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venerdì 30 gennaio 2015

Quante sono le prestazioni liquidate in salvaguardia?

Pensioni/Esodati, ecco quante sono le prestazioni liquidate in salvaguardia

Scritto da 
L'Inps ha aggiornato il report delle procedure di monitoraggio dei lavoratori cd. salvaguardati. Sono circa 100mila le pensioni certificate su un totale di oltre 170 mila posizioni disponibili.
Continuano a salire le pensioni liquidate in regime di salvaguardia. Al 23 Gennaio 2015, afferma l'ultimo report dell'Inps, i trattamenti liquidati sono 64.077 mentre le certificazioni hanno toccato quota 97.996. Parliamo dei lavoratori che, sulla base di specifici provvedimenti legislativi adottati nel corso degli ultimi 3 anni, hanno potuto continuare a fruire, in via eccezionale, delle regole di pensionamento ante-fornero. Sono 170mila i lavoratori che, con sei salvaguardie, l'ultima approvata nell'Ottobre 2014 con la legge 147/2014 possono contare su questa opportunità.
In pratica sino ad oggi sono state liquidate circa un terzo delle posizioni disponibili mentre il numero delle certificazioni rilasciate dall'istituto coprono poco meno del 60% dei posti disponibili (98 mila su 170mila posti).
Dal report emerge come permangano numeri ancora relativamente bassi sulla seconda salvaguardia (Dl 95/2012): le pensioni certificate sono state poco piu' di 17mila mentre il numero di quelle liquidate si ferma sotto le 10mila unità; la capienza complessiva è di ben 35mila posti (effetto della riduzione disposta con la recente legge 147/2014 che ha tagliato di 20mila posti il contingente originariamente previsto per questa salvaguardia). Si tratta, com'è noto, di lavoratori coinvolti in accordi per la gestione di eccedenze occupazionali con l'utilizzo di ammortizzatori sociali sulla base di accordi stipulati in sede governativa entro il 2011.
Stessa situazione si riscontra nella quinta salvaguardia (legge 147/2013) dove a fronte di 17mila posti disponibili le certificazioni si arrestano a 3.294 anche se la maggior parte sono già state messe in pagamento.
Continua invece a registrarsi un deficit di posti disponibili nella quarta salvaguardia, nel profilo dedicato ai lavoratori che hanno fruito nel corso del 2011 dei congedi e/o dei permessi per assistere disabili: l'Inps ha certificato il diritto a fruire della salvaguardia a ben 4.886 persone, quasi il doppio del numero disponibile (2.500). Stante il superamento del limite previsto dalla legge, però, l'istituto ha potuto inviare la certificazione solo a coloro che hanno maturato il diritto a pensione, con le vecchie regole, entro il 31 Ottobre 2012. 

giovedì 29 gennaio 2015

Pensione anticipata 2015-2016: ultime notizie su opzione donna e esodati

Pensione anticipata 2015-2016: ultime notizie su opzione donna e esodati
Scritto da mercoledì 28 gennaio 2015
Una riforma al più presto. Nonostante in questi giorni e in questo mese l’attenzione sia tutta concentrata sull’elezione presidenziale del nuovo primo cittadino d’Italia, prosegue il dibattito sulla riforma delle pensioni. Dopo la bocciatura della Consulta circa l’ammissibilità del referendum abrogativo delle legge Fornero, proposto dalla Lega Nord, è ripresa la dialettica tra politica, parti sociali e categorie di lavoratori al fine di risolvere gli intoppi della riforma Fornero.
Il ministro Giuliano Poletti è nuovamente intervenuto e ha confermato la volontà del Governo Renzi di intervenire  per introdurre una normativa più flessibile.
Regge, per ora, l’emendamento per la proroga opzione donna. Tra gli emendamenti presentati al milleproroghe che hanno retto il primo giudizio di ammissibilità, c’è quello di Sel (emendamento Nicchi 10.09), che riguarda l’estensione dell’opzione donna fino al 2016. Sono passati anche gli emendamenti sulle aliquote contributive delle Partite Iva nella gestione separata e sul regime dei minimi.
Il premier ha comunque affermato di voler portare la riforma al consiglio dei ministri del 20 febbraio. In tale sede gli emendamenti potrebbero essero bocciati se in seduta d’esame di commissione il Governo dovesse dare parere negativo ad una modifica del milleproroghe.
Comitato Opzione Donna in lotta. Ad oggi ancora non è pervenuto all’Inps il parere del Ministero del Lavoro, richiesto dall’Ente per procedere o meno sull’accettazione delle domande 2015. Le lavoratrici interessate non sono rimaste a guardare e hanno creato su Facebook il gruppo “Comitato Opzione Donna”.
Qui aggiornano tutte le iscritte e i sostenitori della loro causa delle varie iniziative intraprese, come l’ultima dell’emendamento presentato dall’onorevole Nicchi di Sel, per una proroga delle tempistiche per l’invio delle domande per il pensionamento anticipato a partire da 57 o 58 anni di età e tre mesi con calcolo dell’assegno secondo il sistema contributivo.
In merito a tale questione l’on. Nicchi ha chiesto un incontro a Tito Boeri, nominato a fine dicembre presidente dell’Inps. Al Parlamento spetterà l’ultima parola ma noi, nei prossimi giorni, daremo parola a chi vive sulle sue spalle questo problema, le donne del Comitato Opzione Donna.
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Esodati liguri a Primocanale

