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giovedì 20 luglio 2017

Cumulo pensionistico, come si vanifica una conquista di equità

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17/07/2017

Claudio Visani Giornalista, scrittore, blogger.

Governo, Inps e Casse professionali uniti per vanificare la conquista di equità rappresentata dalla norma sul cumulo pensionistico gratuito, inserita nella legge di bilancio approvata dal Parlamento a fine 2016. Sembra questo il leitmotiv della serie di prese di posizione, iniziative e incontri sul tema, compreso quello previsto per oggi, lunedì 17 luglio, tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e le Casse previdenziali dei professionisti; un vertice che dovrebbero precedere di poco l'annunciato decreto interpretativo del governo sulla materia.

"Fatta la legge trovato l'inganno", recita un vecchio detto italico. La legge è quella sul cumulo gratuito dei contributi previdenziali che dal 1 gennaio 2017 dovrebbe consentire a centinaia di migliaia di lavoratori che hanno avuto carriere lavorative spezzettate con versamenti a enti diversi (Inps e Casse autonome, gestioni principali e gestioni separate) di poter cumulare tutti i periodi al fine della maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata (ex anzianità). È una legge giusta e sacrosanta, che in teoria dovrebbe permettere di cancellare la vergognosa norma sulle ricongiunzioni onerose dei contributi introdotta dal governo Berlusconi nel 2010 che per 6 anni ha costretto chi aveva versato a enti diversi a doversi ripagare i contributi, spesso al quadrato e con cifre da capogiro, per poter conquistare il diritto alla pensione. Una vera e propria norma estorsiva di Stato, definita dall'ex ministro del lavoro Cesare Damiano, ora presidente della Commissione lavoro della Camera, "un delitto contro la persona".

L'inganno è quello portato avanti sottotraccia e mai in modo esplicito dalle casse professionali autonome (ingegneri, architetti, commercialisti, medici, veterinari, avvocati, ragionieri, geometri, geologi, psicologi, consulenti del lavoro, giornalisti), che prima hanno ostacolato in ogni modo l'introduzione della norma sul cumulo gratuito, poi, con l'assist di una discutibile circolare Inps, hanno sostenuto che si può applicare solo con i criteri peggiorativi della legge Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi per avere diritto alla pensione anticipata, oppure 66 anni e 7 mesi per poter accedere a quella di vecchiaia) e non con quelli più vantaggiosi riservati ai propri professionisti iscritti (per i giornalisti, ad esempio, il regolamento dell'Inpgi prevede dal 2017 come requisito minimo 38 anni di contributi e 62 di età). Laddove invece i criteri sono peggiori rispetto alla Fornero (ad esempio l'età pensionabile più alta dei 66 anni e 7 mesi), le regole delle Casse valgono.

Paradossi italiani sulla pelle dei pensionandi. L'autonomia delle casse professionali e i diritti degli iscritti vanificati dagli interessi di bilancio. Tanto che si è cominciato a fare circolare stime disastrose del presunto effetto cumulo sui conti delle singole casse autonome, dovuto al maggior numero di pensioni che gli enti dovranno erogare nel breve-medio periodo e al minor gettito delle ricongiunzioni onerose, che sono state in questi anni la gallina dalle uova d'oro degli enti privatizzati.

Dicono - le casse - che il governo ha sbagliato i conti, che per il 2017 la copertura finanziaria per l'applicazione del cumulo è di appena 100 milioni di euro a fronte di un "buco" previsto di due miliardi di euro. Solo per l'Inarcassa degli ingegneri e degli architetti, il maggior esborso dovuto all'uscita lavorativa anticipata di 65-66mila professionisti sarebbe di 550 milioni di euro. Aggiungono che quel "buco" lo deve coprire lo Stato, pena il default degli Enti privatizzati. Parlano di "bomba a orologeria", di un "dossier riservato" tenuto "sotto traccia" dal governo. E arrivano a insinuare che, dal momento che le risorse statali non ci sono, si sarebbe alla "disperata ricerca di un cavillo" per far saltare o comunque per rendere inapplicabile la norma sul cumulo gratuito.

Questa sarebbe la ragione per cui, finora, solo l'Inps si sia esposta con una circolare applicativa, in attesa di un intervento dei Ministeri del Lavoro e dell'Economia che disciplini la materia sull'applicazione del cumulo per i liberi professionisti. Un'interrogazione sul tema del senatore Giorgio Pagliari (Pd) è in attesa da mesi di una risposta. Nei giorni scorsi ne è stata presentata un'altra dal senatore Giuseppe Marinello (Alternativa Popolare).

