva c’è da presumere che il confronto sugli esodati farà dei passi in avanti, magari attraverso l’iter del testo che la Commissione Lavoro della Camera sta predisponendo.
Le soluzioni in materia non sono semplici perché comportano degli oneri finanziari ingenti. Ma a rendere incandescente la materia ci ha messo parecchio del suo il ministro Fornero, la quale non è stata in grado di impostare un percorso di confronto con i problemi e le richieste provenienti da una prospettiva di onerose tutele necessariamente obbligata ad andare ben oltre i primi 24 mesi dall’entrata in vigore della riforma delle pensioni. Ma di questi aspetti abbiamo avuto più volte occasione di parlare, evidenziando - è convinzione di chi scrive - l’esigenza di una soluzione di carattere strutturale all’interno dell’ordinamento previdenziale, non ritenendo sensato logorarsi per alcuni anni nel tentativo di tenere in piedi la facciata di una riforma delle pensioni ritenuta tra le più severe in Europa ed essendo costretti, nel medesimo tempo, a portarsi appresso un bagaglio di deroghe. In sostanza, meglio sarebbe prendersi la responsabilità di una realistica revisione, in senso di una maggiore gradualità, delle regole del pensionamento.
Ci rendiamo conto di quanto sarebbe difficile un’operazione siffatta in un momento come l’attuale (anche se Hollande dichiara di voler tornare indietro rispetto alle modeste riforme realizzate da Sarkozy, senza che si abbiano reazioni particolari). Sarebbe comunque utile accompagnare le iniziative che si potranno adottare in tema di esodati (a cui applicare le previgenti regole) con l’introduzione, in via sperimentale, di una norma-uscita di sicurezza che possa alleggerire la pressione sulla nuova disciplina del pensionamento ed evitare che, magari il prossimo Parlamento sia costretto a una clamorosa marcia indietro, come accadde a suo tempo con lo “scalone” voluto dal ministro Maroni.
L’idea prende le mosse da una norma riposta tra le pieghe dell’ordinamento, assai poco usata, ma tuttora in vigore fino a tutto il 2015, visto che il progetto Fornero non l’ha modificata. Le lavoratrici - sulla base di quanto stabilito nella legge 243 del 2004, ovvero nella riforma Maroni - possono andare in quiescenza - siano esse dipendenti pubbliche o private o lavoratrici autonome - facendo valere 57 anni di età (a cui si sono aggiunte le finestre mobili di un anno o di un anno e mezzo a seconda della natura subordinata o autonoma dell’impiego) e 35 anni di versamenti alla condizione di sottoporre il proprio trattamento pensionistico al calcolo interamente contributivo anche per la quota antecedente il 1° gennaio 1996. Si tratta, com’è noto, di un’opzione facoltativa che potrebbe essere estesa agli uomini e rivisitata con qualche ritocco che riportiamo di seguito.
Secondo la proposta di chi scrive la pensione anticipata potrebbe essere conseguita alle seguenti condizioni: a) in via sperimentale dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, in presenza di un’anzianità contributiva pari a 35 anni, facendo valere un’età, comprensiva del periodo occorrente per l’esercizio del diritto, pari o superiore: a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome; a 59 anni per i lavoratori dipendenti e a 60 per i lavoratori autonomi; b) in via sperimentale dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017, è consentito l’accesso alla pensione anticipata in presenza di un’anzianità contributiva pari a 35 anni, facendo valere un’età, comprensiva del periodo occorrente per l’esercizio del diritto, pari o superiore a 60 anni per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e a 61 per anni per i lavoratori e le lavoratrici autonome; c) nei casi di cui alle lettere a) e b) il trattamento pensionistico è liquidato interamente con il sistema di calcolo contributivo, anche con riferimento all’anzianità contributiva maturata prima del 1° gennaio 1996. Entro il 31 settembre 2017 il Governo trasmette alle Camere una relazione sugli effetti della sperimentazione ai fini di una sua eventuale prosecuzione.
È fin troppo ovvio che ne deriverebbe una penalizzazione economica importante. Ma dovrebbe essere salvaguardata la piena capacità di opzione da parte dei soggetti interessati. Inoltre, se attraverso questa perigliosa scorciatoia si risparmiassero lunghi anni di lavoro, varrebbe sicuramente la pena di continuare a provarci.