Esodati, continua lo scandalo in attesa di risposte
Primocanale.itPiù di 6mila in Liguria, 49.500 a livello nazionale: sono gli esodati, persone rimaste senza lavoro e lasciate senza pensione. Grazie agli interventi degli scorsi mesi il loro numero è diminuito, ma nonostante le rassicurazioni del Governo il problema non è affatto risolto. Per questo hanno scritto a Matteo Renzi, ma al momento non arrivano risposte.
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mercoledì 28 gennaio 2015

Il buco delle Pensioni a Presa Diretta

Il buco delle pensioni

In onda Domenica 1 febbraio 2015 alle 21:45

- See more at: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-dc8eb861-b078-4fcb-85ac-b8937f9728c9.html#sthash.kZq7qk0B.dpuf
In onda Domenica 1 febbraio 2015 alle 21:45
IL BUCO DELLE PENSIONI

Domenica 1 febbraio ore 21.45 Rai3

A PRESADIRETTA un’inchiesta che racconta tutta la verità sullo stato di salute del nostro sistema pensionistico. C’è un buco nei conti dell’Inps tale da giustificare un allarme sulle pensioni delle future generazioni? E' possibile che lo Stato sia diventato un evasore di contributi previdenziali?
Guarda il PROMO
Un viaggio di PRESADIRETTA nell’universo contraddittorio delle pensioni.
Dalle conseguenze della Riforma Fornero, che ha fuso dentro l’Inps altre Casse Previdenziali, ai vitalizi dei politici, alla cattiva gestione dell’immenso patrimonio immobiliare dell’Inps, agli scandali dei falsi invalidi . E ancora l’ingiustizia delle pensioni d’oro, che puntualmente sparisce dall’agenda politica di ogni governo. Tanto che ancora oggi abbiamo pensionati da 3500 euro al giorno.

Le telecamere di PRESADIRETTA racconteranno come i contributi dei giovani precari tengono in piedi un sistema previdenziale, che non gli darà mai una pensione degna di questo nome.
“IL BUCO DELLE PENSIONI” è un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti e la collaborazione di Marina Del Vecchio.
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martedì 27 gennaio 2015

I Comitati a Renzi: risolvete il dramma degli Esodati!!

Lettera aperta al Presidente Renzi
Risolvete il dramma degli Esodati!!

Al Signor Presidente del Consiglio 
dott. Matteo Renzi
e, per conoscenza
Al Ministro del Lavoro  
Giuliano Poletti 
Ai Presidenti e componenti le 
Commissioni Lavoro di Camera e Senato

Roma 27 Gennaio 2015

Prendiamo atto della sentenza della Consulta che boccia il referendum per l’abolizione della manovra finanziaria sul sistema previdenziale,  predisposta e attuata dal Governo Monti e dal Min. Fornero nel dicembre del 2011, con il consenso di quasi l'intero arco parlamentare.
Visto l’attuale contesto politico-sociale, e stanti le chiare norme costituzionali in merito, ben pochi “esodati” si erano illusi che si sarebbe arrivati al pronunciamento dei cittadini su una fra le più inique, ingiuste e deleterie norme di legge mai approvate dal Parlamento italiano, che non trova similitudini neanche in altri paesi comunitari.
Una manovra con evidenti e chiari profili di incostituzionalità, riconosciuti anche da alte figure istituzionali, sui quali non si è voluto apportare le necessarie e fattibili correzioni.

Una manovra che da una parte ha provocato un diffuso, grave disagio sociale, avendo costretto persone ultrasessantenni ai lavori forzati, bloccato il turn-over nel sistema produttivo italiano e dall’altro avendo causato l’emergenza sociale degli “esodati”.

Sono stati condannati decine di migliaia di cittadini, incluse le rispettive famiglie, alla privazione da qualsiasi reddito per diversi anni. Decine di migliaia di famiglie private del lavoro e della pensione loro procrastinata ad un futuro remoto da un intervento fortemente imposto dall'allora Governo il quale ha stracciato il patto che pure aveva responsabilmente sottoscritto con questi ex lavoratori e lavoratrici.

Un emergenza che si perpetua ormai da 3 anni ed alla quale gli ultimi 3 governi hanno risposto con provvedimenti-lotteria insufficienti a sanare interamente l'iniquità a suo tempo perpetrata.

Esclusi dalle 6 salvaguardie finora approvate, restano ALMENO 49.500 cittadini, come certificato dal Governo in base a dati documentali INPS, resi noti  in risposta alla interrogazione parlamentare dell’On.Gnecchi.

Chi afferma che il dramma degli “esodati” sia stato risolto e che gli “esodati” non esistano, mente sapendo di mentire.

Sulla reale consistenza della platea in questione sono ormai 3 anni che assistiamo ad un indecoroso balletto; nel giugno 2012 INPS li aveva quantificati e certificati in quasi 400.000 che, al netto dei 170.000 salvaguardati dalle 6 “lotterie” sarebbero ora ridotti ad oltre 200.000.  

Se questi numeri sono reali (e come non potrebbero esserlo se in tre anni non sono mai stati smentiti?), tutti costoro, comprese le loro famiglie, resterebbero tuttora a rischio indigenza per  numerosi  anni ancora, a causa della perdurante assenza di reddito. Tale situazione sarà inesorabilmente destinata a perdurare se il loro diritto alla pensione, la cui legittimità discende dal patto a suo tempo stabilito con lo Stato, non verrà ristabilito quanto prima.