Ma l'onorevole Maria Luisa Gnecchi, vice di Damiano in Commissione lavoro e principale artefice della battaglia per cancellare le ricongiunzioni onerose ed estendere il cumulo gratuito a tutte le categorie, alle gestioni separate e anche alle pensioni di anzianità, dice che le casse stanno creando un allarmismo ingiustificato.

La storia del presunto buco nei conti è una idiozia ed è anche del tutto fuori luogo - dice -, questi sono enti privatizzati, perché mai dovrebbe essere lo Stato a dare le coperture finanziarie?. La verità - aggiunge - è che le Casse sono sempre state contrarie al cumulo e ora che c'è stanno cercando di rallentarne l'applicazione. Certo, c'è bisogno di una interpretazione del Ministero che chiarisca quali sono i criteri per l'accesso al cumulo dei professionisti, e penso che presto arriverà. Certo, le casse devono adeguare i propri regolamenti, chiarire quali sono i requisiti richiesti ai propri iscritti per andare in pensione col cumulo. Ma in attesa di una regolamentazione complessiva basterebbe che ciascun ente erogasse la propria parte della pensione pro-quota al maturare dei rispettivi requisiti in vigore: quelli della Legge Fornero per gli iscritti all'Inps, quelli dei regolamenti delle diverse Casse autonome per i professionisti.

L'onorevole Gnecchi annuncia che si sta lavorando in Parlamento a una risoluzione per le Casse che non si adeguano. Ma è una posizione in controtendenza rispetto alle mosse del governo e degli istituti previdenziali. Mentre centinaia di migliaia di lavoratori che avevano accolto con un grande sospiro di sollievo la conquista di equità del cumulo, restano sulla graticola.
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domenica 16 luglio 2017

Sacconi: riforma Fornero costata 20 miliardi di euro

Pensioni news, riforma Fornero costata 20 miliardi di euro. Ecco cosa ha detto SacconiPensioni news: bisogna cambiare la Legge Fornero. Per Sacconi è costata fino ad oggi 20 miliardi di euro tra salvaguardie, Ape Social e altre misure di flessibilità.