Essere esodati

Cosa vuol dire essere 'esodati'
di Enrico Arosio (25 giugno 2012)
«Lavoravo in banca. Nel 2009 mi dissero: fuori, ti diamo il 70 per cento dello stipendio per cinque anni, quando arriverai alla pensione. Ho accettato. Ora invece resto senza un euro». La storia simbolo di Maurizio, 58 anni, fregato prima da Sacconi e poi dai tecnici. 
Maurizio Menghelli. Foto di Giuliano Koren per L Espresso
Maurizio Menghelli.
Foto di Giuliano Koren per L'Espresso
Scottato dal primo sole, t-shirt, calzoni corti, innaffiatoio in mano. Visto così, questo tipo muscoloso che dimostra meno dei suoi 58 anni, davanti all'albicocco del giardino, sembra un tedesco o un orticoltore, o un orticoltore tedesco. Errore. Maurizio Meneghelli di Isola della Scala, paesone tra le risaie e i frutteti a sud di Verona, dove un albergo si chiama Turismo e una pasticceria Desiderio, è stato tutta la vita in giacca e cravatta. Bancario dal 1974, finito il servizio militare, al primo gennaio 2009, quando è entrato in esubero presso la Cassa di Risparmio del Veneto, gruppo Intesa Sanpaolo. Da allora è fuori. Esodato. Più fortunato di altri, come vedremo, ma esodato. (...)
(Leggi tutto l'articolo)



Esodati: una lettera a Bersani

Buongiorno segretario,

si ricorderà di noi, ci siamo visti alla sede del PD ed abbiamo avuto un incontro con i parlamentari che si occupano della questione “esodati”. Ora siamo di nuovo  a scriverle perché le ultime notizie sul nostro problema se da una parte aprono a speranze, dall’altra destano preoccupazione.

Abbiamo seguito in diretta  seduti tra il pubblico le informative alla camera ed al senato del Ministro del Lavoro. Dobbiamo renderle atto che il pressing del PD sul governo ed il suo impegno personale hanno determinato piccoli passi indietro del Ministro e, conseguentemente, un iniziale avanzamento della soluzione al nostro problema.

La distanza, però, tra la soluzione definitiva e per tutti  e le proposte del Ministro resta comunque grandissima, in termini numerici parliamo ancora di circa 280.000 persone ( a voler prendere a riferimento il dato INPS) e non poteva essere altrimenti.

Il Ministro del Lavoro considera il sistema pensionistico come un mero problema di costi e propone, perciò, una riforma che riduce gli anni della pensione ad una sorta di “concessione” che la società fa al lavoro.

Il  risultato ultimo della riforma Fornero è che – dopo una vita di lavoro – viene concessa una pensione a 70 anni, là arriviamo con le aspettative di vita, ti fai 4 anni di pensione giusto per salutare gli amici ed i parenti ed organizzare il tuo funerale (fermo rimanendo l’aspettativa di vita a 74 anni). Non è un bel modello sociale che viene proposto, non è quello che si aspettano i lavoratori e le lavoratrici. Altro è riportare in equilibrio il sistema (riforma Dini del 95), altro è l’accelerazione della riforma Dini introdotta da Damiano (gradualità, protezione dei lavoratori precoci e dei lavori usuranti).

La riforma Fornero si muove in un solco di “accanimento” cominciato dal governo Berlusconi e culminato nella introduzione della finestra di un anno (hai versato i contributi, hai maturato la pensione ma resti un anno senza soldi).