La Rete dei Comitati degli Esodati ribadisce la sua ferma intenzione di continuare la mobilitazione dei propri aderenti affinché la corretta ed equa salvaguardia sia garantita a tutti coloro che siano in possesso dei seguenti 2 requisiti (escludendo quindi qualsiasi altro vincolo o lotteria):
  1. Non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che, come esito finale, prevedano il futuro licenziamento.
  2. Maturazione del diritto pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12. 2018.
Nelle prossime settimane saremo di nuovo a presidiare le sedi governative ed istituzionali per ribadirlo per la dodicesima (12a) volta in questi 3 anni di sofferenza!! 
Chiediamo con fermezza e determinazione che Governo e Parlamento procedano sollecitamente ad approvare una 7a salvaguardia, che comprenda ALMENO i 49.500 esodati , attualmente non salvaguardati e certificati da Governo e INPS. Chiediamo un provvedimento d'urgenza, finanziato dai residui dei fondi già stanziati per le precedenti salvaguardie e che risultano ampiamente sufficienti allo scopo, senza alcuna necessità di reperire ulteriori risorse.
Infine, chiediamo con la massima fermezza che queste risorse confluiscano e vengano esclusivamente utilizzate, così come previsto dalla normativa in merito, nel “fondo esodati”, per la loro salvaguardia.
NESSUN “ESODATO” DEVE ESSERE CONDANNATO ALL’INDIGENZA !!!

Presidente Renzi, l'Italia è un Paese da ricostruire, sul quale gravano innumerevoli priorità e, non ultima tra queste, vi è l'urgente necessità di una soluzione per TUTTI gli "esodati non salvaguardati". Se non verrà sanato il “vulnus”del mancato riconoscimento del diritto di questi cittadini italiani ad andare in pensione con le regole previgenti la “riforma”, l'Italia darà conferma di non essere più un Paese democratico e civile, in totale spregio alla sua fondamentale Carta Costituzionale e, in particolare, all'art. 3.
Chiariamo subito che non ci interessano le numerose e confuse ipotesi di soluzione che stanno emergendo da più parti nelle ultime settimane,  che a nostro avviso riguardano la necessaria, prevenzione del formarsi di nuovi “esodati”: i cosiddetti “esodandi”.
Per gli “esodati” lo Stato DEVE ripristinare il patto sottoscritto con loro.
Le chiediamo con fermezza di assumersi, come è in Suo potere e come deve, la responsabilità di sanare, nella forma e nel diritto, la gravissima e violenta ingiustizia compiuta nei confronti degli “esodati” 
 Confidando in un sollecito e positivo riscontro alla nostra legittima richiesta le rinnoviamo la richiesta di incontro più volte inviatale ed alla quale non ha mai risposto.
La salutiamo cordialmente.  
Per la Rete dei Comitati di Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, Esonerati, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele 
Flore Francesco Tel.:  0784 203888 - 3389976878 - comitatiesodatinrete@gmail.com


Leggi anche: Contatto News; Pensioni Oggi; Mediterranews

Furlan: torni la pensione con le quote

Riforma Pensioni, Furlan: torni la pensione con le quote

Scritto da  Bernardo Diaz
La leader della Cisl ribadisce la necessità di intervenire sulla Riforma Fornero per garantire maggiore flessibilità in uscita. Critico il giudizio sulla previdenza complementare colpita dal Governo con la Finanziaria 2015.
Non si può rimettere in discussione la legge Fornero senza gravare sui conti pubblici. Abbiamo ben presenti le compatibilità di bilancio. Ma non meno che l'occupazione giovanile è in forte sofferenza e che il sistema previdenziale oggi è troppo rigido. E' quanto afferma il segretario della Cisl Furlan dalle pagine del quotidiano Avvenire. Occorre invece ripristinare una certa flessibilità in uscita e tener conto che non tutti i lavori, e non tutti i lavoratori, sono uguali: le persone hanno esigenze differenti e a 67 anni è diverso stare seduti a una scrivania o salire su un'impalcatura. Bisogna far sì, perciò, che sia possibile andare in pensione dopo un certo numero di anni di contribuzione, in combinazione a una certa età".
L'ipotesi della sindacalista è di ripristinare, insomma, il sistema delle quote, cioè la vecchia pensione di anzianità. Ma a che livello? La Furlan non fissa soglie specifiche, anche se l'ipotesi di partenza - sostiene la sindacalista - è quella che ha rilanciato il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: cioè la quota 100 con un minimo di 60 anni e 35 anni di contributi. "Questa è la strada a condizione però che a 40 o 41 anni al massimo resti l'uscita indipendentemente dall'età anagrafica e si cancelli quel controverso sistema di penalizzazioni che colpisce oggi solo una parte dei lavoratori". Inoltre, - ricorda la Furlan - si possono incentivare  con contributi figurativi o sgravi fiscali  le "staffette" tra un lavoratore anziano che passa a part-time e un giovane che entra in azienda e impara un mestiere.
L'altro problema che sottolinea la Furlan è la stangata sulla previdenza complementare. La finanziaria 2015 rischia di far danni anche nel campo previdenziale, grazie all'aumento delle tasse sui fondi pensione. "L'impatto della nuova aliquota  balzata in un sol colpo dall'11,5 al 20%  sarà quello di assottigliare l'assegno integrativo nel futuro. Un'assurdità, vista la progressiva magrezza delle nuove pensioni, complice la frammentazione delle carriere, il passaggio al contributivo puro con stipendi in media bassi, il Pil depresso di questi anni.
Colpire la previdenza integrativa non sembra dunque una mossa furba. Basti pensare che tra il 50 e il 60% dei dipendenti privati versa il Tfr nei fondi, proprio per accumulare un tesoretto extra negli anni della vecchiaia. In tutto sono 6 milioni i lavoratori italiani iscritti, uno su quattro. L'effetto della stangata sarà quello di avere pensioni integrative più povere domani (fino al 13% in meno), oppure versamenti più salati oggi ( fino al 12% in più) per mantenere lo stesso assegno futuro. I più penalizzati saranno i giovani.  Renzi aveva promesso di intervenire. Ma la soluzione trovata, non ancora attiva, quella del credito di imposta ai fondi pensione, non sembra poter avere una ricaduta sul lavoratore" .
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Leggi anche: Il Sussidiario e Pensioni, Furlan: bisogna reintrodurre la pensione di anzianità



lunedì 26 gennaio 2015

Esodat in TV stasera

Stasera, durante il programma 
QUINTA COLONNA su Rete 4 dalle 21,15 
ci saranno esodati in collegamento da Milano e Roma parleranno di previdenza in generale e degli esodati in particolare.