Anna Maria D'Andrea 15 luglio 2017 · 

Pensioni news, riforma Fornero: per Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, è da ripensare l’attuale sistema previdenziale perché dalla sua entrata in vigore ad oggi il Governo ha dovuto tirar fuori quasi 20 miliardi di euro per provvedimenti in deroga.
Si pensi alle salvaguardie degli esodati o alle recenti news sulle pensioni anticipate, l’Ape social e la Quote 41per i lavoratori precoci. Secondo le ultime notizie per Maurizio Sacconi durante la fase 2 della riforma pensioni è necessario rivedere profondamente quanto previsto attualmente dalla legge Fornero.
Secondo le ultime notizie pubblicate da Maurizio Sacconi sul blog www.amicimarcobiagi.com il sistema previdenziale disegnato dalla “riforma lacrime e sangue”, quella a firma Fornero, è fin tropo rigido e un sistema disegnato in questo modo penalizza le pensioni e lo Stato, costretto a deroghe puntuali - come l’Ape social, le salvaguardie degli esodati e la pensione anticipata per i precoci.
Sono stati spesi dallo Stato quasi 20 miliardi di euro e a scanso di ulteriori novità in tema previdenziale a pagarne le conseguenze saranno anche i giovani. Ecco quali sono le ultime news sulla riforma pensioni e cosa ha detto Sacconi sulle novità che bisognerà discutere in sede di trattativa
Pensioni news, riforma Fornero costata 20 miliardi di euro. Ecco cosa ha detto Sacconi
Le ultime news in tema di pensioni arrivano da un post pubblicato da Maurizio Sacconi per chiedere un appello al Governo: cambiare la riforma Fornero per introdurre un sistema pensionistico meno rigido.
20 miliardi di euro di flessibilità sono troppi per un Paese che, come testimoniato dalle ultime novità in tema di pensioni e dalle news sugli scarsi fondi per Ape social e pensione anticipata ai precoci, ha ben poche risorse in Bilancio da destinare alla previdenza.
Secondo le ultime news sulle pensioni la riforma, nella fase 2 della trattativa tra Governo e sindacati, si sta muovendo su questa linea, tra richiesta di proroga per l’Opzione donna e agevolazioni per i giovani. Inoltre quello che viene richiesto su più fronti è di inserire, tra le novità in materia di pensione con la prossima Legge di Bilancio 2018, incentivi alla previdenza complementare.
Ed è sulla stessa linea che si muove anche il pensiero di Sacconi: nelle novità della fase 2 della riforma pensioni è necessario disegnare un sistema previdenziale flessibile, dove il risparmio complementare abbia un ruolo maggiore e dove la pensione venga modulata sulla base delle esigenze di ciascuno.
E, riprendendo una delle news più scottanti degli ultimi giorni in tema di pensioni, il primo punto su cui intervenire per evitare che la riforma Fornero faccia altri danni è un rallentamento dell’aumento per l’età pensionabile.
Pensioni news, ecco cosa ha detto Sacconi sulla riforma Fornero
Un quadro chiaro di quali sono le opinioni politiche e le news in tema pensioni riportiamo il post pubblicato da Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, nel suo blog:
“Il ripensamento della riforma Fornero è ormai indispensabile tanto nella dimensione congiunturale dei lavoratori già adulti all’atto della sua approvazione, quanto in quella strutturale dei più giovani che avranno percorsi lavorativi discontinui, alternati anche a fasi meritevoli come procreazione, cura, formazione.
D’altronde la rigidità del suo impianto è stata dimostrata dai provvedimenti di deroga che nei soli ultimi tre anni hanno richiesto coperture per quasi 20 miliardi per cui il Governo non può rifiutare ora il confronto.
Fermo restando il vincolo della sostenibilità finanziaria, si tratta di ipotizzare nell’immediato un rallentamento dell’aumento dell’età di pensione e nella prossima legislatura una correzione del sistema affinché, grazie allo sviluppo dei due pilastri, diventi più flessibile tanto in termini di contribuzioni quanto di prestazioni.
Dovremo soprattutto incentivare fiscalmente e promuovere culturalmente il risparmio previdenziale e i versamenti volontari, sostenere i comportamenti socialmente meritevoli, rendere duttili, oltre una base minima, le età di pensione.
Il futuro modello di welfare dovrà essere personalizzabile, ovvero adattabile ai bisogni di ciascuna persona in ciascuna fase di vita.”
Articolo originale pubblicato su Money.it



Esodati e opzione donna: la Cgil chiede la proroga

Pensioni 2017, esodati e opzione donna: la Cgil chiede la prorogaLa Cgil pronta ad avanzare una nuova proposta sulla proroga delle misure previdenziali per donne ed esodati.
di Domenico Ferlita Esperto di Lavoro
Curato daVinicio Marchetti
13 luglio 2017
Continuano i dibattiti sul fronte previdenziale ed è atteso per oggi il nuovo confronto fra il Governo Gentiloni e le parti sociali che si dovrebbe articolare sulla seconda fase della previdenza. Anche se si attende la pubblicazione del decreto attuativo sull'Ape volontario e il conseguente avvio della Fase 2 dell'accordo siglato dai #sindacati a Palazzo Chigi, si inizia a parlare delle questioni irrisolte dopo l'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2017. Si tratta della cosiddetta previdenza complementare, dell'assegno di garanzia, della proroga del regime sperimentale donna e del riconoscimento dei lavori di cura ai fini previdenziali per le lavoratrici.
Non è escluso, però, che potrebbe aprirsi una parentesi anche per l'estensione del meccanismo di Quota 41 [VIDEO]ad una platea più ampia di beneficiari visto che la nuova manovra ha escluso la maggioranza di lavoratori che nonostante abbiano alle spalle una lunga carriera contributiva non hanno avuto ancora la possibilità di anticipare l'uscita.

La Cgil chiede una proroga delle misure per donne ed esodatiIntanto, la Flc-Cgil guidata da Roberto Ghiselli interviene chiedendo all'esecutivo una proroga per il regime sperimentale donna[VIDEO]oltre ad una revisione dell'ottava misura di salvaguardia a favore degli esodati rimasti esclusi nei precedenti provvedimenti di tutela. Come riporta Urban Post, infatti, il coordinatore dell'area welfare Nicola Marongiu e lo stesso segretario confederale della Cgil Ghiselli: "occorre evidenziare l'esigenza di un ulteriore intervento per gestire le ultime situazioni aperte, tenendo conto che le risorse utilizzate sono state notevolmente inferiori a quelle preventivate", hanno spiegato.