Ma le tesi della Fornero trovano sponda anche in autorevoli esponenti del Partito Democratico come il senatore Ichino. Per quest’ultimo “non si possono pagare 24/30 anni di pensione sulla  base di contributi versati”, viene spontaneo chiedersi e i vitalizi dei parlamentari si possono pagare? E le pensioni d’oro degli alti burocrati di Stato? Ma queste domande che, le assicuriamo, sorgono spontanee nella mente delle lavoratrici e dei lavoratori possono sembrare far parte di quella che viene chiamata l’”antipolitica” (ma non lo sono), perciò quello che noi le diciamo è ma dove sono queste lavoratrici e questi lavoratori che vanno in pensione a 50 anni? Se l’età media del pensionamento in Italia (prima della riforma Fornero) era 58,8 anni? E questa età media era determinata dall’alto numero di lavoratrici e lavoratori che hanno cominciato a lavorare a 17,18 anni o addirittura prima.

Ci scusi la digressione ma noi, oltre ad essere esodati, siamo prima di tutto lavoratrici e lavoratori con esperienza lavorativa ultra trentennale e ci sembra giusto dire la nostra su questo tema.

Ritornando a bomba al nostro problema: cosa non funziona nella proposta degli ulteriori 55.000 da salvaguardare della Fornero?

Sono esclusi tutti quelli che, pure avendo firmato accordi con le aziende prima del 4 dicembre, o hanno ratificato la firma all’UIR o alla DPL dopo quella data (la ratifica della firma  non è questione decisa dal lavoratore, la fai quando ti chiamano) oppure sono usciti dalle aziende dopo il 31/12/2011.

Sono esclusi i lavoratori e le lavoratrici in mobilità che non maturano il diritto entro il periodo della mobilità stessa. Sono esclusi tantissimi contributori volontari per l’introduzione di  condizioni non presenti nel decreto salva Italia. Sono esclusi tantissimi dei Fondi di solidarietà per l’introduzione del limite dei 62 anni (ma i Fondi possono essere obbligati a tenere in carico le persone fino a 62 anni anche se l’accordo sindacale prevede 40/48/60 mesi?). Sono esclusi moltissimi licenziati dalle aziende.

Tutte queste lavoratrici e lavoratori non hanno liberamente scelto di andare in mobilità, di essere contributori volontari ecc..

Sono stati trascinati in questa condizione dalle crisi o dalle ristrutturazioni aziendali ed oggi si trovano a dovere affrontare lunghi periodi senza reddito.

Non crediamo che, in questo momento di recessione grave, con un mercato del lavoro che non riesce ad accogliere le persone ma le espelle, per essi la soluzione possa essere un ritorno al lavoro. Questa soluzione, accompagnata da agevolazioni fiscali e/o contributive e tanto cara all’on. Ichino, potrebbe inoltre “chiudere” la porta al mondo del lavoro a tantissimi giovani, altro che nuovo patto tra generazioni!

Ecco perché le scriviamo, siamo seriamente preoccupati che – una volta sistemati altri 55.000 – il resto venga lasciato a se stesso e senza protezioni di sorta. E scriviamo a lei anche perché, oltre all’impegno del PD e suo personale – noi ci riconosciamo nelle parole dell’on. Damiano: “Non parliamo più di numeri e di tetti: parliamo di diritti dei lavoratori , perché il diritto di andare in pensione con le vecchie regole, per coloro che si trovano nella circostanza di non avere più lavoro e pensione perché sono stati spiazzati da questa riforma, va ripristinato.”.

Siamo ancora preoccupati perché il governo ha preso un impegno a parole, come fece nel dicembre 2011 senza poi intervenire.

Noi le chiediamo cosa garantisce, oggi, che la questione sarà affrontata dal governo?

Noi speriamo che lei voglia incontrarci di nuovo per chiarire queste situazioni, per questo le diciamo fin da ora che verremo di nuovo a farle visita preso la sede del Partito Democratico, certi di essere ascoltati.

Cordiali saluti,
Rete Esodati
Roma, 25/06/2012

Leggi anche su Lavorovivo

lunedì 25 giugno 2012

Parole chiare

Parole chiare sugli esodati.

Guardate il video dell'intervento alla Camera dell'On. Gnecchi del 25-06-2012

Per leggere la parte di testo corrispondente al video clicca qui  (da pag. 36 a 38).