"...gli argomenti proposti (integrazione o non integrazione, gestione case popolari e loro assegnazione/occupazione...) sarebbero anche stati degni di una riflessione e di un contributo serio da parte della testata televisiva, e aggiungo io, almeno il secondo può in qualche modo riguardare anche qualche Esodato senza più nemmeno un tetto sotto cui stare magari dopo 37, 38, 39, 40 anni di contributi previdenziali e di tasse interamente pagate senza mai pretendere nulla dallo Stato... ma... NO... COSI' COME E' STATA IMPOSTATA LA TRASMISSIONE... CON UNA CACIARA DEGNA DEI PEGGIORI ATTACCABRIGHE... NO! Angelo (Moiraghi) ED IO DOPO 2 ORE DI CAOS E DI FREDDO NON CE LA SIAMO PIU' SENTITA! Siamo Esodati ma abbiamo e vogliamo conservare una nostra dignità! Metterci la faccia per gli Esodati va bene ma rimetterci la dignità di cittadini ed ex-lavoratori che hanno sempre fatto il loro dovere nei confronti dello STATO... questo NO!! E dopo aver fatto le nostre rimostranze al giornalista che ci aveva invitato (il quale per la verità si è scusato dicendo che anche lui non pensava sarebbe uscita una cosa del genere...) CE NE SIAMO ANDATI!"
A. Perna 