Attesa la riapertura della Fase 2
E' fissato per oggi 13 luglio, l'incontro fra le organizzazioni sindacali e il Governo per discutere la proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil oltre alle altre questioni da riaprire con con la cosiddetta Fase 2. Si tratta di alcuni interventi che potrebbero salire sul treno della prossima Legge di Stabilità, il cui cantiere verrà riaperto nel prossimo autunno. Nel mirino dei sindacati, anche lo stop all'innalzamento dell'età pensionabile dovuto all'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita.
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martedì 11 luglio 2017

Report INPS sull'ottava salvaguardia

Ottava Salvaguardia Esodati, metà domande respinteReport INPS aggiornato sulla lavorazione delle domande di ottava salvaguardia esodati: metà istanze respinte, soprattutto fra i lavoratori in mobilità.
Barbara Weisz - 10 luglio 2017

Il numero di domande di adesione all’ottava salvaguardia esodati accolte dall’INPS è sensibilmente più basso rispetto a quello delle istanze accolte, con una percentuale di rigetto più elevata per i lavoratori in mobilità o trattamento speciale edile: in tutto, su 34mila 22 domande presentate, l’INPS ne ha lavorate 28mila 714. Di queste, sono 12mila 353 le istanze accolte e 16mila 361 quelle respinte (in pratica, quasi la metà rispetto alle 34mila presentate).

Sono ancora giacenti 5mila 508 domande, mentre sono state già liquidate 3mila 398 pensioni.

Il contingente di lavoratori fra cui è più alto il dato relativo alle domande respinte, come detto, è quello della mobilità, che in base all’ottava salvaguardia esodati dovrà coprire 11mila persone. Sono arrivare più di 14mila 600 richieste, di cui poco meno di 4mila hanno avuto esito positivo, contro 7mila 800 domande respinte.

Ricordiamo che l’ottava salvaguardia esodati è prevista dall‘articolo 1, comma 214, della legge 232/2016, tutela 30mila 770 lavoratori (sono arrivate oltre 34mila domande), e riguarda le seguenti tipologie di lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione dopo la legge Fornero:
11mila collocati in mobilità o trattamento speciale edile a seguito di accordi governativi o non governativi stipulati entro il 31 dicembre 2011, oppure, in mancanza di accordi, da aziende cessate o interessate dall’attivazione di procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria o amministrazione straordinaria speciale). La cessazione dall’attività lavorativa deve essere avvenuta entro il 31 dicembre 2012 e il diritto alla pensione va perfezionato entro 36 mesi dalla fine della mobilità;
9.200 prosecutori volontari autorizzati entro il 4 dicembre 2011, con almeno un contributo volontario al 6 dicembre 2011, che maturano la pensione entro il 6 gennaio 2019;
1.200 prosecutori volontari, sempre autorizzati entro il 4 dicembre 2011, che non hanno contributi accreditati entro il 6 dicembre 2011, ma che ne abbiano almeno uno, derivante da effettiva attività lavorativa, compreso fra il 1° gennaio 2007 e il 30 novembre 2013, con maturazione della pensione entro il 6 gennaio 2018;
7.800 cessati dal servizio che perfezionano i requisiti utili alla decorrenza del trattamento pensionistico entro il 6 gennaio 2018;
700 in congedo per assistere figli con disabilità grave che perfezionano il requisito per la pensione entro il 6 gennaio 2019;
800 a tempo determinato cessati fra il 2007 e il 2011, non rioccupati a tempo indeterminato, che maturano la pensione entro il 6 gennaio 2018.

In tabella, l’aggiornamento INPS al 3 luglio 2017:

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Slitta la pensione in caso di contribuzione mista

Esodati, Slitta la pensione in caso di contribuzione mistaLunedì, 10 Luglio 2017
Scritto da Franco Rossini
L'accesso all'ottava salvaguardia slitta per i lavoratori che hanno contribuzione mista, cioè versata nel FPLD e nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e coltivatori diretti, no gestione separata). Nei loro confronti continua ad applicarsi la regola della cumulabilità gratuita della contribuzione versata tra tali gestioni prevista dall'articolo 20 della legge 613/1966 e dall'articolo 16 della legge 233/1990 a patto però che il lavoratore accetti la liquidazione della pensione secondo le regole previgenti previste nelle gestioni autonome. Che, come noto, richiedevano un requisito contributivo e/o anagrafico superiore rispetto al FPLD e l'applicazione di una finestra mobile di 18 mesi.