Leggi testo integrale (da pag. 75)

Sportello esodati


Sportello esodati
Presso la sede SLP CISL di Roma, in Via degli Etruschi 3, è attivo tutti i lunedì dalle 15.30 alle 18.30 uno "sportello esodati" per informazioni ed assistenza. L'indirizzo e-mail è: esodatiposte@slpcislroma.it

Lavoro, il via libera entro mercoledì


25 giugno 2012
Lavoro, il via libera entro mercoledì
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Roma - Quella che si apre oggi sarà la settimana decisiva per la riforma del lavoro. Il testo, dopo l’approvazione della commissione Lavoro di Montecitorio, approda in Aula questa mattina alle 11. Dopo la discussione generale, nel pomeriggio si dovrebbe procedere con il voto sulle pregiudiziali. Poco dopo il governo chiederà la fiducia. L’iter alla Camera sarà molto veloce.
L’obiettivo è quello di consentire al presidente del Consiglio Mario Monti di arrivare al Consiglio europeo del 28 con la riforma già approvata. Il tutto sarà possibile grazie all’accordo trovato tra l’esecutivo e i partiti di maggioranza. Accordo che prevede l’intervento urgente su alcune questioni ancora irrisolte: esodati e flessibilità in entrata.
Le garanzie fornite da Monti a Bersani, Alfano e Casini, quindi, consentiranno l’approvazione del testo entro mercoledì. Il governo chiederà al governo quattro fiducie: una per ciascuno degli articoli del testo. Le votazioni inizieranno martedì pomeriggio (dalle 18) e proseguiranno nella mattina di mercoledì. Per accelerare i tempi, inoltre, i gruppi parlamentari avrebbero acconsentito a una sorta di limitazione per quanto riguarda le dichiarazioni di voto. Il via libera definitivo dovrebbe poi arrivare nel pomeriggio di mercoledì.
A questo punto la riforma del lavoro diventerà legge visto che ha superato, senza problemi, la votazione di Palazzo Madama. Entro la settimana, inoltre, dovrebbe essere presentato anche il decreto sulla spending review, una sorta di “manovrina” che sarà approvata al massimo entro l’inizio di luglio, pochi giorni dopo il Consiglio europeo.
L’intervento correttivo del governo potrebbe raggiungere, per il resto del 2012, una cifra che oscilla tra i 7 e i 10 miliardi di euro. I tecnici del ministeri dello Sviluppo e del Tesoro sono a lavoro ma, quasi certamente, le risorse individuate consentiranno di bloccare l’aumento di due punti di Iva previsto a partire dal primo ottobre. Sul testo, però, si concentrerà l’attenzione di Pd e Pdl perché gli interventi promessi da Monti sul lavoro (esodati e flessibilità in entrata) dovrebbero essere inseriti proprio all’interno del decreto sulla spending review.

Serve una... persona che conta

Fornero e esodati: "basta con questo numero"
A Venezia per un convegno, è tornata a parlare della riforma del lavoro il Ministro del Lavoro e dellePolitiche Sociali Elsa Fornero.
Allorquando le hanno sottoposto il tema degli esodati il Ministro ha così risposto: “Abbiamo tutta la determinazione per esaminare il problema con grande attenzione. C’è sempre la richiesta di un numero, e questo numero, siccome ci sono persone ancora al lavoro, non è facile definirlo. Si tratta di trovare delle soluzioni - ha concluso - che siano ispirate a equità e anche a sostenibilità nel tempo”.
L’arduo è definire il numero degli esodati? Perché non s’inizia a contare?
Prima erano 65.000, successivamente dopo il comunicato Inps, aveva sommato altri 55.000 e ora fa marcia indietro dicendo che e difficile dire quanti sono.
Il caos delle cifre scaturisce dalla poca chiarezza del Ministro e dall’insufficiente preparazione con cui si è presentata al tavolo di trattative così delicate, insomma ha peccato di superficialità.
Rammentate sempre che “il fenomeno delle lacrime di coccodrillo che si osserva in alcuni pazienti è da ricondurre a una lesione delle efferenze parasimpatiche della ghiandola salivare: la rigenerazione delle fibre lese avviene in maniera disordinata, così che le nuove fibre, originariamente destinate alla ghiandola salivare, vanno a innervare la ghiandola lacrimale, per cui ogni qual volta si ha uno stimolo gustativo, si verifica il fenomeno della lacrimazione”.[1]
[1] F. Conti, Fisiologia medica, Seconda edizione 2010, Edi. Ermes Milano, p. 479.
(Leggi)