sabato 24 gennaio 2015

Emendamenti al milleproroghe

Riforma Pensioni, nel milleproroghe misure per esodati e opzione donna

Scritto da Redazione
I gruppi di opposizione presentano alcuni emendamenti al decreto legge milleproroghe per chiedere l'estensione della salvaguardia in favore di ulteriori 3.300 lavoratori in mobilità. Chiesta anche l'estensione del regime sperimentale donna per tutto il 2016.
Estendere di ulteriori 3.300 soggetti la salvaguardia previdenziale in favore dei lavoratori collocati in mobilità ordinaria a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011. E' quanto prevedono quattro emendamenti presentati nella giornata ieri al decreto legge milleproroghe in Commissione Bilancio presso la Camera dei Deputati dai deputati Sibilia (M5S), Palese (Forza Italia), Pellegrino (Sel) e Fedriga (Lega Nord) (in calce il testo dell'emendamento). Gli emendamenti, in particolare, intervengono sul comma 1, lettera a) della legge 147/2014 portando da 5.500 a 8.800 il numero dei lavoratori che può beneficiare della salvaguardia previdenziale, cioè delle regole pensionistiche ante-fornero, e spostando al 31 dicembre 2014 (dall'attuale 30 settembre 2012) il termine entro il quale tali soggetti devono aver cessato il rapporto di lavoro.
Per i soggetti in parola resta la necessità di dover perfezionare, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti di età o di contribuzione vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011. Il numero complessivo dei beneficiari passerebbe quindi da 32.100 a 35.400 soggetti.
Con un altro emendamento, poi, Sel chiede la proroga dell'opzione donna di cui alla legge 243/04 sino al 31 dicembre 2016 con l'esclusione dell'applicazione della disciplina in materia di decorrenze del trattamento pensionistico di cui all'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, e della disciplina dell'adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione agli incrementi della speranza di vita di cui alla legge 15 luglio 2011, n. 111.
Per quanto riguarda il settore scolastico un emendamento proposto dal M5S chiede - con una modifica dell'articolo 1 del Dl 90/2014 - il ripristino del trattenimento in servizio biennale per i dipendenti dello Stato appartenenti al comparto scuola, di ogni ordine e grado. In tal caso è data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali, di trattenere in servizio il dipendente in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal dipendente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi.
Altri emendamenti chiedono, inoltre, la rivisitazione al ribasso delle aliquote contributive dovute dalle partite Iva iscritte alla Gestione Separata.
Art. 10-bis.
(Proroga di termini in materia previdenziale).
  1. All'articolo 1, comma 9 della legge 28 agosto 2004, n. 243, sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) al primo periodo, le parole: «fino al 31 dicembre 2015» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2016»;
   b) dopo il primo periodo aggiungere il seguente: «Ai fini di cui al presente comma, il diritto di opzione può essere esercitato da tutte quelle lavoratrici i cui requisiti anagrafici e contributivi, ai fini dell'accesso al regime pensionistico, maturano entro e non oltre il suddetto termine del 31 dicembre 2016, e per le quali viene pertanto esclusa l'applicazione della disciplina in materia di decorrenze del trattamento pensionistico di cui all'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010, e della disciplina dell'adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione agli incrementi della speranza di vita di cui alla legge 15 luglio 2011, n. 111.»;
   c) al secondo periodo, le parole: «Entro il 31 dicembre 2015», sono sostituite dalle seguenti: «Entro il 31 dicembre 2016».
  2. All'onere derivante dalla disposizione di cui al precedente comma 1, pari a 750 milioni di euro fino al 2020, si provvede, fino a concorrenza del fabbisogno, mediante la seguente disposizione: «All'articolo 19, comma 6 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, aggiungere, in fondo, il seguente periodo: “A decorrere dall'anno 2015 l'aliquota è stabilita nella misura del 13,5 per mille.”».
10. 09. Nicchi, Placido, Airaudo, Quaranta, Costantino, Marcon, Melilla.
Art. 1-bis.
(Modifiche alla legge n. 147 del 10 ottobre 2014).
  1. In considerazione del limitato utilizzo, ai fini dell'accesso al pensionamento secondo i requisiti e le decorrenze vigenti prima della data di entrata il vigore dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, delle salvaguardie di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 e decreto ministeriale 8 ottobre 2012; all'articolo 1 comma 231, e seguenti, della legge n. 228 del 2012 e decreto ministeriale 22 aprile 2013; agli articoli 11 ed 11-bis del decreto-legge n. 102 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 124 del 2013; all'articolo 1, commi 194 e seguenti, della legge n. 147 del 2013, ed in considerazione di quanto previsto dal comma 235 dell'articolo 1 della legge n. 228 del 24 dicembre 2012 che istituisce il «FONDO ESODATI» presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono apportate le seguenti modifiche alla legge n. 147 del 10 ottobre 2014:
   a) all'articolo 2, comma 1, la lettera a) è così riformulata: a) nel limite di 8.800 soggetti, ai lavoratori collocati in mobilità ordinaria a seguito di accordi governativi o non governativi, stipulati entro il 31 dicembre 2011, cessati dal rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2014 e che perfezionano, entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilita di cui all'articolo 7, commi 1 e 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, ovvero, anche mediante il versamento di contributi volontari, entro dodici mesi dalla fine dello stesso periodo, i requisiti di età o di contribuzione vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011. Il versamento volontario di cui alla presente lettera, anche in deroga alle disposizioni dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, può riguardare anche periodi eccedenti i sei mesi precedenti la domanda di autorizzazione stessa. Tale versamento può comunque essere effettuato solo con riferimento ai dodici mesi successivi al termine di fruizione dell'indennità di mobilità indicato dalla presente lettera;
   b) all'articolo 2, il comma 6 è così riformulato: «6. I benefici di cui al presente articolo sono riconosciuti nel limite di 35.400 soggetti e nel limite massimo di 43 milioni di euro per l'anno 2014, 220 milioni di euro per l'anno 2015, 383 milioni di euro per l'anno 2016, 368 milioni di euro per l'anno 2017, 339 milioni di euro per l'anno 2018, 249 milioni di euro per l'anno 2019, 159 milioni di euro per l'anno 2020, 70 milioni di euro per l'anno 2021, 17 milioni di euro per l'anno 2022, 5 milioni di euro per l'anno 2023 ed 1 milione di euro per l'anno 2024. Conseguentemente, all'articolo 1, comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e successive modificazioni, gli importi indicati al quarto periodo sono corrispondentemente incrementati degli importi di cui al precedente periodo ed il fondo di cui al comma 235 della legge n. 228 del 24 dicembre 2012 è ridotto di 173 milioni di euro.
   c) Per effetto delle modifiche apportate all'articolo 2 della legge n. 147 del 10 ottobre 2014 il fondo esodati di cui al comma 235, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 è ridotto di 2 milioni di euro per l'anno 2015, 5 milioni di euro per l'anno 2016, 13 milioni di euro per l'anno 2017, 36 milioni di euro per l'anno 2018, 46 milioni di euro per l'anno 2019, 31 milioni di euro per l'anno 2020, 21 milioni di euro per l'anno 2021, 13 milioni di euro per l'anno 2022, 5 milioni di euro per l'anno 2023 ed 1 milione di euro per l'anno 2024.
1. 09. Sibilia, Ciprini, Castelli, Sorial, Caso, Brugnerotto, Cariello, Colonnese, D'Incà.
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Non cessa il dibattito

Riforma pensioni 2015 Renzi, Consulta, esodati e Quota 62: Fornero contro tutti, è il caos
Riforma pensioni 2015 Renzi, Consulta, esodati e Quota 62: l’ex ministro Fornero si sente accerchiato.
Non accenna ad esaurirsi il dibattito in tema di riforma pensioni 2015 e previdenza: la decisione della Consulta che ha optato per l'inammissibilità della Legge Fornero sembra aver contribuito ad imprimere uno scossone decisivo all'intero processo di riassetto del comparto pensionistico, con tutta una serie di attori politici e sindacali ad attaccare pesantemente il provvedimento ratificato dall'ex ministro del lavoro e a rivolgere appelli al governo Renzi affinchè intervenga nell'immediato. A sorprendere e non poco è il tenore delle dichiarazioni di certi esponenti dell'universo politico, che al di là dell'appartenenza a questo o quel partito paiono assolutamente concordi sul da farsi: il no della Consulta deve servire da sprone per un'immediata riforma delle pensioni 2015 che affronti i tanti nodi lasciati insoluti dalla Legge Fornero introducendo adeguati correttivi. A guidare il fronte degli 'interventisti' Matteo Salvini della Lega Nord, stando al quale 'quella della Consulta è stata solo una scelta politica': accerchiato da più parti, l'ex ministro del lavoro Elsa Fornero ha difeso per l'ennesima volta la legge che reca il proprio nome parlando in modo alquanto stizzito del problema esodati. Restando sempre in tema di riforma delle pensioni 2015 c'è infine da segnalare l'intervento del Presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, che rispondendo alle parole del ministro Poletti - 'Dobbiamo intervenire sul fronte della previdenza o rischiamo la nascita di un problema sociale' - ha ribadito la necessità di configurare la cosiddetta Quota 62. 