La questioneL'ottava salvaguardia comporta, come noto, il beneficio dell'ultrattività della normativa pensionistica ante fornero nei confronti dei lavoratori che maturano i requisiti dopo il 31 dicembre 2011 che si trovino in determinati profili di tutela tassativamente individuati dalla legge (qui i dettagli). Per quanto riguarda la pensione di anzianità nello specifico dal 1° gennaio 2016 e sino al 31 dicembre 2018 la pensione di anzianità, poteva essere perfezionata con il quorum 97,6 per la generalità dei lavoratori dipendenti unitamente ad un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 di contributi (quindi le combinazioni possibili sono 62 anni e 7 mesi di età e 35 di contributi oppure 61 anni e 7 mesi e 36 di contributi) o 98,6 per gli autonomi unitamente ad un minimo di 62 anni e 7 mesi di età fermo restando sempre il requisito di 35 anni di contributi (quindi ad esempio le combinazioni possibili sono 63 anni e 7 mesi e 35 di contributi o 62 anni e 7 mesi e 36 di contributi). Più una finestra mobile di 12 mesi per i dipendenti e di 18 per gli autonomi.

I lavoratori che hanno contribuzione mista (cioè in parte nel FPLD ed in parte nelle gestioni speciali) possono tuttavia cumulare gratuitamente e d'ufficio tale contribuzione al fine di guadagnare il predetto requisito contributivo (35/36 anni di contributi). In tal caso occorre perfezionare i requisiti previsti per i lavoratori autonomi e scontare un'attesa di 18 mesi per ottenere il primo rateo con il rischio, pertanto, di uno slittamento del pensionamento o addirittura di una fuoriuscita dalla salvaguardia, ove la decorrenza della pensione venga a collocarsi dopo il 6 gennaio 2018 o il 6 gennaio 2019 (a seconda del profilo di tutela).

Le soluzioniPer ovviare a queste conseguenze è possibile provare la strada della ricongiunzione presso il FPLD della contribuzione versata nelle gestioni autonome (con il pagamento però di un onere economico per il trasferimento) ma solo se il lavoratore abbia prestato attività di lavoro dipendente per almeno cinque anni immediatamente precedenti alla domanda di ricongiunzione; in alternativa il lavoratore deve valutare la fattibilità di un riscatto o di una prosecuzione volontaria della contribuzione nel FPLD in modo da ragguagliare il requisito contributivo minimo (35/36 anni di contributi) con la sola contribuzione da lavoro dipendente. Evitando così la liquidazione della pensione a carico delle gestioni autonome ed anticipando così l'uscita.

Discorso analogo per quanto riguarda i cd. quarantisti cioè coloro che accedono alla pensione di anzianità con i vecchi 40 anni di contributi. In questo caso c'è una sola differenza: in caso di liquidazione della pensione con il cumulo in oggetto il requisito contributivo è sempre di 40 anni ma si allunga la finestra mobile da 15 a 21 mesi. Si rammenta che la facoltà di cumulo in questione è limitata alla sola contribuzione versata nel FPLD e nelle gestioni autonomi dei lavoratori commercianti, artigiani e coltivatori diretti; non interessa la gestione separata o altre gestioni della previdenza obbligatoria come ad esempio il pubblico impiego.

domenica 9 luglio 2017

Opzione Donna e Quota 41: 'Ora serve agire'

Pensioni, Opzione Donna e Quota 41: 'Ora serve agire'
Ultime notizie riforma pensioni ad oggi 8 luglio: l'onorevole Walter Rizzetto rilancia la sfida per Opzione Donna e Quota 41 per i lavoratori precoci.

Di Alessandro Anastasi Esperto di Tv e Gossip
Curato da Domenico Camodeca
8 luglio 2017

La settimana che si sta chiudendo è stata molto importante sul fronte #Pensioni. Ad oggi, sebbene non ci siano novità sostanziali, si può affermare con certezza che in Commissione Lavoro alla Camera si stia cercando di percorrere una strada comune per affrontare temi quali #Opzione Donna e #quota 41. A chiarire quello che, da qui in avanti, sarà il percorso condiviso, è stato Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d'Italia, attuale vice-presidente della commissione presieduta da Cesare Damiano (Pd), in occasione della presentazione dei dati raccolti dopo l'indagine conoscitiva, con la relazione finale dell'onorevole Maria Luisa Gnecchi (Pd).