Catricalà: Il problema sarà affrontato nella sua reale dimensione

Catricalà: «Se crolla l’Italia, salta l’euro: nessuno remi contro»
L'intervista/ «Non possiamo stare al governo a dispetto dei santi. Un Monti-bis? Se la maggioranza non tiene, la mossa tocca al Colle»
di Alberto Gentili
Antonio Catricalà
ROMA - Sotto le bordate di Silvio Berlusconi e le fibrillazioni del Pdl, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà non esclude la crisi: «Non possiamo restare al governo a dispetto deisanti». Ma apre all’ipotesi di un Monti-bis: «Decidere le elezioni anticipate è prerogativa del capo dello Stato e non credo vorrà rinunciarvi». E ad Angela Merkel dice: «La questione non è la solidarietà verso un Paese, ma sapere che se crolla l’Italia, crolla l’euro».
Lei è l’ufficiale di collegamento con i partiti, non starà passando ore serene...
«Effettivamente la fase non è facile. Molti provvedimenti sono in cantiere e il Parlamento deve approvare numerose misure. Insomma, c’è un certo affollamento. E presto le Camere avranno ulteriori materie su cui decidere».
Berlusconi sembra remare contro. Monti lavora per salvare l’Italia e l’euro dalla tempesta finanziaria e il Cavaliere propone di tornare alla lira o di cacciare la Germania. Non è di aiuto, non crede?«L’euro è uno strumento importante, irreversibile come ha detto il presidente al vertice con Hollande, Merkel, Rajoy. Non penso ci sia qualcuno che remi contro. Stando ai fatti abbiamo posto ventiquattro fiducie e se Berlusconi avesse voluto davvero remare contro, gli sarebbe bastato negarne una su ventiquattro. Quindi la realtà è diversa da quella che appare. Detto questo siamo qui a fare il nostro lavoro, ma non possiamo restare al governo a dispetto dei santi. Fino a che avremo la fiducia del Parlamento continueremo, quando non l’avremo più ne trarremo le conseguenze».
Il Pdl ha di fatto fissato una verifica subito dopo il vertice europeo di giovedì prossimo. Anche il Pd chiede «risultati». E se non arriveranno?
«E’ sbagliato avere una visione salvifica da fine o rinascita del mondo del vertice europeo. In Europa i cambiamenti non avvengono in modo istantaneo o radicale. I risultati si conseguono con un impegno costante e spesso si procede a piccoli passi. Questo deve essere chiaro a tutti per evitare brutti risvegli. Chiedere all’Europa di fare una repentina inversione di rotta in una sola riunione è chiedere ciò che difficilmente si può ottenere».
Però un aiuto dalle cancellerie europee potrebbe allungare la vita del governo. O no?
«L’Europa e i nostri partner non devono agire per aiutare noi, ma per aiutare se stessi. Solo un’Europa più forte e più unita ha futuro. La questione non è la generosità della Merkel, ma realizzare un meccanismo che tuteli i Paesi virtuosi dalla speculazione finanziaria. Tenendo presente che se crolliamo noi, crolla tutto. E che nessuno intende discostarsi dalla linea del rigore».
Monti aveva chiesto a Pdl, Pd e Udc compattezza per non perdere credibilità sul piano internazionale, i distinguo nella maggioranza arrecano danni?
«Spero di no, anche perché ciò che conta in Europa è il peso e la credibilità del presidente Monti. Ma è chiaro che i mercati guardano anche a quanto è coesa la maggioranza che sostiene il governo».
E si chiedono anche cosa accadrà dopo Monti. Vincerà il fronte anti-euro?
«Questa risposta non spetta a un tecnico, non tocca a noi fare previsioni. L’Italia avrà le sue elezioni e governerà chi avrà la maggioranza».
Berlusconi ora sembra puntare sul voto in ottobre, parla di democrazia sospesa...
«Certe cose le abbiamo sentite anche in passato. Ma come ricordavo, poi nei fatti per ben ventiquattro volte il governo ha ottenuto la fiducia. Nessuno di noi comunque è legato in maniera indissolubile al suo ruolo».