Riforma pensioni 2015 Renzi, Consulta, esodati e Quota 62: Fornero contro tutti, è il caos - Politica in agitazione, l'ex ministro taglia corto sul problema esodati
Come accennato in apertura, il dibattito in tema di previdenza e riforma pensioni 2015 appare più infuocato che mai. Salvini ha parlato di una Consulta che ha operato 'una scelta puramente politica compiuta per non disturbare il premier Renzi e votata a tutelare una Legge infame', una dichiarazione piuttosto forte che ha suscitato l'indignazione dell'ex ministra Elsa Fornero: 'Le parole di Salvini personalmente mi fanno vergognare, è facile appellarsi alla rabbia di alcuni […] Il problema di questo paese è il lavoro, giovani e donne ma anche i lavoratori che non hanno ancora l'età da pensione devono poter lavorare. Perché a 56, 57 anni non si è ancora in età da pensione' ha dichiarato la Fornero parlando di riforma pensioni 2015 e riassetto della previdenza . 'Sugli esodati che dire, bisogna trovargli un lavoro' ha tagliato corto l'ex responsabile del Welfare, mostrando quasi un certo fastidio nel commentare il dramma di 300mila uomini rimasti senza reddito a causa del suo provvedimento di legge.
Restando sempre alla riforma delle pensioni 2015 ma spostando il raggio prospettico in ottica pensione anticipata bisogna poi rimarcare le parole di Cesare Damiano, sicuro di come si debba perseguire l'ideale di una maggiore flessibilità in uscita. Damiano punta deciso alla Quota 100 ma attribuisce grande rilevanza anche all'ipotesi di prevedere nuove forme di prepensionamento a partire dai 62 anni di età con penalizzazioni crescenti al diminuire dell'età giunti alla quale si opta per l'abbandono dell'impiego, proposta questa contenuta in uno specifico ddl depositato alla Camera diversi mesi fa. A scatenare l'intervento di Damiano le dichiarazioni rilasciate nel pomeriggio di ieri dal ministro Poletti, che ha parlato di possibile problema sociale in assenza di adeguati correttivi sul fronte previdenziale: 'Poletti ha proprio ragione: occorre modificare la legge Fornero, finalmente anche il governo Renzi ha preso coscienza di questo problema' ha commentato al riguardo il leader della Uil Carmelo Barbagallo. Da tempo non si registrava un'unione di intenti così densa, la speranza è che possa finalmente uscirne qualcosa di buono. Se desiderate rimanere aggiornati sui prossimi sviluppi vi invitiamo a cliccare il tasto 'Segui' in alto a destra.
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venerdì 23 gennaio 2015

Notizie dallo sportello esodati di Milano

Antonio Perna
Dopo la chiusura inaspettta dello sportello milanese...


Ciao a tutti! Martedì 27/01/2015 alle ore 09,30, lo sportello esodati si riunisce presso la sede della CGIL in Piazza Segesta 4. invitiamo tutti gli amici che possono, a partecipare.
A. Perna

Damiano (PD) ripropone ricette esodati quota 100

PENSIONI: CESARE DAMIANO RIPROPONE RICETTE ESODATI QUOTA 100 TABELLE
ghiovedì 21-01-2015
Il Presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, dopo l'inammissibilità sentenziata dai giudici della Corte Costituzionale, torna alla carica con le sue proposte, già fatte nelle settimane precedenti, dichiarando che il governo deve comunque attivarsi per una situazione più leggera nei riguardi delle platee pensionistiche dichiarando: 'La Consulta ha ritenuto inammissibile il referendum della Lega sulle pensioni; al di là di questa decisione il tema previdenziale va comunque messo all'ordine del giorno dal governo; la situazione non è più reggibile per le conseguenze che la riforma Fornero ha prodotto.'

Aggiunge continuando: 'In primo luogo, l'eccessivo innalzamento dell'età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro; in secondo luogo il problema dei cd esodati, che non è ancora concluso nonostante il fatto che con sei salvaguardie si sia risolta positivamente la situazione di oltre 170 mila lavoratori, impone una correzione al sistema pensionistico; le nostre proposte sono note: l'introduzione di un criterio di flessibilità a partire dai 62 anni di età e con 35 anni di contributi per consentire l'accesso alla pensione, oppure l'adozione di 'Quota 100'; si tratta di proposte che risolverebbero strutturalmente il problema.' ed aggiunge sottolineando: 'La riforma del 2011 ha avuto due effetti controproducenti sul piano sociale: il primo, è quello di aver creato una situazione esplosiva, a partire dal problema degli esodati, a causa dell'assenza di gradualità nell'innalzamento dell'età pensionistica; il secondo è che andare in pensione di vecchiaia oltre i 67 anni è causa di un sostanziale blocco delle assunzioni; non è difficile immaginare che se i genitori rimangono inchiodati nel posto di lavoro fino a tarda età, i loro figli e nipoti troveranno con maggiore difficoltà una occupazione,', ma l'esimio professore bocconiano economista eccellente Mario Monti e la sua complice, Elsa Fornero, a questi due problemi non hanno proprio pensato sbagliando pure la data dell'anno scolastico e bloccando i Quota96 della Scuola che aspettano da allora la soluzione del loro problema, ovviamente pagati dai contribuenti con stipendi faraonici però una casalinga avrebbe fatto meglio i conti di questi due figuri messi insieme; comunque sono della stessa opinione sia Forza Italia che i pentastellati, i quali richiedono ora con urgenza un pronto intervento per sciogliere questi nodi annosi.