Rizzetto: "Ora serve agire"L'attesa è terminata, ora serve agire.
E' questo il senso del breve discorso che Rizzetto ha tenuto nelle ultime ore, dando poi parola alla collega Maria Luisa Gnecchi per concludere l'appuntamento a cui hanno preso parte diverse persone, politiche e no, tra cui Ghiselli, quest'anno segretario confederale della Cgil, presente al primo confronto sulla fase 2 tra Governo e Sindacati [VIDEO], tenutosi questa settimana. Le parole di Walter Rizzetto fanno capire come le richieste per la proroga di Opzione Donna al 2018 e la quota 41 per i lavoratori precoci possano nell'immediato futuro trovare nuova forza all'interno del tavolo di discussione della riforma pensioni. Queste le dichiarazioni del deputato di Fratelli d'Italia: "Ora serve agire. Io penso che questo sia un incontro importante che cerchi di stabilire una strada condivisa, trasversale, perché io penso che un diritto debba essere sempre trasversale, non esistono bandiere politiche.
E penso che anche i nostri compagni di viaggio in questo contesto siano assolutamente pronti", riferendosi ai componenti della Commissione Lavoro della Camera, tra cui appunto Cesare Damiano e Maria Luisa Gnecchi.
Riforma Fornero, nuovo appuntamento per la fase 2 martedì
In questo senso, un primo segnale potrebbe arrivare al termine del secondo confronto sulla fase 2 della riforma delle pensioni tra Governo e sindacati previsto per la giornata di martedì 11 luglio, ad una settimana esatta di distanza dal primo incontro, definito interlocutorio da parte del segretario confederale della Cgil Ghiselli. Martedì prossimo potremo realmente valutare la "forza" dei sindacati, chiamati ad imporre al governo un ampliamento dell'agenda, includendo di fatto Opzione Donna e Quota 41, con l'obiettivo di trovare la quadra dopo diversi anni di rinvii e silenzi. 

giovedì 6 luglio 2017

Anche gli esodati oggi in piazza

Pensioni anticipate precoci e esodati ultime novità: manifestazione il 6 /7
Ecco cosa si chiede con la manifestazione di domani 6 luglio a Roma per abolire la legge Fornero e per garantire le pensioni anticipate.


Le ultime notizie sulle #Pensioni, sui precoci e sugli esodati [VIDEO] di oggi si riferiscono alla manifestazione che si terrà il 6 luglio 2017 a Montecitorio a Roma per protestare contro il Governo e difendere le pensioni e i diritti sociali. La manifestazione, promossa dal CONUP-Coordinamento Nazionale Unitario Pensionati vedrà presenti anche gli esodati e probabilmente alcuni rappresentati di altre categorie come i lavoratori #precoci e chi chiede quota 41 e l'Opzione Donna.

Ultime novità Pensioni anticipate e precoci: le richieste alla manifestazione degli esodatiIn un post sul gruppo 'Riforma Pensioni: parliamone', Claudio Ardizio ha spiegato le motivazioni del presidio e cosa chiedono gli esodati i precoci e gli altri lavoratori [VIDEO] con criticità.

Riportiamo di seguito i punti salienti, eccoli:
Gli esodati immolati sull’altare del risparmio previdenziale appartenevano ed appartengono solo al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti che era ed è un fondo in attivo e in equilibrio. Bisogna attuare la soluzione strutturale definitiva per gli esodati.
Si parla di riduzione di cuneo fiscale e poi si vogliono ridurre i contributi e non le imposte. Da notare che con il sistema contributivo se si versano meno contributi si percepiranno pensioni più basse
Il tasso di sostituzione e cioè il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultimo stipendio si aggira mediamente tra il 70 e l’80%. Ciò significa che il neo pensionato deve ridimensionare il suo menage famigliare. Ma le mancate o parziali rivalutazioni hanno in termini reali ridotto le pensioni nette del ceto medio del 30 % negli ultimi 20 anni e del 10% negli ultimi 10, anche per l’aumentata pressione fiscale sulle pensioni stesse. Pertanto vogliamo una volta per tutte che si abbandoni l’idea di ricalcolare le pensioni con il metodo contributivo. Da considerare quanto incida sul reddito del pensionato la spesa sanitaria dopo i 70 anni per chi non gode di esenzioni. La riforma Dini volle salvaguardare coloro che avevano già maturato una alta anzianità contributiva proprio perché non avevano più tempo per prepararsi psicologicamente e praticamente a riprogrammare il loro futuro da pensionati . Ora si vorrebbe addirittura dare un taglio a quelle in essere
Si affronti in maniera definitiva e semplificata il problema del cumulo, totalizzazione e ricongiunzione per chi ha versato contributi in casse previdenziali diverse.