Potreste non dover attendere ancora a lungo per conoscere il vostro destino. Dopo il Consiglio europeo è attesa una resa dei conti nella maggioranza.
«E’ chiaro che la dove ci sono maggioranze difficili come la nostra, una decisione unilaterale può benissimo farci cadere. Se si affermerà l’idea che bisogna andare al voto, noi non potremo farci nulla. Ma se ciò accadrà poi spetterà al presidente della Repubblica decidere le successive mosse: lo scioglimento delle Camere è una sua prerogativa e non credo che vorrà rinunciarvi».
Cosa ne pensa dell’ipotesi di un Monti-bis, con ministri anche politici, sostenuto dal Pd, dall’Udc e dall’ala riformista e meno radicale del Pdl? La maggioranza non sarebbe più omogenea?
«La maggioranza di un governo tecnico è bene che sia la più ampia possibile. Ma anche in questo caso sarebbe necessario un passaggio dal Quirinale e dunque sarebbe indispensabile conoscere l’intendimento del capo dello Stato».
Il Pdl ha chiesto un rinvio per l’elezione dei membri del Consiglio di amministrazione Rai in Vigilanza. Cosa accade?
«La Rai è un’importantissima azienda nazionale che deve avere una sua governance e non la si può lasciare ancora a lungo in una situazione di incertezza».
Tarantola e Gubitosi, designati dal governo presidente e direttore generale, sono però a bagnomaria dall’8 giugno.
«Le dinamiche parlamentari non sempre coincidono con la tempistica del governo. E viceversa. Ad esempio il Parlamento ha fatto prima le nomine dell’Agcom e solo successivamente l’esecutivo ha formalizzato la scelta del presidente. Ciò detto, è ovvio che il governo ritiene che Tarantola e Gubitosi debbano assumere la guida della Rai».
Il governo ha zoppicato sulla riforma del lavoro e sulla questione degli esodati il Pd è andato all’attacco. La colpa è dell’inesperienza o del carattere di Elsa Fornero?
«Non vedo colpe o zoppie. La verità è che si tratta di una riforma di sistema molto importante e molto attesa e naturalmente ha avuto bisogno di una lunga fase di gestazione e di discussione. Noi non vogliamo stressare o soffocare il dibattito. Vogliamo solo un sì a un provvedimento tanto atteso dai mercati e dalle istituzioni europee. Sugli esodati Elsa Fornero ha illustrato chiaramente la situazione, senza alcuna omissione. Il problema sarà affrontato nella sua reale dimensione: per i 65 mila esodati già accertati la copertura c’è, nei prossimi mesi troveremo i fondi anche per gli altri 55 mila che si presenteranno».
Le modifiche alla riforma del lavoro verranno fatte dopo un congruo rodaggio, oppure subito usando il «veicolo» del decreto-sviluppo?
«Questa è materia oggetto di un confronto molto delicato con le forze parlamentari. Lo strumento da utilizzare e la tempistica verrà decisa con loro».
Con la riforma del lavoro scade la vostra mission?
«Ci sarebbe da rispondere: magari. Perché vorrebbe dire che avremmo portato a termine una grande operazione di riforma e di rinnovamento del Paese. Ma ancora molto c’è da fare: dobbiamo implementare e attuare il decreto salva-Italia e la legge sulle semplificazioni con una serie di regolamenti. In più dobbiamo effettuare lo start-up dell’Autorità dei trasporti, completare la delega fiscale e la spending review. A fare i tagli lineari sono buoni tutti, invece noi stiamo cercando dove si annidano gli sprechi per colpire unicamente la cattiva gestione del denaro pubblico senza diminuire i servizi ai cittadini. E speriamo di evitare l’aumento dell’Iva proprio grazie ai risultati della spending review».
Domenica 24 Giugno 2012 - 09:24
Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Giugno - 01:30