Fonti del Pd non bene specificate affermano che per avere una revisione dell'età pensionabile si
potrebbe presentare grazie a Tito Boeri e la Riforma della Governance dell'Inps che il governo avrebbe intenzioni di iniziare a fine febbraio, ma su il futuro non bisogna mai ipotecare con questi chiari di luna e con il governo che purtroppo abbiamo, oggi si propone e domani salta ogni proposta con la solita malinconica lugubre frase 'mancanza di risorse finanziarie'!
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Arrogante ingiustizia della DTL di Milano

Volentieri diffondiamo quanto scrivono i milanesi


NONOSTANTE LE NORME DELLA VI° SALVAGUARDIA PER GLI ESODATI (L.147/2014) LO PREVEDANO, LA DIREZIONE TERRITORIALE DEL LAVORO DI MILANO (DTL -Mi) NEGA LA SALVAGUARDIA AGLI EX-LAVORATORI MOBILITATI SOTTOSCRITTORI DI ACCORDI INDIVIDUALI/COLLETTIVI DI INCENTIVO ALL’ESODO


lente.jpgLa Legge 147/2014 che definisce i termini della VI° salvaguardia prevede, tra le altre, la deroga ai nuovi requisiti previdenziali introdotti con la “riforma” Fornero per quei “soggetti il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2012 in ragione di accordi individuali di incentivo all’esodo sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle Organizzazioni Sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato; l’accordo di “incentivo all’esodo” compare nella stragrande maggioranza degli atti di conciliazione che prevedono la non impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore in caso di crisi aziendale e della conseguente necessità dell’azienda di procedere alla “messa in mobilità” di un certo numero di lavoratori, e rappresenta la condizione necessaria e sufficiente affinché il lavoratore accetti il licenziamento e la “messa in mobilità”. Il rapporto di lavoro viene quindi risolto, nell’ambito dell’ammortizzatore sociale della “mobilità, ANCHE e SOPRATTUTTO in ragione di tale accordo individuale/collettivo di incentivo all’esodo!


La Direzione Territoriale del Lavoro (DTL) di Milano, interpretando in modo estremamente restrittivo una nota della Direzione Regionale del Lavoro (DRL) della Lombardia che recepisce a sua volta una informativa del Ministero in risposta ad una richiesta della DRL Campana (il quesito, relativo alla 4° salvaguardia e senza alcun riferimento alla VI°, verteva sulla possibilità di poter ricomprendere nella casistica dei “licenziati unilaterali” quei lavoratori che hanno terminato la fruizione della mobilità), in mancanza di ulteriori notificazioni al riguardo da parte del Ministero del Lavoro, ha arbitrariamente deciso, non si capisce in base a quale logica, di considerare non riconducibili ai criteri di ammissibilità alla VI° salvaguardia i lavoratori mobilitati sottoscrittori anche di accordi individuali e/o collettivi di incentivi all’esodo, inviando a questi ex-lavoratori, che avevano fatto domanda di ammissione secondo i criteri previsti dalla lettera c), comma 1, art.2 della legge 147/2014, un “preavviso di diniego” alle domande da essi formulate. La situazione che questi lavoratori vivono da oltre 3 anni (senza lavoro, senza reddito e senza pensione …), in attesa di poter vedere riconosciuto il loro diritto di andare in pensione con le norme previgenti la “riforma” Fornero, era già di per se assurda e foriera di ansia e preoccupazione per il futuro loro e delle loro famiglie, ma ora sta diventando addirittura kafkiana, se si considera che le loro stesse domande fatte per pari posizioni e a pari requisiti per le precedenti salvaguardie (II°, III°e V°) sono state regolarmente “accolte” dalla stessa DTL-Milano che ora le vorrebbe respingere per la VI°.


Al fine di risolvere positivamente la situazione che è venuta a crearsi con l’invio dei “preavvisi di diniego” da parte della DTL-Milano a questi lavoratori e’ stato chiesto l’intervento dei relatori della legge stessa affinchè, attenendosi all’interpretazione autentica delle norme di legge approvate per la VI° salvaguardia, la cui “ratio” è unicamente quella di prolungare di un anno gli effetti derogatori di tutte le posizioni previste nella precedente V° salvaguardia, il Ministero del Lavoro intervenga sulla DTL-Milano per ribadire che le domande degli ex-lavoratori che si trovano in questa posizione devono essere accolte, come già fatto per le precedenti salvaguardie. Non avendo però ancora avuto alcun riscontro da parte del Ministero del Lavoro, in collaborazione con le Organizzazioni Sindacali vengono proposte, da alcuni “Comitati degli Esodati” (affiliati all’omonima “Rete”), iniziative di lotta quali presidi alla sede locale della DTL-MI, comunicati a Giornali e partecipazioni a programmi TV, oltre ad una continua pressione sul Ministero del Lavoro attraverso gli interlocutori istituzionali, al fine di arrivare quanto prima ad una definizione positiva del problema, che è unicamente ristretto all’ambito territoriale di competenza della DTL-Milano, considerato che ci sono riscontri oggettivi sul fatto che altre DTL sparse un po’ in tutto il resto d’Italia hanno già inviato lettere d’accoglimento per le domande inoltrate da ex-lavoratori mobilitati per pari posizioni (lettera C, comma 1, art. 2, L. 147/2014).