Queste le direttive del CONUP più altri comitati, tra cui quello degli esodati che domani sarà in Piazza a Montecitorio dalle ore 10 alle 13 per protestare.
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lunedì 3 luglio 2017

La pensione dopo 7 anni di proteste

Carpi, riceve la prima pensione dopo sette anni di proteste 

Tiziana Nasi, 64 anni, esodata e pagata in nero, era finita in un limbo normativo «In giugno mi sono stati accreditati i primi 840 euro: non riuscivo a crederci»di Serena Arbizzi

3 luglio 2017

CARPI. Tiziana Nasi ce l’ha fatta: dopo sette anni di proteste il 21 giugno scorso è riuscita a percepire la prima rata della pensione. Un risultato tutt’altro che scontato, ma, anzi, molto sofferto.

Tiziana, 64 anni, fa parte di quel limbo normativo in cui si trovano gli esodati, con una posizione ulteriormente complicata: ha lavorato “in nero”, ma senza ricevere alcun compenso, in un locale di Migliarina che le ha ventilato il miraggio di un contratto stabile, che poi non si è mai concretizzato. Quando ha denunciato il suo caso all’Ispettorato del lavoro, sperando di trovare una soluzione, si è vista sospendere la pensione fino al 2020 e si è ritrovata sola, senza un reddito e senza pensione per avere denunciato il suo impiego “in nero.”

Così Tiziana, residente in via Santachiara, separata con un figlio, ha dovuto sopravvivere per ben sette anni senza né uno stipendio, né la pensione.

«Fino a qualche anno fa lavoravo in una ditta di moda che poi ha chiuso. Sono andata in mobilità, poi però ho dovuto cercare una nuova fonte di reddito - racconta Tiziana - Ho lavorato nel locale di Migliarina per circa un mese e mezzo: i titolari a più riprese mi hanno promesso che prima o poi avrebbero regolarizzato la mia posizione. Poi, vedendo che non arrivavano né soldi né contratto, sono andata all’Ispettorato del lavoro per denunciare il mio caso. La pratica è andata avanti e il locale è stato multato per non avere versato i contributi per il periodo in cui ho lavorato in nero. Contemporaneamente, alla fine del 2014, l’Inps mi ha comunicato che la mia domanda di pensionamento era stata accettata nella categoria degli esodati. Una settimana dopo mi è arrivata un’altra lettera, questa volta dell’Ispettorato del lavoro: hanno accertato che ho lavorato nel locale per un mese e mezzo. La ditta, pertanto, è stata sanzionata e, allo stesso tempo, ho ricevuto la convalida di un mese e mezzo di contributi per un lavoro a tempo indeterminato. Questo attraverso un intricato percorso burocratico con il quale l’Ispettorato ha dovuto sostituirsi al datore di lavoro assumendomi a tempo indeterminato. Questo, se da un lato ha regolarizzato un periodo di contributi, dall’altro mi ha fatto sospendere la pensione al 2020, perché esodata».

Dopo le enormi difficoltà di questi anni, Tiziana ha visto la luce in fondo al tunnel.

«Finalmente, grazie all’interessamento dell’onorevole Marialuisa Gnecchi e di Davide Baruffi, e grazie alla firma del decreto con cui le persone nate nel 1952 possono andare in pensione un po’ prima, ho potuto accedere al mio diritto alla pensione - prosegue Tiziana - il 21 giugno scorso ho percepito la prima rata di pensione con 840 euro. Devo ringraziare anche il Comune che in questi anni mi ha messo a disposizione il bando anticrisi con cui ho potuto tirare un po’ di sollievo». Tiziana ha accettato di raccontare il suo caso inizialmente per denunciare la difficile situazione degli esodati e ora per sottolineare che, come insegna la sua esperienza, c’è speranza che si possa trovare una soluzione».