giovedì 22 gennaio 2015

Fornero: La mia riforma voto 7

Pensioni Renzi 2015, ultime notizie: Fornero sugli esodati, no pensione anticipata
Riforma pensioni 2015, Poletti sul referendum e Fornero 'La mia riforma voto 7'.
All'indomani del no della consulta al referendum proposto dalla Lega per ripristinare il regime previgente alla riforma Fornero, arrivano i primi nuovi interventi sulle pensioni 2015 del governo Renzi. Poletti invoca ancora una volta la flessibilità, contestato dalla Cantone che intima “basta proclami”. Sul tema della pensione anticipata e sul referendum è intervenuta nuovamente anche la Fornero: ecco le ultime notizie sulle pensioni.
Ultime notizie pensioni 2015: Poletti: “rischio problema sociale”. Catone, “basta proclami”

Nonostante il no della consulta al referendum, la riforma Fornero rimane ancora al centro del dibattito politico sulle pensioni: a rilanciare l'ipotesi di correttivi è ancora una volta il ministro Poletti che ha ribadito la necessità di “strumenti flessibili” come il prestito previdenziale. Per il ministro del Lavoro c'è l'urgenza di intervenire al più presto perché esiste il rischio di un “problema sociale”. Riferimento particolare al problema degli esodati ma senza dare indicazioni precise in merito ai provvedimenti che il governo Renzi ha intenzione di intraprendere. Per far fronte a tale emergenza ha detto, l'ipotesi del prestito pensionistico è sola una delle proposte al vaglio del governo Renzi sulla riforma pensioni 2015.
Sulle dichiarazioni di Poletti, è intervenuto anche il segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone, che ha replicato: “Basta i proclami sulle pensioni. Che bisogna intervenire lo sanno anche i muri”. Ancora una volta, il problema risulta essere la strada giusta da imbroccare e come sempre il nodo principale rimane quello delle coperture finanziarie che già in estate hanno reso vane le speranze degli “appena” 4mila quota 96 beffati nuovamente dopo l'entrata in vigore della legge Fornero. 

Per la Fornero la riforma è “da 7”, il problema non sono le pensioni ma il lavoro

Secondo le ultime notizie, sulle pensioni si è espresso nuovamente anche l'ex ministro Fornero che ai toni duri di Salvini all'indomani del “no” della consulta ha evidenziato che: “è facile appellarsi alla rabbia di alcuni” e in merito alle parole di Salvini “personalmente mi fanno vergognare”. Sugli esodati poi l'ex ministra taglia corto con un laconico “bisogna trovargli un lavoro”. Secondo la Fornero il vero problema sarebbero non tanto le pensioni quanto l'assenza di lavoro e insiste sul fatto che è necessario “impostare tutto sul fatto che possano lavorare i giovani, le donne e anche i lavoratori che non hanno ancora l'età di pensione. Perché a 56, 57 anni non si è ancora in età di pensione”. Per la Fornero dunque bisogna continuare a lavorare, del resto è stata proprio l'omonima riforma a innalzare ulteriormente il limite per l'età pensionabile e accorciare la distanza fra gli scatti per l'adeguamento alla speranza di vita media che incideranno sui requisiti per andare in pensione.
Nonostante le aspre critiche che la bersagliano da anni in merito proprio a tale riforma, ai microfoni di Radio 24 la ministra ha però difeso i provvedimenti adottati accusando l'eccessiva facilità nel dimenticare “che quella riforma ha dato una grandissima mano non solo a uscire dal baratro finanziario nel quale rischiavamo di precipitare, ma ha sottratto un grosso debito alle generazioni future”. E alla domanda dei cronisti su che voto darebbe al proprio operato della contestata riforma aggiunge “io darei un 7”. Se desiderate rimanere aggiornati sulle news relative alla riforma pensioni 2015, vi invitiamo a cliccare il tasto “Segui” in alto
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Poletti e pensioni: "Cambiare Fornero o problema sociale"

Poletti lancia l'allarme pensioni: "Cambiare Fornero o problema sociale"

Per il ministro del Lavoro è necessario introdurre nella normativa previdenziale uno "strumento flessibile" che consenta a chi è vicino alla pensione e ha perso o rischia di perdere il lavoro di andare in pensione
MILANO - ll governo scende in campo sulla riforma delle pensioni dopo il no della Corte costituzionale al referendum abrogativo proposto dalla Lega Nord. Sul tema è quindi intervenuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti secondo cui è necessario introdurre nella normativa previdenziale uno "strumento flessibile" che consenta a chi è vicino alla pensione e ha perso o rischia di perdere il lavoro di andare in pensione. Secondo il ministro in assenza di interventi sulla riforma Fornero rischiamo di avere "un problema sociale".Sulla riforma della legge Fornero sulla previdenza - ha detto Poletti a margine di un convegno alla Luiss - "il tema è posto. Noi sappiamo che esiste un problema che riguarda in particolare quelle persone che sono vicine alla pensione e che nella situazione attuale di difficoltà hanno perso o possono perdere il posto di lavoro e non hanno la copertura di ammortizzatori sociali sufficiente fino a maturare la pensione. Credo che qui uno strumento flessibile che aiuti queste persone a raggiungere i requisiti bisognerà sicuramente produrlo perché diversamente avremo un problema sociale".
Poletti non ha anticipato quali potrebbero essere gli interventi del governo, ma alla domanda se l'ipotesi possa riguardare il prestito previdenziale, ovvero la possibilità di andare in pensione in anticipo avendo un piccolo taglio sulla pensione, ha detto che è una delle molte ipotesi allo studio. Proprio martedì scorso la Corte Costituzionale aveva dichiarato inammissibile il referendum per l'abrogazione della legge Fornero in materia di pensioni: il quesito era stata proposto dalla Lega Nord. Il governo, comunque, interverrà per modificare la riforma Fornero sulle pensioni solo dopo aver approvato i decreti di attuazione del Jobs Act.

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Leggi anche: Reuters